Ambiente e clima
Il mondo salvato
dalle donne

L’emergenza climatica e l’ambiente influenzano la vita di molte città e soprattutto dei loro cittadini. Durante il G20 (Roma, 30-31 Ottobre 2021) si è deciso si stabilire che il tetto della temperatura climatica non dovrà alzarsi più di 1,5 gradi secondo quanto stabilito dagli accordi di Parigi. L’Italia avrà un ruolo cruciale in questo percorso di ricostruzione dal momento che è il Paese che beneficerà maggiormente dei fondi europei post-pandemia.

Inoltre, il Presidente Draghi, che ha presieduto il G20, ha affermato che saranno necessari anche investimenti privati. Il Green Climate Found, il fondo predisposto dalle Nazioni Unite, sarà importante per favorire l’adattamento finanziando progetti nei paesi in via di sviluppo. In questo senso l’Italia, ha continuato Draghi, deve fare il possibile per attrarre gli investimenti e stabilire poi progetti a favore della lotta al cambiamento climatico.

Questione climatica e disuguaglianza di genere

La Cop26, conferenza delle Nazioni Unite, dal 31 ottobre al 12 novembre a Glasgow riunisce 196 paesi del mondo per fare il punto sugli obiettivi. Le donne, in vista della Cop26, avevano lanciato un appello significativo alle Nazioni Unite per rafforzare la leadership femminile sui provvedimenti sul clima. C’è una correlazione molto forte fra la questione climatica e la disuguaglianza di genere; infatti, sono proprio le donne a costituire un capillare movimento di contestazione climatica. Mentre in alcune zone del mondo ci sono donne che devono occuparsi della ricerca e dell’approvvigionamento di beni, non essendoci un’equa distribuzione di acqua e cibo, in altre parti del mondo ragazze militano per la lotta climatica. “Il vero potere appartiene alle persone” ha detto Greta Thunberg, in realtà in questo tempo appartiene alle donne, anzi alle ragazze.

Già nel 1992 Severn Cullis Suzuki, all’età di dodici anni, era intervenuta durante la prima conferenza mondiale sull’ambiente a nome delle generazioni future. Fu soprannominata “la bambina che zittì il mondo in 6 minuti”. Benché siano passati 29 anni, tantissimi sono i temi in comune fra l’intervento di Severn e quelli di Greta: questo non ci conforta sulla nostra situazione ambientale, ma dimostra che la caparbietà e la sensibilità non si estinguono nel tempo.

Infatti, insieme e dopo Greta, tantissime sono le ragazze che si battono per il clima. Gabby Tan, originaria della Malesia, lotta per gli oceani; Alice Imbastari, dieci anni, ogni venerdì pulisce dai rifiuti la spiaggia della sua Nettuno (Lazio); la diciasettenne Xiye Bastida chiede fortemente un arresto dell’uso dei combustibili fossili; Leah Namugerwa ha cominciato a organizzare manifestazioni e proteste dopo aver visto mutare la foresta vicino casa sua, in Uganda. Ruby Sampson e Ayakha Melithafa, di 18 e 17 anni originarie di Città del Capo, hanno fondato insieme il Youth and pan african climate alliance, un’alleanza di giovani pan-africani uniti per il clima.

I giovani dell’antropocene

Inoltre, Ayakha durante il Young Climate Summit a New York, ha firmato una petizione insieme ad altri sedici ragazzi per chiedere all’Onu una maggiore tutela dei diritti dell’infanzia. In Italia, invece, dal 28 al 30 Settembre si è tenuto a Milano l’evento Youth4Climate2021:driving ambition: quasi 400 giovani, dai 15 ai 29 anni, si sono confrontati su priorità e obiettivi per l’ambiente. Dal globale al locale, e viceversa, dibattere e promuovere idee resta la prima cosa da fare. Su questa linea si muove l’iniziativa europea People and Planet: A Common Destiny, che coinvolge i giovani a intraprendere stili di vita favorevoli all’ambiente attraverso due linee d’azione: empowerment giovanile e attività di formazione per le autorità.

