Il PD è fondamentale, ma serve una forza ecologista e socialista

Il messaggio di fine anno di D’Alema agli iscritti e simpatizzanti di Articolo 1 ha provocato un brivido alla politica italiana che da tempo è impaludata e impegnata ad esaltare, a prescindere, il presidente Draghi.

Una forza democratica moderata

Massimo D'Alema
Massimo D’Alema

D’Alema ha sollevato alcune questioni che da tempo sono sopite, ma certo non risolte, come il giudizio sul PD di Renzi (una malattia o qualcosa di insito nella cultura politica dei pidiessini?) o come la dura presa d’atto che una identità il PD ce l’ha ed è quella di una forza democratica moderata che rappresenta ceti sociali medi e medi alti, un partito che non rappresenta, e né lo vuole, le fasce sociali del lavoro e popolari. Il suo dichiararsi, ed essere, un partito di centro-sinistra, e non di sinistra, è un dato reale che va rispettato e su cui fare politica così come con i 5stelle..

C’è da dire che in un sistema politico come quello italiano che è privo di un forte partito di sinistra, quale erede della migliore tradizione del PCI e del PSI, la presenza di un partito moderato ma democratico come il PD, è un fatto positivo. Anche se, ovviamente, non è sufficiente a realizzare le riforme, quelle che indica e richiede la democrazia progressiva che è l’anima della nostra Costituzione.

Lavoro, disuguaglianze, cambiamenti climatici

Dopo lo scioglimento del PCI, tutti i suoi eredi hanno fatto fallimento: un partito riformatore non lo è il PD e tanto meno il pulviscolo di partitini comunisti.

Nessuno di questi partiti ha saputo arricchire il sistema politico italiano realizzando un forte partito di massa che si batte per il lavoro e contro le disuguaglianze e il degrado ecologico, che è impegnato quotidianamente per risolvere i problemi, di senso e di vita, dei lavoratori, delle donne e dei giovani. Non esiste più in Italia un partito che ha nel suo DNA la formazione di nuove classi dirigenti selezionate dal lavoro e popolari.

Un partito di sinistra che vuole esserci è chiamato ad affrontare con una visione nuova di società le questioni del logoramento della democrazia, del lavoro e dei cambiamenti climatici.

Le torsioni presidenzialiste

In questi ultimi decenni, il sistema politico italiano ha subito pesanti torsioni presidenzialiste, fino al punto che appare normale che il capo del governo si possa autocandidare a Presidente della Repubblica, per poi nominare al suo posto un membro dell’alta finanza (come dice D’Alema). Alla faccia del popolo sovrano e del Parlamento! Mentre appare sempre più evidente che è maturo il tempo che una donna, dalla statura morale e culturale di Nilde Iotti, possa essere eletta Presidente della Repubblica.

Pesante è anche la gravità di un sistema dell’informazione che in gran parte è nelle mani dei grandi poteri privati economico-finanziari e di una informazione pubblica assai subalterna.

Al presidenzialismo che si afferma quotidianamente sulla base di situazioni di fatto, si affianca un sistema dei partiti che non rappresenta neppure il 50% degli italiani ed è composto da partiti plebiscitari, neo-nazionalisti, centralizzati e subalterni ai grandi poteri finanziari da cui molti politici provengono o sono finanziati, e magari poi lì vengono assunti.

Un congresso costituente per il PD

L’auspicio di D’Alema, di avere per Articolo 1 le porte aperte dal PD, appare una contraddizione rispetto alle promesse di Liberi e Uguali e alla necessità della democrazia italiana di avere un vero partito di sinistra, fondato sulle idealità socialiste e sulla consapevolezza ecologista.

Si comincia a parlare del congresso del PD come di un congresso costituente. Mentre le fasce popolari e del lavoro si allontanano dal PD, Letta dichiara che il suo partito “è l’unica grande casa dei democratici e dei progressisti”, poi, arriva il controcanto di Marcucci, renziano nel PD, che dichiara che il prossimo congresso sarà costituente al fine di “allargare il perimetro di una nuova classe dirigente moderata e riformista”. Possono sembrare dichiarazioni contraddittorie ma non è così, perché essendo un partito di centro-sinistra, nel PD convivono anime diverse, diversissime, che si combattono ma convivono.

Il futuro congresso del PD è senz’altro un congresso importante, ma attenzione a facili speranze e illusioni. Certo, si può chiedere a quel partito di avviare una riforma profonda, non credo però che si possa sperare che vengano rimosse le basi fondanti della sua identità e delle sue forme organizzative. Chi ci ha provato è stato più volte sconfitto.

Del resto anche Bersani, da segretario, le aveva accettate.

Malattia o forma partito precisa?

enrico-letta-renzi-apeSul terreno ideale nel PD si fanno convivere idealità liberali con quelle solidaristiche, e c’è pochissimo spazio per quelle socialiste ed ecologiste. Sulla forma partito il principio che regola il tutto è la competizione tra persone e correnti. Questo principio è la negazione di un partito unitario e pluralista. Da questo principio deriva la necessità di fare le primarie aperte a tutti, perché servono per misurare la forza interna ed elettorale di ogni leader e corrente.

Per di più, con l’elezione del segretario direttamente dal “popolo” si è introdotta la distorsione pericolosa del plebiscitarismo.

Renzi è stato eletto regolarmente con questo metodo e non è stato una malattia, una parentesi, ma il portato di una forma partito precisa. Il PD sarà in grado cambiare profondamente i suoi cardini fondativi? Potrà ragionare su una forma federativa di partito non plebiscitaria e divisiva? Me lo auguro. Comunque la vera ed urgente questione è quella di creare una forza di sinistra socialista ed ecologista indispensabile sia per dare rappresentanza a giovani e a lavoratori, sia per baricentrare a sinistra il sistema politico.