Il pericolo è serio: difendiamo i valori della Resistenza nelle urne

Ma perché non riesco a smettere di pensare al Pci e ad Enrico Berlinguer? A 88 anni di età e costretto dalle condizioni di salute di mia moglie ad una vecchiaia piena di assistenza e di lavoro domestico, me lo chiedo spesso. Roba da vecchi? Può darsi, tuttavia l’interrogativo mi tormenta in maniera particolare in questi giorni, che definirei dell’assurdo. Ne ho viste tante ma un presidente del Consiglio, autorevole e stimato da una larghissima maggioranza in Italia, in Europa e nel mondo, costretto alle dimissioni da una ben strana pensata, mi ha sconvolto. Così come la successiva convocazione dei comizi elettorali in piena estate, mi mancava proprio. Risultato: il 25 settembre si andrà a votare per rinnovare tutto, Camera e Senato.

In quanti andranno a votare? Bella domanda. Le previsioni parlano di un probabile successo del centro destra, guidato nettamente dalla Meloni, con Salvini e Berlusconi palafrenieri. Un trio abbastanza comico ma molto, molto pericoloso.

Si vota dopo un’assurda vicenda politica

La controparte non è un monumento di serietà, ospita l’autore del disastro (Giuseppe Conte) e tutta una serie di personaggi che o non sono di sinistra oppure che si sono dimenticati di come deve essere una sinistra e di quali siano i suoi legami con la realtà del paese e delle masse, come si diceva una volta. Prevale più il centro che la sinistra, ridotta al lumicino e alla semplice testimonianza.

Nel Pci sono entrato nel marzo del 1953. Ricordo che varcai la soglia della Federazione comunista di Mantova, addobbata a lutto per la morte (udite, udite!) di Josif Stalin, vecchio di 85 anni. Ero uno studente universitario. Rimasi molto colpito dalla organizzazione: uffici, tante carte geografiche della provincia, molti libri. Giornali sparpagliati un po’ dappertutto, grande cordialità. Lì dentro ho lavorato per una dozzina di anni prima di passare a l’Unità. Dell’epoca ho dei ricordi splendidi.

A Mauro Pascoli il processo al Pci

Recentemente mi è capitato di ascoltare la registrazione di un processo pubblico al Pci, fatto l’anno scorso a Mauro Pascoli, in Romagna: pubblico ministero Giuseppe Chicchi, ex sindaco di Rimini; avvocato difensore Nadia Urbinati, politologa italiana naturalizzata statunitense, accademica e titolare della cattedra di Scienze politiche presso la Columbia University di New York. Sentenza scontata: assoluzione piena.

In quella sede opportunamente si ricordò che il Pci a partire dagli anni ’75 era un impressionante corpo intermedio, tra il popolo e il potere. Un milione e ottocentomila iscritti; 34,4% di voti nelle elezioni del 1976; 3300 cellule di fabbrica,11 mila sezioni territoriali, 90 Federazioni provinciali, un quotidiano, l’Unità, un mensile come Rinascita. E poi Critica Marxista, La rivista Studi Storici, una casa editrice (Editori Riuniti) e persino una scuola di Partito alle Frattocchie. Il tutto a disposizione di un gruppo dirigente tutt‘altro da disprezzare, ricco di individualità importanti. Di altissimo livello.

Adesso, dov’è la sinistra?

Poi tutto questo alla caduta del muro di Berlino è stato cancellato. Sciolto. Buttato via. Ed era, si badi bene, roba buona, soprattutto di sinistra. Al Pci è seguito il Pds, e poi il Ds che non sono riusciti a conservare nulla di quel patrimonio democratico. Via l’acqua sporca e via il bambino: e ora ci troviamo a chiederci “ma dov’è la sinistra?“. Eppure il Pci ne era un bel pezzo. Peccato.

Qualcuno voleva costruire qualcosa di più importante, di nuovo. Voleva, ma non c’è riuscito. Oppure non si è spiegato bene. Comunque ha fallito. Al punto che oggi il Pd è guidato da un ex dc , Enrico Letta, bravissima persona e ottimo intellettuale.

