Il mistero buffo della scalata di Berlusconi
al Quirinale

“Berlusconi” e “Quirinale”, termini già suggestivi se presi separatamente, sono diventati un mistero buffo da quando hanno iniziato a volteggiare uniti nella mediasfera politica italiana. Si leggono plurimi articoli in cui firme di lungo corso tratteggiano, senza che scappi loro da ridere, l’ipotesi di un’elezione a presidente della Repubblica del Silvio nazionale, attualmente eurodeputato e – restauratissimo a favore di obiettivo e telecamera – puntualmente resocontato, dall’incontro in villa con Salvini e Meloni alle varie dichiarazioni, in cui dà sempre nuove prove di uno stile mai così misurato, curiale e  governativo. Federatore dei sedicenti moderati, saldo in arcione e saggio mitigatore dei dissidi nel suo partito tra ala di governo e resto del mondo forzitaliota più inclinato a destra, king maker del futuro primo ministro e nella corsa al Quirinale, addirittura candidato al Colle. Da brividi come idea in sé e per sé, umanamente crudele come idea politica a considerare le reali chances del soggetto e la sua età, ha 85 anni, compiuti a settembre, per concludere il settennato dovrebbe arrivare a superare abbondantemente i novant’anni.

Salvarsi dai processi e non nei processi

Disegno di Makkox, Propaganda live, La7

La damnatio memoriae dei romani antichi rappresentava il tentativo più efficace per eradicare un politico lestofante o in disgrazia fino all’eternità: non punito solo dalla legge ma pure dalla memoria dei cittadini. Per Berlusconi la damnatio memoriae si è trasformata (ad personam, ci mancherebbe) da condanna della memoria del reprobo in condanna della memoria stessa, quindi in invito pubblico alla smemoratezza. E Silvio, oggi gongolante per le rinnovate attenzioni, le intervistone e le luci del varietà finalmente riaccese, di cose da far dimenticare ne avrebbe tantine, forte di un palmarès che continua a crescere. Salvarsi dai processi e non nei processi è stata la stella polare sua e del suo battaglione di avvocati, più combattivo dei Trecento delle Termopili. Sgusciante tra lodo Alfano e legge Cirielli e legge Cirami col “legittimo sospetto” sull’imparzialità del giudice che permette la ricusazione e il trasferimento del processo ad un altro giudice e legge sulla limitazione delle rogatorie internazionali e prescrizioni (tante prescrizioni) e legittimi impedimenti, vedi al proposito l’ultimo graffio del campione, ovvero l’assenza giustificata (con o senza virgolette, di problemi fisici ne ha avuti a bizzeffe) alle ultime udienze della tranche milanese del processo Ruby Ter. “Indisposto”, come uno studente restio a farsi interrogare.

La passerella a Bruxelles

Salvo guizzare a Bruxelles risanato (buon per lui) e con tanto di calotta pilifera glassata da omino della Playmobil al summit del Partito popolare europeo, una botta di autorevolezza ora impreziosita dall’assoluzione a Siena in un filone del solito Ruby Ter. Esito felice così commentato, con la gravitas di una sicura riserva della Repubblica: “Si conferma quello che dico da tempo: i magistrati seri, onesti e competenti sono la maggioranza”. Solo gli imbecilli non cambiano idea e il nostro magari oggi viene illuso con sirene quirinalizie da cortigiani e alleati per convenienza, ma fesso non è, sa graduare i tempi, cogliere le opportunità, adattarsi, al punto di sconfessare il se stesso del 2003, quando il dentino stillava veleno al solo sentire la parola “magistratura”: i giudici sono “persone mentalmente disturbate, altrimenti non potrebbero fare quel lavoro”.

Ruby. Ruby Rubacuori. Karima El Mahroug. Bunga bunga. La nipote di Mubarak. Alla camera i reggicoda poco onorevoli dissero: sì, era la nipote di Mubarak. La verità storpiata. Le lingue tagliate: “L’uso che Biagi, come si chiama quell’altro…? Santoro, ma l’altro… Luttazzi, hanno fatto della televisione pubblica, pagata coi soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere da parte della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga”. Noemi Letizia. Silvio B. tessera P2 1816. “Se non vado in politica, mi mandano in galera e mi fanno fallire”. Vittorio Mangano fattore ad Arcore. “Mussolini non ha mai ammazzato nessuno, Mussolini mandava la gente a fare vacanza al confino”. L’amico Putin.

Incastrato dalla frode fiscale

Ecco, tutto questo e infiniti processi e torsioni di fatti e corruttele dello spirito pubblico e privato e prostituzioni morali e i libri, le inchieste, le querele perché si sa che il potere perdona i corvi e vessa le colombe, ecco, oplà, tutto trapassato, sono cose vecchie no? è la memoria che va condannata, non il “reo”. Che stava quasi per azzeccare l’ennesimo dribbling e si è fatto incastrare per frode fiscale nel processo Mediaset sulla vendita dei diritti tv. Il fisco, un brutto inciampo. Condanna a quattro anni di reclusione, tre anni condonati dall’indulto del 2006, sentenza passata in giudicato dopo l’inutile ricorso, l’ultima disperata raffica in Cassazione (Cass., sez. III pen., sent. 18 marzo 2014 dep. 14 aprile 2013, Pres. Squassoni, Rel. Grillo, Imp. Berlusconi). Col successivo affido in prova ai servizi sociali e poi la decadenza da senatore.

In povere parole si sta chiacchierando – a vanvera, per carità, ma insomma… – della formale proposta di un pregiudicato fatto e rifinito a sedersi dietro la stessa scrivania di Ciampi, Pertini e Mattarella.

Il candidato di bandiera

Chissà se Silvio B. ci crede, se pensa seriamente di recitare la parte del candidato di bandiera del centrodestra nel gennaio prossimo. Di Berlusconi, come del saporito animale vanto dell’Emilia Romagna non si butta via niente, porta ancora voti, fa la sua porca figura. E poi la proverbiale vanità, il sentimento dell’ultimo atto grandioso prima del sipario… Lo stanno usando, questo specchio-icona di un’Italia moderna senza progresso, arricchita pur rimanendo povera non solo di quattrini. Lui così fragile. Una preziosa maiolica, anzi, visto il colore, più un’antica terracotta. Triste, solitario y final.