Il rincaro di Sky vale 200 milioni. E l’antitrust tace

Arrendersi o perire!”. Sembra appartenere più al linguaggio militare degli inizi del secolo scorso che a quello del marketing commerciale dei giorni nostri la lettera che Sky ha indirizzato ai primi di agosto ai suoi 4 milioni e settecentomila abbonati italiani.
La tv di Murdoch usa una forma molto confidenziale e dà del tu ai suoi telespettatori ma soltanto per lanciare un ultimatum: “Per continuare a garantirti un servizio completo e sempre più innovativo, in un contesto competitivo in forte evoluzione, a partire dal 1° ottobre l’importo del tuo abbonamento sarà calcolato e fatturato ogni quattro settimane e non più su base mensile con un conseguente incremento del costo dell’abbonamento pari all’8,6% su base annua”.
Poi, se proprio non credi alla bontà dell’aumento, per “maggiori informazioni puoi consultare la pagina sky.it/infofatturazione”.
Siccome siamo dei consumatori abbastanza testardi riproponiamo il quesito affidato pochi giorni fa alla pagina Facebook di Strisciarossa.it.
Un gestore monopolista può imporre un aumento quasi del 10% a milioni di persone, dicendo: “Se non ti sta bene, te ne vai”?
Sky parla, inoltre, di “Un contesto competitivo in forte evoluzione” (lo stesso argomento con cui sta cercando di “trascinare” la sua redazione romana a Milano, sempre con l’ultimatum: “Arrendersi o perire”), ma qual è questo contesto se la Champions League, ad esempio, ancora per il 2017-2018 è di Mediaset Premium, per cui i tifosi di Napoli (fin dai preliminari), Juventus e Roma – se vogliono vedere le partite di Champions League – devono acquistare da Mediaset un altro abbonamento?
Insomma la fatturazione ogni 4 settimane (per 13 mesi l’anno) e il conseguente aumento dlel’8,6% a quali benefici per i clienti della tv satellitare corrisponde? Sicuramente porterà benefici alle casse di Sky visto che questo semplice ritocchino farà guadagnare 200 milioni in più senza nulla in cambio.
Visto che è difficile che il monopolista risponda ai clienti della pay tv, sarebbe il caso che l’Antitrust – che già si è interessata all’argomento delle bollette telefoniche e delle tariffe televisive – si pronunci prima del 1° ottobre prossimo, quando l’ultimatum lanciato agli abbonati avrà lasciato sul terreno un bel po’ di vittime.