Il nostro sguardo alieno sul mondo, così l’inerzia ci trascina in paludi di asocialità

“Imparano a dimenticare / il soffitto le quattro pareti / si squadernano, è mattino / giocano tranquilli, guardano // quattro occhi quattro / a scatti si muovono / quattro fasci, puntati / imparano a cancellare // ogni mattino nuova luce / ogni momento accumula / è pieno giorno, le immagini / scomposte in quattro, radianti // ritornano il mondo ricomincia / da qui, riavvolge, dimentica”.

Nelle tesi spesso provocatorie del sociologo e filosofo francese Jean Baudrillard c’è un passaggio estremamente concreto e profetico scritto quasi mezzo secolo fa e inerente al concetto di maggioranza silenziosa, applicato al ruolo svolto dalla massa in termini contemporanei. Scrive Baudrillard: “La massa assorbe tutta l’energia sociale, ma non la rifrange più: assorbe tutti i segni e tutto il senso, ma non li rinvia più; assorbe tutti i messaggi e li digerisce. A tutte le domande che le sono poste offre una risposta tautologica e circolare. E non partecipa mai. Attraversata da flussi e test, essa fa massa, si accontenta di essere buona conduttrice di flussi, ma di tutti i flussi, buona conduttrice dell’informazione, ma di tutta l’informazione, buona conduttrice delle norme, ma di tutte le norme, e con ciò si accontenta di rinviare il sociale alla sua trasparenza assoluta, di lasciare spazio soltanto agli effetti del sociale e del potere, costellazioni fluttuanti attorno a questo nucleo elusivo”.

Oggi che ci troviamo a un mese da scelte che probabilmente cambieranno totalmente la nostra visione politica rispetto anche solo al precedente passato è doveroso chiedersi da dove provenga questo radicale mutamento che anche in Italia sembra avere impoverito qualsiasi ipotesi sociale per arrivare agli esiti impietosamente descritti da Baudrillard.

Mi viene in questo senso e in parziale risposta in aiuto il poema “quattro” scritto da Italo Testa, uno dei maggiori poeti della sua generazione, quella nata negli anni Settanta ma anche uno degli autori che con più coerenza si è spinto nella non semplice strada della ricerca sperimentale che esce dai confini nazionali per entrare nei parametri europei.

Italo Testa affronta il tema introducendo due elementi estranei, nella fattispecie alieni caduti dallo spazio, quattro occhi che osservano per l’appunto la realtà senza il preconcetto del trascorso e le energie assorbite dalla massa. Osservano, come si direbbe in cucina “in purezza”, le cose come avvengono, in maniera elementare come elementare appare in superficie la scrittura di Italo Testa frutto al contrario di continue sovrastrutture che nutrono il verso.

L’esito è appunto la mancata pulizia, e la mancata incorruttibilità delle vite comuni, l’enervazione dei sentimenti e la capacità di omettere, di nascondere sotto il tappeto, di assumere centinaia e centinaia di informazioni senza farsi scalfire, riducendo l’essenziale al proprio primario bisogno senza necessità ma soprattutto volontà di interazione. Colpisce in Italo Testa questa totalità e brutalità come se il punto di osservazione alieno fosse in realtà estremante reale, come se quelle creature fossero il nostro sguardo quotidiano “una forma / più scura / sul muro // segue il bordo / si allarga / scomposta // fissarla / nel buio / restare // attoniti / a guardarla”.

Che non sia dunque questa macchia che fissiamo attoniti dentro ai nostri corpi-case difesi strenuamente la stessa che ci sta portando a compiere decisioni così profondamente radicali e asociali per il nostro futuro anche complessivo? La reazione o meglio la non-reazione che ci contraddistingue è percorso lontano. Prenderne coscienza significa riemergere lentamente e faticosamente da paludi in cui siamo (ognuno di noi) completamente sprofondati.

Emergere significa prendere atto dei temi che oggi vanno inevitabilmente a perdersi: ambiente, lavoro, sociale, umanità, rispetto. Prendere atto e ricostruire anche attraverso le lotte culturali. Diversamente rimarremo massa inerme a qualsiasi sollecitazione e provocazione, interessati, come sosteneva Baudrillard, alle proprie necessità e ai trionfi della nostra squadra di calcio.

Italo Testa, quattro, Oèdipus 2021