Il non compleanno
dell’Ottobre rosso

L’eroina di Dickens, che cerca di arrestare la marea con una scopa, è un tipo notoriamente comico per la fatale incompatibilità tra il mezzo e il fine. Se diciamo che questo personaggio simboleggia la politica dei partiti conciliatori nella rivoluzione, ciò può sembrare esagerato. Ma Tsereteli, il vero animatore del regime di dualismo dei poteri, confessava dopo l’insurrezione di ottobre a Nabokov, uno dei dirigenti liberali: “Tutto quello che abbiamo fatto allora non era che un vano tentativo di arrestare con alcuni miseri trucioli il torrente devastatore degli elementi scatenati”. Uno degli emigrati bianchi meno noti, tentando di capire la rivoluzione a modo suo, diceva: “Per marciare su questa strada non ci potevano essere che uomini di ferro… rivoluzionari “di professione’”.

L’autore di questo libro è stato presidente del Soviet di Pietroburgo dopo la conquista della maggioranza da parte dei bolscevichi, poi presidente del Comitato rivoluzionario militare che organizzò l’insurrezione di ottobre. Dati di fatto di questo genere non possono essere cancellati dalla storia. La frazione attualmente al potere nell’URSS, in questi ultimi anni, ha avuto il tempo di dedicare una quantità di articoli e non pochi libri all’autore di quest’opera, per dimostrare che la sua attività era stata invariabilmente diretta contro gli interessi della rivoluzione: perché la rivoluzione affidasse a un “avversario” così accanito, negli anni più critici, gli incarichi di maggiore responsabilità, resta un problema aperto.

Cari amici dell’Unione Sovietica – spesso si tratta solo di amici delle autorità sovietiche del momento e che resteranno tali sinché ci saranno queste autorità – hanno rimproverato all’autore il suo atteggiamento critico verso il partito bolscevico e qualcuno dei suoi leaders. Nessuno, tuttavia, ha neppure tentato di confutare o rettificare il quadro che abbiamo tracciato della situazione del partito nel corso degli avvenimenti.
Per informazione di questi “amici” che si credono chiamati a difendere contro di noi il ruolo dei bolscevichi nella rivoluzione d’ottobre, avvertiamo che il nostro libro non insegna ad amare a posteriori una rivoluzione vittoriosa, amando la burocrazia che si è formata, ma solo come una rivoluzione sia preparata, come si sviluppi e riporti la vittoria. Il partito non è per noi una macchina la cui infallibilità debba essere tutelata con repressioni da parte dello Stato, ma un organismo complesso che, come ogni cosa viva, si sviluppa nelle contraddizioni. La messa nudo di queste contraddizioni non sminuisce in nessun modo, a nostro avviso, l’importanza del gigantesco lavoro storico che il partito bolscevico si è sobbarcato per la prima volta nella storia.

(Lev Trotsky, “Storia della rivoluzione russa”, prefazione a “La rivoluzione di ottobre”, 1932)