Il Principe e il suo mondo:
viaggio nelle canzoni di De Gregori

Se scorriamo i titoli delle canzoni in coda al volume, elencati alfabeticamente, troveremo probabilmente un capolavoro quasi ad ogni lettera: la A di Atlantide, la B di Bufalo Bill, la C di Compagni di Viaggio, la D di Due Zingari e via continuando… Stiamo parlando delle opere del “Principe“, definizione coniata a suo tempo da Lucio Dalla ed unica veramente gradita al diretto interessato.

Francesco De Gregori, classe 1951, uno dei massimi nostri cantori, personaggio popolare ed amato dagli italiani, spesso sfuggente in passato e molto più disponibile nella maturità, non amava dover “spiegare” le sue canzoni, spesso gloriosamente ermetiche, comunque accettate nel significato che ognuno di noi amava trovare in esse: dal mendicante con cappello ai barattoli di birra disperata, dalle gelaterie di lampone che fumano lente alla enorme donna bianca in mezzo al mare. Per molti di quelli come me, che lo hanno sempre amato incondizionatamente, vedere arrivare negli ultimi venti anni nel mondo dell’editoria alcuni volumi dedicati a lui ed alle sue canzoni, è stato un piacere sommo ed anche un po’ morboso.

Un modo di entrare ancora di più nel suo mondo, nelle sue storie, nei suoi pensieri. Anche di comprendere meglio il senso di tante sue creazioni, da quelle più famose ad altre meno note. Se un senso c’è e se si vuol dare, perché dietro l’angolo troviamo sempre Niente Da Capire, a togliere motivazioni a qualsiasi domanda. L’artista è libero di esprimersi come crede, non deve spiegazioni. E poi ne ha passate tante nella sua storia, se ricordiamo i momenti dei processi politici durante i concerti degli anni ’70, la tensione da tagliare col coltello. Enrico Deregibus, già autore nel 2003 di una importante biografia del maestro (così non gli piace tanto essere chiamato), opera poi arricchita ed integrata nel 2015, torna sul luogo del misfatto ed affronta ancora la materia viva dei testi di Francesco De Gregori. Se nell’opera precedente c’era quasi un percorso autobiografico, con tanti racconti del protagonista curiosi ed originali, qui c’è la sistematica analisi di ogni canzone, disco per disco. Da Theorius Campus del 1972 con Antonello Venditti a De Gregori canta Bob Dylan – Amore e furto del 2015. Opera corposissima, tutti i testi riportati ed un commento per ognuno, con spazi molto ampi all’analisi dei brani più importanti. Il maniaco appassionato se lo legge tutto ascoltando ogni brano, magari in una settimana ininterrotta di clausura.

A parte gli scherzi, un libro da sfogliare ed approfondire progressivamente, scegliendo un brano che ci piace ed andando a leggere che storia c’è dietro, secondo l’analisi di Deregibus e con il conforto delle parole di De Gregori. Per scoprire i significati reconditi della ricerca dell’Egitto, la storia del biglietto scaduto, il destino dello sposo di Alice, la capra sulle montagne di Hilde, la memoria di Luigi Tenco, la livida vicenda politica sul Canale di Sicilia o l’antimilitarismo militante contro il Generale. Un mondo, quello di Francesco, affascinante, misterioso, potente, coerente, a volte crudo ed a volte più poetico della poesia. Partito da lontano, dagli anni ’70 del Folk Studio ed ispirato dal modello di Bob Dylan. E giustamente approdato, quasi 45 anni dopo, alle canzoni di Dylan stesso tradotte in italiano. A sottolineare una appartenenza comune ed una fedeltà ad una linea tracciata nel tempo, nell’idea condivisa del senso della canzone e del suo libero messaggio. In una storia che speriamo vada ancora avanti per un bel po’ di tempo.