Il Pd e il paradosso di Bologna
dove la destra sostiene
la candidata spinta da Renzi

A giudicare dall’evoluzione delle cose, sembra che il Pd abbia deciso di interpretare il federalismo come separazione fra quel che succede intorno ai palazzi del governo nazionale e quel che succede intorno ai palazzi locali, dove la personalizzazione della politica ha avuto come effetto l’emergere di un “nuovo Rinascimento” con tanto di signorie che ruotano su un signore e la sua corte. Dove questo coagulo cortigiano non funziona, o perché il partito è ancora vivo fuori dei palazzi o perché la “classe politica” è abbastanza larga e plurale, va in scena una lotta fratricida facilitata, spesso, dalla poca prudenza della dirigenza del partito.

Matteo Lepore

Matteo Lepore, uno sguardo alle periferie

Questo è quel che sta succedendo a Bologna. Dove, sbagliando, il sindaco uscente ha (come in altri comuni) pensato bene di indicare il candidato, come se la poltrona da sindaco fosse quella di una monarchia. Nel caso di Bologna, la scelta ha coinciso con una persona valida, Matteo Lepore, da anni in giunta e con capacità ammirevole di guardare oltre i problemi del salotto buono del centro storico, prendendosi cura delle cosiddette periferie, e dei problemi connessi al disagio sociale, per promuovere integrazione. Lepore ci ricorda che Bologna si estende oltre le mura e i portici medievali, dal Reno a nord a San Lazzaro a sud. E proprio dal comune limitrofo San Lazzaro (la cui fiera fu cantata con salace ironia da Francesco Guccini) è partito l’assalto di Matteo Renzi a Bologna, ma in effetti a Roma via Bologna.

Appena eletto segretario, Enrico Letta ha ottenuto che i capigruppo Pd di Camera e Senato fossero donne. E nel nome di una donna, Renzi ha sferrato l’attacco, facendo una mossa micidiale in vista delle prossime elezioni amministrative, e mostrando quanto il Pd di Bologna sia diviso e quanto renzismo vi alligni.

Dunque, Renzi propone al Pd, come fosse cosa sua, di candidare l’attuale sindaca di San Lazzaro, Isabella Conti di Italia Viva. La proposta getta scompiglio, come voleva Renzi. Che sa quanti renziani ci siano tra le classi dirigenti del suo ex partito. Dopo la battaglia in nome delle donne lanciata da Letta, come rifiutare una donna e per giunta giovane a Bologna? Letta dichiara però il suo sostegno a Lepore. Ma non ottiene quel che non c’è: l’unità del partito. Il Pd è così diviso da dichiararsi a favore delle primarie di coalizione prima ancora che ci sia una coalizione!

Isabella Conti

Isabella Conti, protagonismo e populismo

E intanto, la Conti si lancia in una campagna antagonista, nel nome del “fare” (come se a Bologna nulla si sia fatto!) e si improvvisa imbianchina con un gruppo di cittadini e un assessore ripulendo i muri dai graffiti. La Conti si è costruita una personalità all’inizio del suo mandato di sindaco di San Lazzaro, quando fermò la costruzione targata coop di 582 nuovi appartamenti nel parco del fiume Idice. Un bruttissimo progetto (sostenuto dal Pd) che mobilitò la Lega Ambiente e Gianni Morandi. La Conti, una delle leopoldine della prima ora, diede l’addio al Pd non appena Renzi fondò Italia Viva. Il suo passato anti-Pd e anti-coop (anti-egemonia di quel che resta della sinistra storica in regione) segna il carattere politico che la Conti presenta al pubblico: donna decisa, che “fa”, e che sta contro l’establishment. Un po’ di protagonismo e un po’ di populismo.

Tanto è bastato a rendere le primarie un fatto. La Conti si è subito candidata alle primarie di colazione, prima che ci fosse la coalizione, dicendosi non partitica (“Non sono renziana, sono isabelliana”) e dimettendosi da tutte le cariche di Iv. E il Pd bolognese ha deciso, irrazionalmente, di indire le primarie di coalizione. Dove stava la coalizione? Non c’era ancora. Sarebbe stata siglata, dopo. Le trattative per la Conti le ha condotte Ernesto Carbone, quello del “ciaone”. Che cosa la coalizione si proponga nessuno lo sa. Quel che è chiaro è che: a) la Conti ha l’endorsement della destra (il Giornale l’ha presentata come “brava e bella”) e il sostegno della lista civica di centrodestra che si augura una “valanga rosa” contro il Pd.

Ecco il paradosso: il centrodestra partecipa alle primarie di coalizione di centrosinistra, e lo fa contro il Pd. E’ così stridente la situazione che la Conti subodora il rischio di non essere votata se dovesse vincere le primarie – forse si è resa conto che il renzismo non ha successo con gli elettori come con le l’élite? Ha chiesto quindi fedeltà agli elettori Pd e ha chiesto a Lepore di dichiarare che la voterà se perderà – sperando ovviamente nell’ubbidienza di partito (quel partito egemonico che ha assalito e ha lasciato).

Primarie trasformiste di coalizione

E qui sta proprio il problema delle primarie indette da un partito che non ha unità interna e che non sa neppure scegliere con chi coalizzarsi. Per ora, la lista Conti è rivolta all’elettorato di destra, ma la Conti sa che a Bologna per vincere servono i voti di sinistra. Come si fa a votare un candidato sindaco che è stato adottato e lanciato dalle destre? La regola democratica del voto libero e segreto è la sincerità con se stessi: il mio giudizio mi guida. Una candidata di centrosinistra che alle primarie attira e vuole voti di destra non può chiedere o pretendere lealtà. Lepore dovrebbe, anzi, chiedere a lei di sconfessare pubblicamente gli endorsement da destra. A questa condizione si potrebbe chiedere lealtà. Sofistico e soprattutto illogico l’argomento della contiana europarlamentare Pd, Elisabetta Gualmini, secondo la quale si batte la destra facendola votare per una candidata del centrosinistra! In sostanza: a Bologna le primarie hanno segnato la spaccatura nel Pd, un obiettivo che sta benissimo a Italia Viva. E, infine, ha inaugurato le primarie trasformiste di coalizione.