Il Pd, la sinistra
e l’invasione
degli ungulati

Qualche giorno fa mi è capitato di assistere, nel borgo di Monticchiello in Val d’Orcia, a una delle Agorà messe in piedi dal segretario del Pd Enrico Letta. Il tema era: il futuro della terra, incontro con i giovani agricoltori. Devo essere sincero, sono andato nella piazza centrale del paese solo per curiosità e un po’ per non deludere qualche compagno che ha insistito molto nel coinvolgermi. L’idea delle Agorà mi sembrava, infatti, solo una piccola invenzione per movimentare il sonnolento procedere del Pd e per nascondere le divisioni interne. Non uno strumento utile a rilanciare il centrosinistra e a rimetterlo sulla strada giusta.

Il confronto di Monticchiello, al quale era presente Letta, non ha del tutto fugato i miei dubbi. Però mi ha fatto capire alcune cose che credo potrebbero aiutare la sinistra a trovare il bandolo della matassa.

Il primo punto riguarda l’ascolto. Quella sera, in quasi due ore, hanno parlato tantissimi giovani agricoltori spiegando i loro problemi, le difficoltà che incontrano nel labirinto delle burocrazie, nel complicato mondo bancario e nella frastagliata rete delle istituzioni. Hanno indicato le soluzioni con la speranza che si possa costruire un nuovo modo di fare imprenditoria in una terra che sa unire produzione e paesaggio.

Ascoltarli aiutava a capire alcune cose che a noi consumatori sfuggono completamente. E loro, giovani imprenditori preparati e informati, sono stati i protagonisti di quella iniziativa. Il segretario del Pd (e con lui la deputata del territorio Susanna Cenni) se ne è stato buono buono seduto tra il pubblico, ha ascoltato e ha parlato, poco, solo alla fine.

Ecco, detto in modo semplice: se la politica, se la sinistra, fossero in grado di ascoltare, di capire, di informarsi, di entrare in contatto con i problemi reali di gente reale forse sarebbe più semplice ritrovare la sintonia con il proprio mondo. Se invece la politica, la sinistra, continueranno a limitarsi a lanciare qualche tweet, qualche frase a effetto, qualche slogan dall’alto di una Torre sempre più pericolante, si accentuerà il distacco con la società. E soprattutto non si capirà molto di quello che agita il popolo che si vorrebbe coinvolgere e rappresentare.

Il secondo punto è una conseguenza del primo. Ascoltare fa bene. Ascoltare fa capire. Ascoltare toglie alla politica, alla sinistra, quella patina di già detto e già sentito che crea solo nuove separazioni. Non è facile riuscire a rappresentare i bisogni e le aspirazioni della società, non ci sono dubbi. Servono conoscenza e competenza. E proprio per questo troppo spesso la politica, la sinistra, appaiono su un altro pianeta. Lontane e quasi irraggiungibili.

Bene, uso questo esempio come metafora: quella sera tra le tante questioni emerse dagli interventi dei giovani agricoltori c’è stata quella che riguarda l’invasione degli ungulati. Gli ungulati? Sì, gli ungulati. Perché in Toscana, come in altre parti del nostro territorio, soprattutto i cinghiali sono diventati una vera emergenza: devastano i campi coltivati, attraversano le strade di notte provocando gravi incidenti, costringono gli agricoltori a difendersi adattando la produzione o creando recinti sicuri con la conseguenza di sopportare alti costi.

Voi direte: ora gli ungulati sono il problema della sinistra? Risponderei: sì, anche gli ungulati sono il problema della sinistra. Sono appunto una metafora che spiega meglio di tanti discorsi perché la sinistra spesso appare eterea. Non può, infatti, continuare a vivere nel mondo delle idee senza che queste incontrino il mondo reale. E’ bello discutere dei massimi sistemi, delle magnifiche sorti e progressive del mondo che vorremmo – spesso succede anche a noi – ma se non si è in grado poi di capire i problemi delle persone, e soprattutto se non si è in grado di risolverli, la funzione politica si esaurisce.

Chi ha fatto esperienza politica nei partiti novecenteschi, per quanto mi riguarda il Pci, sa bene che al grande progetto di trasformazione quel partito affiancava la soluzione dei problemi concreti: la fontanella rotta, la scuola con i tripli turni, il bus che non c’era, la fabbrica che chiudeva.

Proprio in questi giorni Romano Prodi ha dato un consiglio al segretario del Pd: occupati del lavoro, della ripresa economica, del modello di sviluppo post pandemia. Basta guardarsi attorno per vedere quanti ungulati sono lì, pronti a partire all’attacco per impedire che le cose cambino e per fare in modo che tutto torni come prima o peggio di prima. La vicenda della fabbrica fiorentina Gnk è emblematica da questo punto di vista. Ma quante Gnk ci sono in Italia? Quanti operai aspettano che qualcuno della sinistra si occupi di loro, del grande problema delle delocalizzazioni e dei licenziamenti (vedi la questione Alitalia) e ne facciano grandi questioni nazionali? Quanti non trovano nessuno della sinistra ad aspettarli fuori dalla fabbrica che voglia ascoltare e capire e non solo parlare?

Sembrerà banale, ma ascoltare e coinvolgere per creare un grande movimento di cambiamento è uno dei problemi centrali della sinistra. Per usare una vecchia frase cara a Pietro Ingrao, proprio questo stare in mezzo al gorgo potrebbe irrobustire l’affidabilità politica e creare consenso e partecipazione. Solo in questo modo gli ungulati – tutti gli ungulati metaforici che ognuno di voi può immaginare in ogni settore – possono essere fermati e messi in condizione di non nuocere.