Lontana da me la tentazione di attribuire ad un colpo di mano la decisione dello scioglimento del Pci di Enrico Berlinguer: lo so bene che si è trattato di una decisione democratica e sofferta. Ma ciò non toglie che sia stata una decisione giusta che io, insieme a molti altri più importanti di me, allora ho contrastato. E’ vero, c’è stato un congresso, la fine del Pci è stata sancita democraticamente ma ciò non assolve chi ha vinto quel congresso: quel che ne è seguito è stato molto ma molto deludente.

L’assenza di Berlinguer

Ecco perchè mi sento di affermare che con Enrico Berlinguer il Pci non sarebbe mai scomparso. Anche lui avvertiva che la macchina Partito si era un poco arrugginita e nell’ultimo congresso nazionale, quello del 1983 svoltosi a Milano (un anno prima della sua morte, avvenuta come è noto l’11 giugno del 1984) lo aveva anche affermato indicando una serie di obiettivi per renderlo più all’altezza dei tempi. Una proposta la sua che era stata ampiamente approvata dal congresso: solo 7 no e 9 astenuti su 1109). Ma poi c’è stato il crollo del muro di Berlino che si è portato dietro la disfatta del regime comunista. E Berlinguer, purtroppo, non c’era più. Cosa sia avvenuto realmente a Botteghe Oscure negli anni che vanno dalla morte di Berlinguer allo scioglimento del Pci, dovrebbe diventare materia di studio e di indagine degli storici.

Qualcuno frettolosamente ha pensato che quella macchina dell’ex Pci fosse ancora a disposizione e incautamente l’ha persino definita una macchina da guerra ma ha perso le elezioni e il confronto con Silvio Berlusconi e Umberto Bossi. Da lì sono iniziati i guai della sinistra. Dal Pci si è passati – era il 1991- al Pds, che nel 1998 diventò Ds, con una girandola di segretari molto importanti (da Achille Occhetto, a Massimo D’Alema e a Piero Fassino ), tutti ex comunisti doc.

Le vicende del Pd

Poi nel 2007 nasce il Pd guidato da Walter Veltroni, al quale fa seguito nel 2009 Dario Franceschini, poi Pierluigi Bersani dal 7/11/2009, quindi Guglielmo Epifani (ma con l’incarico di reggente) dall’ 11/5/2013 al 15/12/2013), infine il rottamatore Matteo Renzi (dal 15/12/2013 dopo aver sconfitto nelle primarie Gianni Cuperlo e Pippo Civati). Un percorso tutt’altro che facile. Renzi si dimette da segretario e viene sostituito da un altro reggente, Matteo Orfini. Poi torna, vince le primarie su Andrea Orlando e Michele Emiliano, e guida il Partito per un periodo di dieci mesi e poi se ne va… ad aprire una nuova formazione politica. Il Pd è di nuovo costretto a nominare un reggente, Maurizio Martina, che il 7/7/ 2018 sarà tuttavia nominato segretario. Quindi sarà la volta di Nicola Zingaretti (17/3/19) e infine quella di Enrico Letta il 14/3/2021.

Ma ora si difenda nelle urne la Resistenza e la democrazia

Il dopo Pci non è stata certamente una passeggiata. Nel corso della quale si sono perdute le cosiddette antenne. Quelle che ci informavano delle mutazioni, dei bisogni del Paese e delle necessità soprattutto di ceti più deboli. Quelle antenne erano un vanto della sinistra, registravano fedelmente il polso della situazione. Ma via il Pci, che di quella sinistra era gran parte, è rimasta la delusione, scarsa fiducia e una grande memoria, trasformatasi via via in una grande nostalgia.

Ma guardare al passato oggi è rischioso. All’orizzonte si profila un grande pericolo. Per noi e per la democrazia: i sondaggi dicono che la destra non sta scherzando. Il pericolo è serio. Quindi cari compagni (o ex, poco importa, e più o meno delusi) dimostriamo almeno che i valori della Resistenza sono tuttora validi, e meritano d’essere difesi, paese per paese, casa per casa. Lo dobbiamo fare in nome anche dell’indimenticabile vecchio Pci. E di Enrico Berlinguer.