“Il Monarca”: un libro che fa luce su De Luca e sui guasti del suo governo

Nei mesi scorsi un appello scritto da intellettuali provenienti dal mondo della cultura e della politica, prevalentemente campani, ha squarciato finalmente il silenzio calato da tempo sul dibattito pubblico e sul Partito Democratico intorno alla figura di Vincenzo De Luca. Autrici e autori dell’appello decidono di indirizzare il testo ad Enrico Letta, ma le loro voci sono rimaste isolate, avendo il segretario del Pd dato loro solo una risposta vaga (“Me ne occuperò nei tempi opportuni”) e che si è tradotta in una sostanziale inerzia rispetto alla cattiva azione politica di De Luca. Nulla di nuovo, dunque: anche in questo Letta non si è discostato dall’esempio dei suoi predecessori.

“Il Monarca”: Vincenzo De Luca tra potere e trasformismo

Oggi parte degli estensori di quell’appello ha dato vita ad un libro, Il Monarca: Vincenzo De Luca, una questione meridionale (Paper First, 2022), curato da Massimiliano Amato e Luciana Libero, che analizza in profondità il personaggio di De Luca, la sua traiettoria politica e le modalità di gestione del potere che lo hanno portato prima a creare un vero e proprio feudo nella città di Salerno e poi ad estenderlo a quasi tutta la Regione Campania. Nel volume si alternano le voci di Licia Amarante, Fabio Avallone, Giuseppe Cantillo, Daniela De Crescenzo, Raffaella Di Leo, Vincenzo Iurillo, Paolo Macry, Marco Plutino, Isaia Sales, Aldo Schiavone, Pietro il monarca de lucaSpirito, Massimo Villone e Massimiliano Amato e Luciana Libero stessi, che con i loro scritti ricostruiscono attentamente i danni prodotti da Vincenzo De Luca e dalla sua lunga stagione di governo prima a Palazzo di Città e poi a Palazzo Santa Lucia. Ne viene fuori un libro importante, soprattutto sul piano politico, anche perché per la prima volta viene fatta una pubblicazione che mette in fila i principali guasti causati dal Presidente della Regione Campania dal ‘93, anno della sua prima elezione a sindaco di Salerno, ad oggi.

Il Monarca, diviso sostanzialmente in due parti, si apre con una serie di brevi saggi che tratteggiano una fenomenologia accurata di Vincenzo De Luca e del suo modo di intendere la politica e la gestione del potere. Noto con i soprannomi significativi di “Pol Pot”, “don Vincenzo” e lo “Sceriffo”, il presidente della Regione Campania viene descritto in questi primi capitoli quasi come un rex legibus solutus: un sovrano – argomentano gli autori – libero da vincoli di legge, la cui azione ha come unico fine il mantenimento del potere per sé e per i suoi figli (un fenomeno che per portata e longevità in Campania è secondo solo alla dinastia Gava). La condanna nei confronti di De Luca, da parte di intellettuali con idee pur assai diverse tra loro è unanime e tra essi spiccano i costituzionalisti Massimo Villone e Marco Plutino: rifuggendo da qualsiasi analisi di tipo moralistico, il primo spiega efficacemente perché un eventuale terzo mandato consecutivo di De Luca in Regione Campania sia incostituzionale e, ad ogni modo, non paragonabile al caso Zaia (esempio da cui De Luca pare aver tratto ispirazione e che si basa anch’esso su un’interpretazione illegittima dell’art. 122 della Costituzione e della sua legge attuativa, la n. 165 del 2004), mentre il secondo traccia un’analisi su come l’ex sindaco di Salerno, attraverso il piglio autoritario e la costruzione di una classe dirigente che risponde a logiche clientelari e trasformiste, abbia contribuito a distruggere il sistema dei partiti in Campania.

Tutti i falsi miti su De Luca

Nei capitoli della seconda metà del libro, invece, con un taglio più giornalistico i vari autori si alternano approfondendo singole questioni della carriera di De Luca e dei gravi problemi creati dalla sua azione di governo negli ambiti della cultura, dell’urbanistica, dell’istruzione, della sanità e della gestione della pandemia e dello smaltimento dei rifiuti. Tra questi scritti risultano particolarmente pungenti quelli di Massimiliano Amato e Raffaella Di Leo: se il primo racconta come De Luca sia stato da sempre un politico demagogico e picconatore (soprattutto nei confronti del suo stesso partito) e come nei tornanti decisivi della sua carriera si sia puntualmente avvalso del sostegno della destra (dal fascista Gaetano Colucci al forzista Nicola Cosentino, arrestato nel 2014 a causa dei suoi rapporti con i casalesi), la seconda smonta il mito della Salerno come “nuovavincenzo de luca Barcellona” e spiega invece come De Luca, nella sua provinciale sfida con Napoli, abbia in realtà devastato il tessuto urbanistico, il paesaggio e la linea di costa della città, disseminandone il territorio con grandi opere ed ecomostri inutili e incompiuti (valga su tutti l’esempio del Crescent).

