Il piano inclinato verso un possibile confronto nucleare in Europa

La Finlandia neutrale dai tempi della Guerra Fredda e la Svezia neutrale da due secoli bramano la Nato. L’arciputiniano Dmitry Medvedev vicepresidente del Consiglio di Sicurezza ribatte: “A questo punto il Baltico non potrà più essere una regione denuclearizzata”, ovvero: vi piazziamo dei missili nucleari a Kalinigrad. Putin esibisce un superfallo balistico intercontinentale, denominato RS-28 Sarmat o Satan II. E riferimenti al Belzebù occidentale non mancano mai nelle prolusioni del patriarca di Mosca Kirill: dopo un atteggiamento missilistico norcoreano, una spolverata di Grande Satana modello ayatollah mancava proprio. Così, tra sortite spesso fuori misura del segretario della Nato Stoltenberg all’indirizzo della Cina e bombardamenti a pioggia russi in Ucraina,  si alimenta in modo esponenziale sulla scena europea quel processo tossico fitto di accuse e controaccuse in atto da anni (EuroMaidan uno degli snodi cruciali). Con progressivi scivolamenti su un piano inclinato che appaiono tragicamente inarrestabili.  Fino al bivio: allargamento del conflitto o pace armata? Alcuni punti per far parlare solo cifre e fatti.

Gli arsenali nucleari

Le armi nucleari americane sul suolo europeo sono passate dalle 480 del 1996 alle 180 di oggi. Sono dislocate in Belgio, Turchia, Olanda, Italia (Aviano in provincia di Pordenone e Ghedi nel Bresciano). La Nato, fin dal ’96, ha sostenuto di “non avere alcuna intenzione, nessun piano e nessun motivo per dispiegare armi nucleari sul territorio dei nuovi membri né alcuna necessità di cambiare qualsiasi aspetto della postura nucleare”. Nel maggio del ’97, la Nato ha firmato a Parigi il Founding Act con la Russia: nessun nuovo membro Nato avrebbe mai ospitato armi nucleari. L’alleanza in seguito ha continuato a espandersi, nel ’99 sono entrate Polonia, Cechia e Ungheria. Allora era presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, che nei giorni scorsi sul Corriere ha singolarmente giustificato con lo scenario attuale una decisione di ventitré anni fa: l’ingresso nella Nato di Polonia, Cechia e Ungheria ha scongiurato un’invasione russa, ha sostenuto. Solo che ai tempi la Russia non aveva alcun atteggiamento ostile verso l’Occidente, anzi.

A oggi, comunque, nessuna delle ex repubbliche sovietiche entrate nell’Alleanza ospita armi nucleari. Una “minaccia strategica” (cfr Putin) sotto il profilo dell’atomica di fatto non c’è, ma si è assistito a un riarmo forte a guida americana. E il polacco Jarosław Kaczyński, presidente del partito Diritto e Giustizia al governo, ha recentemente dichiarato a un quotidiano tedesco: “Se gli americani ci chiedessero di piazzare le loro armi nucleari sul nostro territorio, noi saremmo pronti a farlo. Sarebbe una mossa che rafforzerebbe in modo netto la deterrenza nei confronti della Russia”. Kaczyński ha precisato che l’idea “non è stata discussa” né con Washington né in sede Nato, ma secondo lui “lo scenario potrebbe cambiare presto”. Nota a margine: la Polonia è la prima potenza per spesa militare nell’Europa orientale e ventunesima al mondo con 10 miliardi e 860 milioni di dollari (cifre del 2009).

La Russia atomica

La Federazione Russa (dati 2020) è quarta al mondo per spese militari: 61 miliardi di dollari (con un Indice di sviluppo umano Isu che la colloca al 52º posto, vedi nota). Gli Usa (sempre dati 2020) hanno investito 778 miliardi in spese militari. Stesso anno: il 2,36 per cento del Pil mondiale se n’è andato in armi, per una cifra complessiva di 84,71 migliaia di miliardi di dollari. Secondo i dati 2022 del Sipri, l’Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma, la Russia ha 6225 testate nucleari, gli USA 5550, seguono seguono Cina (350), Francia (290), Regno Unito (215, Pakistan (165), India (156), Israele (90) e Corea del Nord (40). Dopo l’annessione del 2014, la Russia ha progettato di schierare armi nucleari anche in Crimea. Nel febbraio scorso in Bielorussia si è votato in un referendum per consentire la modifica dell’articolo 18 della Costituzione in modo da permettere il posizionamento di armi nucleari sul suo territorio, violando il Memorandum di Budapest del 1994 (garanzia della sovranità e dell’integrità territoriale di Minsk in cambio del completo disarmo nucleare a Urss collassata. Il Memorandum era stato approvato anche dall’Ucraina che aveva restituito le sue testate nucleari d’epoca sovietica a Mosca).

