Il ponte di Piano e gli insulti di chi non lo voleva senatore a vita

Celebrato in tutto il mondo, Renzo Piano è quell’architetto e prima ancora uomo gentile che ha progettato il nuovo Ponte San Giorgio, appena inaugurato a due anni dal crollo del Morandi e dopo 10.100 ore di lavoro. Genova si ricuce e riunisce con una via d’aria e cemento che vola sul Polcevera grazie anche a lui, figlio della città pronto a rispondere alla chiamata, misurato nei sì e nei no, un architetto-padre di strutture (dall’auditorium romano al Beaubourg al commovente Centro Culturale Tjibaou in Nuova Caledonia, sulla baia di Noumea) intimamente pensate per gli uomini.

Il ponte Morandi di Genova, com’era…

L’ultima, un segno di speranza per l’Italia, l’ha accompagnata al varo così: “Bisogna dare un significato a quello che si fa, anche se nessuna delle opere fatte dall’uomo è destinata a durare così a lungo. Certe cose però possono durare solo se sono amate, accudite, oggetto di affetto. Soltanto così si può resistere nel tempo”.

Rammendare il Paese

Amare, accudire. È detto tutto, visto ciò che è successo a Genova il 14 agosto 2018 per dannata incuria. Ha aggiunto: “Tutta l’Italia ha bisogno di un lavoro di ricucitura e di rammendo per strade, ferrovie, ponti, ospedali. Servono rammendi idrogeologici, sismici, riforestazione, manutenzione. Un grande progetto come questo sarebbe ossigeno direttamente in vena al nostro Paese, meraviglioso e trascurato”.

Renzo Piano è senatore a vita dal 30 agosto del 2013 e in Senato lavora per far avanzare queste sue idee. Chissà se oggi, dopo questo successo ideativo, tecnico e ingegneristico italiano che porta la sua firma, si vergogneranno un po’ i protagonisti della povera cagnara destrorsa che sette anni fa venne aizzata nel nostro cortile politico in polemica con la nomina sua e di Claudio Abbado, Carlo Rubbia e Elena Cattaneo. “Nomine politiche”, abbaiavano, a sostegno di un governo non amico (a Palazzo Chigi sedeva, malfermo, Enrico Letta, ennesima conferma dei versi di Ungaretti: “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”).

Cagnara destrorsa

Trascurando il solito Gasparri, c’è da ricordare – a perenne memoria della consistenza bronzea di certe facce – l’iniziativa partita allora dai senatori di Forza Italia Lucio Malan e Maria Elisabetta Alberti Casellati (chi? l’attuale presidente del Senato? E sì) che in Giunta delle elezioni sollevarono la questione della “sussistenza dei requisiti previsti per la convalida dei senatori a vita, chiedendo un rinvio per l’acquisizione della documentazione necessaria”. Perché mai, di grazia? Perché “non sono emersi elementi sufficienti ad identificare gli ‘altissimi’ meriti scientifici della Prof. Cattaneo ne’ gli ‘altissimi meriti sociali’ attribuiti a tutti e quattro”.

Letto bene? Piano, Abbado, Cattaneo e Rubbia meritavano un supplemento d’indagine. Al centrodestra facevano migliore impressione altri curricula. Delibiamo al riguardo donna Daniela Garnero di Cuneo già coniugata Santanché: “Sono molto rammaricata e profondamente dispiaciuta per l’unico che doveva essere nominato senatore a vita e non lo è stato, ovvero Silvio Berlusconi. Sarebbe stato il migliore e la persona con più titoli e più meriti”. In effetti Carlo Rubbia, tanto per ricordare uno dei quattro, aveva ricevuto solo il Nobel per la Fisica, mentre Silvio l’1 agosto dello stesso anno, giusto pochi giorni prima delle nomine dei senatori a vita, era stato condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione a quattro anni per frode fiscale. Cos’è mai un Nobel di fronte a una fresca patente di pregiudicato? Misurato come sempre, Matteo Salvini aveva inquadrato da par suo le nomine di Renzo Piano & C.: “Una presa per il culo per gli italiani che fanno sacrifici. Dobbiamo tagliare, faticare e risparmiare, e Napolitano ha la bella idea di inventarsi altri quattro stipendi a vita. Che li paghi lui”.

In Italia si deve esercitare sempre la memoria. Per non dimenticare le tragedie. E neanche il tragicamente ridicolo.