Ma vengono fuori anche i rapporti ambigui con la magistratura e la impietosa realtà dei fatti sulla lotta al covid condotta dal Presidente-commissario in prima persona: poco trasparente e inefficace, a dispetto della propaganda agitata nelle dirette Facebook durante i mesi del primo e del secondo lockdown. Da questo punto di vista, sono significativi due dati riportati nel libro sui posti letto in terapia intensiva: di quelli annunciati durante la prima ondata del virus – si legge ne Il Monarca – ne è stata realizzata appena la metà, mentre nella notte tra il 4 e il 5 novembre 2020 quelli disponibili sono passati magicamente da duecentoquarantatré a cinquecentonovanta unità, in modo da consentire alla Campania di restare zona gialla. Altro che “primi in Italia”, formula ripetuta ossessivamente da De Luca mentre provava a convincere i cittadini e le cittadine campani della bontà del suo operato.

Un’ascesa che viene da lontano

Ma se De Luca ha potuto compiere quest’ascesa e mantenere ancora oggi incarichi di vertice a quasi trent’anni dal primo mandato da sindaco di Salerno è anche perché ci sono grosse responsabilità di Pds, Ds e Pd, che ne Il Monarca sono evidenziate tutte e senza far sconti a nessuno: basti pensare a come, da ultimo, Matteo Renzi ed Enrico Letta abbiano ritenuto conveniente appoggiarsi al suo sistema di potere, se non addirittura pd microfavorirlo (ricordiamo che Letta nel 2014, nonostante l’incompatibilità con la carica di sindaco di Salerno, nominò De Luca sottosegretario ai trasporti e che Renzi, messa da parte la sua furia rottamatrice, ha avuto in Campania un legame organico col sistema di potere di De Luca, mentre entrambi hanno favorito l’elezione a deputato del figlio maggiore dello “Sceriffo”, Piero, candidandolo in seggi blindati).

Un modus operandi vecchio, che risale già ai tempi in cui Piero Fassino era segretario dei Democratici di Sinistra. Ce ne parla Giuseppe Cantillo: di fronte allo stravolgimento arbitrario dei risultati di un congresso provinciale, l’allora presidente del Comitato Federale di Salerno Cantillo racconta che denunciò la questione al nazionale, ma non ebbe alcuna risposta perché, gli comunicò un rammaricato Giovanni Berlinguer, “con De Luca […] non c’è nulla da fare”. D’altronde, il tacito accordo con il leader della componente dei riformisti si basava, sostiene l’autore, sul più classico dei do ut des: in cambio del sostegno alla sua mozione al II Congresso, Fassino candidò l’ex sindaco di Salerno alla Camera con la lista dell’Ulivo, mentre il capo staff Mario De Biase gli avrebbe scaldato la sedia a Palazzo di Città in attesa che scadessero i termini per poter ottenere il terzo mandato.

Il caso De Luca e la natura del Pd

Dunque Il Monarca è un libro da leggere non solo perché smonta una volta per tutte l’immagine di Vincenzo De Luca come amministratore sì decisionista, ma virtuoso ed efficiente, ma anche perché ci dice tanto su cosa sia diventato il Pd. Un partito che, praticando dal governo l’erosione dello Stato centrale in favore dei localismi regionali, è ormai incapace di far fronte ai suoi presidenti-governatori, diventati col tempo dei veri e propri baroni che incarnano il vertice politico e istituzionale delle Regioni. Un modo d’essere simile in tutto e per tutto a quello che caratterizza la destra e che ha preso piede, pur con significative sfumature e differenze tra Nord e Sud, in tutto il Paese.

In conclusione, dunque, quella de Il Monarca è una lettura per certi versi dura, che lascia rabbia e amarezza, ma che offre una panoramica da un osservatorio ahinoi privilegiato (quello di Salerno e della Campania) sulla decomposizione del campo del centrosinistra al Sud. Un processo in cui De Luca ha svolto un ruolo cruciale.