Nato extralarge

Il portavoce del Cremlino Peskov ha oscillato tra due letture dell’eventuale allargamento Nato a Svezia e Finlandia. Prima  ha sostenuto che non avrebbe rappresentato per la Russia una minaccia esistenziale tale da portare l’uso di armi nucleari. Poi si è riallineato con toni non durissimi: un ulteriore allargamento della Nato non contribuirà certo alla sicurezza nel continente europeo. Il ministro degli Esteri Lavrov, dal canto suo, ha escluso l’utilizzo di armi nucleari sul teatro ucraino. Il Cremlino contesta la disapplicazione degli accordi di Helsinki del’75 per ciò che riguarda il concetto di “sicurezza indivisibile”, ribadito nel ’94 alla Conferenza della Organizzazione per la Sicurezza in Europa: gli Stati partecipanti “rimangono convinti che la sicurezza è indivisibile e che la sicurezza di ciascuno di loro è indissolubilmente connessa con la sicurezza di tutti gli altri. Essi non rafforzeranno la loro sicurezza a scapito della sicurezza di altri Stati. Essi perseguiranno i propri interessi di sicurezza conformemente allo sforzo comune volto a rafforzare la sicurezza e la stabilità nell’area della CSCE e al di là di essa”. In sostanza, la Nato è, per la Russia, un’Alleanza militare che si è ingrandita al punto da squilibrare l’assetto europeo.

Il Baltico ha paura

Guardate la cartina. L’exclave russa di Kalinigrad, qualora entrassero nella Nato Svezia e Finlandia si troverebbe circondata da Paesi dell’alleanza atlantica. Nessuno dei quali ospita armamenti nucleari. Ma presto – realizzando l’ipotesi di Medvedev – potrebbe ospitarli Kalinigrad, dove già c’è un grande accumulo di missili a lunga gittata e sistemi d’arma poderosi in grado di supportarli. Tra la Bielorussia e Kalinigrad intercorrono 104 chilometri lungo la storicamente tormentata frontiera tra Polonia e Lituania. Si chiama Corridoio Suwalki.  Riguardate la cartina. Se la Russia facesse percorrere quei 104 chilometri dal suo esercito, controllando così il “Suwalki Gap”, taglierebbe fuori dall’Europa Lituania, Lettonia ed Estonia. Kusti Salm, ministro della Difesa estone: “Ora siamo una penisola. Diventeremo un’isola. Per capire quanto la Russia rappresenti un incubo ricorrente per Lituania, Lettonia ed Estonia, conviene leggere “Anime baltiche” di Ian Broken, un viaggio tra luoghi e uomini di terre in bilico perenne tra gli imperi e le superpotenze.

Il nuovo ordine

Come si arriverà, con quanti altri lutti e devastazioni, a un nuovo ordine europeo non si sa. Potrebbe ripresentarsi con un volto vecchio: pace armata oppure, se va peggio, tregue fragili, cortina di ferro, sfiducia, la Russia come “parco a tema” del peggior stalinismo con speziature orwelliane, ipotesi confortata, tra mille altri segnali, dalla costituzione, nel 2019, di una Commissione per l’educazione storica in cui brillano la presidenza della Federazione, il Consiglio di Sicurezza, il ministero dell’Interno e i servizi d’intelligence. Volto vecchio con armi moderne e sempre più civili a far da bersaglio.

NOTA Secondo il Rapporto ufficiale pubblicato nel maggio del 2019 dal Rosstat (il Servizio statistico statale della Federazione russa), l’80 per cento delle famiglie russe veleggia sul bordo della povertà. Un terzo dei russi non può permettersi di comprare due paia di scarpe all’anno, l’ 11 per cento non può acquistare i farmaci necessari e il 49 per cento delle famiglie non può concedersi una settimana di vacanza ogni anno. Nel 2019, la Corte dei Conti russa ha calcolato che i pensionati in Russia, tolte le spese per bollette e medicine, dovrebbero riuscire a vivere con 200 rubli (2,2 euro) al giorno. In base ai dati ufficiali del Cremlino, il primo ministro russo Mikhail Mishustin ha guadagnato nel 2021 210.000 euro, ovvero 17.500 euro al mese, 45 volte e mezzo il salario medio russo, che è di 384 euro (un parlamentare in Italia guadagna circa 6 volte e mezzo il salario medio nel nostro Paese). Secondo l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), nel 2020 l’aspettativa media di vita in Russia era di 73 anni (media europea 81 anni).