In effetti, siamo i primi giovani a essere nati e cresciuti nell’antropocene, l’era geologica in cui le attività dell’uomo hanno modificato il pianeta, così cresce in noi un sentimento di nostalgia del tempo passato. Nello specifico si tratta di solastalgia, neologismo coniato dal filosofo Glenn Albrecht, per indicare un sentimento di nostalgia verso un luogo di cui ci si accorge che sta cambiando in maniera deleteria.
Sulla scia di Greta Thunberg, il movimento Fridays for future, ha organizzato a Napoli in piazza Garibaldi  il Global Strike for Climate per far luce sulla crisi climatica. Già il 24 settembre c’era stato lo Sciopero Globale del Clima per richiedere ai leader mondiali un’azione risolutiva. Adesso è bene non voltare lo sguardo mentre i ghiacciai si stanno sciogliendo e gli incendi, troppo spesso, devastano irreversibilmente la Terra – senza dimenticare che il pianeta è molto più caldo rispetto ai secoli precedenti.

I mercoledì di via Mezzocannone

Foto di Dominic Wunderlich, Pixabay

Così mentre il venerdì è diventato in tutto il mondo il giorno in cui rivendicare giustizia climatica, il mercoledì i giovani di Fridays For future Napoli si riuniscono a via Mezzocannone. Stiamo assistendo al cambiamento climatico e insieme a un nuovo clima di cambiamento che auspica una scossa di coscienze e una rivoluzione soprattutto culturale. Cultura e ambiente si intrecciano a Napoli attraverso l’arte a partire dalla prima mostra sulle cause e sugli effetti del riscaldamento globale “Capire il cambiamento climatico” organizzata, in collaborazione con National Geographic, nel 2019 al Museo Archeologico Nazionale per raccontare l’ambiente e coinvolgere ognuno di noi a fare piccole cose anche nella quotidianità.

A settembre, invece, durante la fiera Ricomincio dai libri, è stato annunciato il primo concorso letterario per opere con tematiche ambientali: Green Word. L’obiettivo è diffondere nuove narrazioni per sensibilizzare a leggere con occhi attenti la prosa in cui siamo. Se mi guardo bene intorno mi rendo conto che a Napoli è la città a scandire il tempo di chi la abita. È la città a decidere. L’inesistente orario dei treni, il costante traffico, il cammino fra gli affollati decumani detta il ritmo delle giornate. Ancor di più se piove e si immobilizzano le strade o se le numerose allerte meteo fanno chiudere le scuole.

Emergenza clima a Napoli

Foto di Gerd Altmann, da Pixabay

L’emergenza climatica e l’ambiente influenzano la vita in qualunque città, ma a Napoli ancora di più. E se improvvisamente ci trovassimo a diventare autori e autrici del nostro tempo? La città, allora, non sarebbe più la stessa e nulla sarebbe inquinato.

Una svolta decisiva in questo senso è avvenuta nel 2015 quando è stata sottoscritta l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile con l’obiettivo di promuovere un programma di azioni, a livello internazionale, che rendano le città più sostenibili, appunto, e sicure. In che modo? Per esempio riorganizzando la mobilità (car sharing e trasporti pubblici) o incoraggiando l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili. Napoli andrebbe incontro a una metamorfosi – che è poi il principio stesso della vita -.

Comincio a pensare a quando di solito alzo lo sguardo fra i vicoli del centro storico: fra i panni stesi (mutande, body, lenzuola, magliette con Maradona) potrei vedere anche pannelli solari e Via Santa Maria di Costantinopoli sarebbe senza traffico con qualche auto elettrica parcheggiata qua e là – ammetto di non aver ancora superato il nervosismo di quel giorno in cui persi uno spettacolo al Teatro Bellini perché imbottigliata fra le auto in fila.

Potrei ancora immaginare sfreccianti monopattini volare lungo via Salvator Rosa e piazza Bellini libera da cocci di vetro e oggetti non indentificati. Ma Napoli è una città talmente umana che talvolta offre il fianco. E noi siamo la generazione che non ha mai visto le lucciole, ma vorrebbe continuare a vedere i panda.

Paola Nitido, scrittrice, ha appena curato il libro “Le vite degli altri abitano la mia. La scrittura del sé nell’opera di Fabrizia Ramondino” Fridrericiana Editrice