L’esistenza vissuta per sottrazione
Il segno meno di un “Futuro remoto”

Dopo più di un anno di timori e clausure, le persone sentono l’urgenza di rispettare i propri desideri, di lasciarsi andare ai lati piacevoli della vita. Quello che però ha reso evidente il dibattito sulla certificazione verde è che entrambi i lati, quelli d’accordo e quelli contro, riflettono sulla propria libertà nei termini di accesso agli spazi di consumo.

È come se non si riuscisse più a considerare il tempo libero come un momento al di fuori del capitale: l’intera esistenza è attraversata dal discorso economico, alle fasi di produzione di valore (lavoro) si passa a quelle in cui questo valore viene dissipato (consumo). In tutto questo, è possibile osservare la logica dell’uomo bruto, che vede il piacere solo in termini di accumulo di tensione e dispersione della stessa. Come se la vita oscillasse dall’erezione alla eiaculazione, senza attraversare mai una fase simbolica, in cui il proprio bisogno fisico possa trasformarsi in desiderio di entrare in comunione con l’altro.

Il poeta Francesco Ottonello nella sua opera di esordio Isola aperta (2020) aveva cercato di rappresentare le difficoltà del mondo contemporaneo di aprirsi all’altro. Ad appena un anno di distanza, le sue riflessioni proseguono in tale direzione con la nuova raccolta, Futuro remoto, presente nel Quindicesimo quaderno italiano di poesia contemporanea della Marcos y Marcos. A tal proposito, risulta interessante la seguente poesia:

Durante la danza di bioluci delle lucciole
una specie copia l’altra per finirla.
la photuris seduce imitando i bagliori
delle femmine per attirare i maschi
luce inganno, per mangiare le prede.
quell’inganno, che tu dici dell’uomo
vivo in tutto l’universo animale
per riprodursi rifarsi del male

anche tu cercherai un fascio di luce
intorno a un pianeta, per registrare
embrioni in chissà quali lontani alberi
sospesi al riparo da un predatore

Se nella prima raccolta Ottonello immergeva il lettore in scene di vita quotidiana, in Futuro remoto si viene proiettati in un tempo distante: da come appare evidente dal titolo, la visione temporale espressa dalla raccolta non è quella cristiana, di tipo lineare, bensì quella greca, circolare, dove spingersi troppo in avanti può significare tornare inesorabilmente molto indietro.

L’Ottonello antropologo della prima raccolta diventa qui etologo, volendo così studiare l’interazione tra individui su un piano più profondo perché più bestiale. Le lucciole mostrano come il desiderio dell’altro possa essere sfruttato per trasformare l’individuo in preda. Una logica crudele che sfrutta il desiderio di amore della vita per creare gerarchie tra individui, instaurando il feroce rapporto preda/predatore. La prima parte della poesia sembra rappresentare il “remoto”, l’esistente vissuto con angoscia che spinge il poeta a creare o almeno a immaginare il proprio nuovo mondo. E quest’ultimo fa capolino dopo il tratto che divide in due la poesia. Dalla dimensione animale si passa a quella vegetale: gli alberi rappresentati sono figure paradossali, poiché anziché estendersi verso l’alto, come di norma, risultano sospesi e quindi tendenti verso il basso. Questi alberi del futuro, da ricercare in pianeti lontani, sembrano fuggire la luce, cioè quell’elemento che nella prima parte della poesia poteva trasformarsi nel migliore dei casi in legame d’amore, nel peggiore in inganno mortale.

Il “futuro” rappresentato dopo il trattino è un nuovo mondo senza più predatori, ma al prezzo della rinuncia della tensione verso la luce. Si intravede una nuova forma di vita che non si basa più sulla visione come principio dell’attrazione, ma si orienta verso una dimensione più ctonia. La nascita non più frutto di una lotta di Venere, ma di un riposare in se stessi, di un tendere verso la visceralità della terra. Il trattino di Ottonello, alla luce di quanto appena detto, si rivela per ciò che è: un segno meno. L’esistenza si fonda sulla sottrazione: a ogni elemento positivo corrisponde un tributo di sangue, alla luce della prima parte corrisponde un’esistenza feroce e violenta. Alla sicurezza della seconda corrisponde l’allontanamento dalla luce, un rinchiudersi in una dimensione vegetale, riparata ma chiusa. Il nuovo mondo di Ottonello non è presente nei suoi versi, ma nel conflitto tra i mondi descritti, nell’ossimoro che pesa nello spazio bianco che divide “futuro” da “remoto”.