Il ritorno di Don Chisciotte e il fascino eterno di Nureyev

Avevamo conosciuto Rudolf Nureyev a Spoleto, era il 1964, era il protagonista del balletto Raymonda, quel salto partendo da dietro il palcoscenico, la sua entrata è stata vista dal pubblico con lo stupore di chi all’improvviso osserva un essere sospeso nell’aria. Una delle sue caratteristiche più formidabili: restare sospeso nell’aria. Ed era entrato subito nel cuore di tutti, uscendo a fine spettacolo con quella rosa tra i denti.

Uno dei balletti che amiamo di più è il Don Quichotte, musiche di Ludwig Minkus, coreografie di Petipa. Miguel Cervantes aveva scritto El ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha nel 1605. Nel 1868 il coreografo francese Marius Petipa, maestro del balletto del teatro imperiale di San Pietroburgo, è incaricato di realizzare un nuovo balletto, il Don Quichotte. L’argomento ripreso dal secondo volume del romanzo di Cervantes è incentrato sugli amori tra Kitri (Quiteria) e il barbiere Basilio più che sulle avventure di Don Quijote e Sancho Panza. Aloisius Ludwig Minkus era un compositore austriaco che fu dal 1871 al 1886 primo compositore di balletto ai teatri Imperiali di San Pietroburgo.

Volando con i danzatori

Sarà Nureyev a cambiare molti anni dopo la coreografia che diventerà la versione di riferimento. Nel 1966 Rudolf Nureyev mette in scena la sua versione del balletto alla Vienna State Opera Ballet, con la musica di Minkus adattata da John Lanchbery. Vedere un balletto, un balletto con bravi ballerini, bella coreografia, è sempre una fantastica avventura, ci si lascia trascinare, avvincere, sedurre. E Nureyev che acquista velocità e poi salta con un piede sopra all’altro e per un momento interminabile accavalla velocissimo i due piedi restando incredibilmente in aria, quel movimento eterno e fragilissimo nell’aria, ti trascina all’entusiasmo, al miracolo. E si crea quel sottile legame con i danzatori, siamo con loro a volare e saltare nell’aria, trascinati, tanto che alla fine si prova persino stanchezza anche se non si è nemmeno sollevato un piede da terra. E la magia si ripete.

Anche al teatro dell’Opera di Roma a fine anno 2022 (dove è venuto spesso Nureyev anni fa) si sono vissuti momenti molto coinvolgenti, ancora con il Don Chisciotte. Non la versione di Nureyev ma quella di Laurent Hilairie, il coreografo che riprende la versione originale che aveva già presentato all’Opera di Roma nel 2017. Aveva iniziato la sua carriera come ballerino dell’Opera di Parigi, collaborando con molti teatri del mondo. Aveva lavorato anche con Nureyev, che lo aveva designato Etoile dopo averlo visto nel balletto Il Lago dei Cigni. In seguito diventa maestro di ballo all’Opera di Parigi e collabora con Nureyev per la messa in scena del Don Chisciotte nella versione del ballerino Russo.

Nel 2017 era diventato direttore di danza al famoso Teatro Accademico di Musica Stanislavski e Nemirovich-Danchenko di Mosca. Si è dimesso nel febbraio 2022 in seguito alla aggressione russa all’Ucraina. Da Maggio è direttore del Balletto Statale Bavarese.

L’entusiasmo del Teatro di Roma

Tra gli interpreti del Don Chisciotte a Roma due ballerini che hanno letteralmente trascinato il pubblico all’entusiasmo. Con il loro dinamismo, la loro rapidità, la loro grazia, la loro forza fisica, la loro tranquillità e il loro virtuosismo. Lui, Osiel Gouneo, si è formato a quella grande scuola di ballerini classici che è il Ballet Nacional de Cuba all’Avana. Presto emigrato per poter ballare in grandi compagnie internazionali. Di una tecnica raffinatissima, di una agilità e di una forza straordinari (e le due ultime cose non sono affatto in contraddizione). Sempre sorridente, è uno dei ballerini che fanno sembrare tutto semplice e quasi ovvio per la leggerezza e la flessuosità del suo ballare in aria.

Lei, Jana Salienko, nata a Kiev, dolcissima e però anche lei forte e determinata, una coppia molto affiatata, ha avuto il primo incarico al Donetsk Ballet ed è poi diventata prima ballerina all’Opera di Kiev. E’ andata via dall’Ucraina anni fa anche per lei per ballare nelle grandi compagnie. Una ballerina Ucraina, un ballerino Cubano, musica Austriaca, un balletto inventato da un coreografo francese (con un occhio a Rudolf Nureyev). Al teatro dell’Opera di Roma, la fine dell’anno 2022. Mentre sulle bombe lanciate sull’ Ucraina qualcuno in russo ha scritto “Buon Anno”). L’evoluzione umana ha fallito, verrebbe da dire. E non sarebbe la prima volta… Un balletto sull’amore che coinvolge e commuove, cui hanno concorso tante persone di tante lingue, origini, e tecniche diverse. Un messaggio potente, senza parole.