Il ministro sale in cattedra, condanna il comunismo e dimentica il fascismo

Cari ragazzi, vi raccontiamo una storia. Non la nostra – il fascismo, le deportazioni, l’antisemitismo, i campi di concentramento – perché su di essa è meglio soprassedere. Ma un’altra – il comunismo, le purghe staliniane, i gulag – perché su di essa è meglio fare una bella propaganda per dimostrare che il “male assoluto” è nato lì, tra le steppe russe. Potrà sembrare incredibile e assurdo, ma non lo è: questo è il senso del messaggio che il ministro dell’Istruzione e del Merito (ora si chiama così) Giuseppe Valditara, docente di Diritto, transitato da Alleanza nazionale al Pdl per arrivare alla Lega, ha inviato il 9 novembre a tutti gli studenti di tutte le scuole d’Italia. Lo ha fatto con una lunga lettera nella quale ha illustrato l’”esito drammaticamente fallimentare” del comunismo, “i regimi tirannici spietati” a cui ha dato origine e le “vette di violenza e brutalità” che è stato in grado di raggiungere, per poi finalmente essere abbattuto il 9 novembre del 1989 dal crollo del muro di Berlino che è una “festa della nostra liberaldemocrazia”. Una vera “festa della libertà”, come volle una legge approvata dalla destra nel 2005 durante il governo Berlusconi.

Propaganda becera

Propaganda becera, direte voi, compiuta strumentalizzando una tragedia vera. Ma non è solo questo. Perché il problema, un bel problema, è che ieri si ricordava anche un’altra data importante che ha molto a che fare con la ferocia e con la libertà: 9 novembre 1938, la “Notte dei cristalli”, quando scattò il progrom nei confronti di migliaia e migliaia di ebrei in tutta la Germania nazista. Vennero presi nelle loro case, picchiati, caricati sui treni, portati nei campi di concentramento, uccisi. Fu l’inizio dell’Olocausto e della più grande tragedia della nostra storia. Il male assoluto, appunto. Quella data, il 9 novembre, proprio perché è il simbolo della ferocia nazista che ha squassato l’Europa e fatto milioni di morti, è stata dichiarata dall’Onu “giornata mondiale contro il fascismo e l’antisemitismo”.

Il ministro Valditara al momento del giuramento

Ora, che dopo aver giurato sulla Costituzione, il ministro dell’Istruzione della Repubblica italiana cancelli volutamente un fatto così enorme e tragico che ha segnato la storia dell’Europa e che è impresso nella nostra memoria di italiani, e che poi, trasformandosi in un novello ministro della cultura popolare – quello inventato da Mussolini durante la sua dittatura – si faccia portavoce di una bieca propaganda di governo, è un oltraggio indecente e inaccettabile. È un’operazione di falsificazione della storia. È una vergognosa opera di rimozione in un Paese come l’Italia dove ha agito, per un ventennio, un violento regime fascista che ha superato ogni vetta di violenza e di brutalità.

Su questa strada il ministro non si è trovato solo. Ha ricevuto l’autorevole avallo della presidente del consiglio Giorgia Meloni, quella che in Parlamento ha detto di non aver mai subìto il fascino del fascismo. La quale, in un video ben studiato, ha ritenuto di dover ricordare, anche lei con toni altisonanti, il crollo del Muro di Berlino che ha segnato “il tramonto del comunismo sovietico e con esso dei regimi totalitari che avevano dominato il ‘900 europeo”, Si dà il caso che ci siano stati regimi totalitari che avevano dominato il ‘900 – il nazismo e il fascismo – che sono caduti grazie alla Resistenza e alla guerra di Liberazione, parole evidentemente impronunciabili in certi ambienti governativi. Ma anche lei, con un tratto di penna, ha cancellato tutto. E così. dopo essersi dimenticata il centenario della marcia su Roma il 28 ottobre, ora dimentica tutto il resto. Via, non c’è più.

Meloni, falsità e mistificazione

Ma la storia, che si sa essere maestra di vita, non è per nulla maestra per chi vuole travisarla e riscriverla pro domo sua, cambiando alcuni fatti e cancellandone altri, nel tentativo di ritrovare una perduta verginità politica e di imporre al Paese una narrazione storica falsa e mistificatoria. Che lo si faccia coinvolgendo gli studenti, i quali dovrebbero essere introdotti all’esercizio del pensiero critico invece che alla propaganda di regime, dimostra – in barba alla retorica della prima donna premier – quanto siano gravi le scelte di questo governo e quanto alto sia il rischio che corre la nostra democrazia nata dalla Resistenza antifascista e dal sacrificio di tanti partigiani, loro sì veri patrioti nel buio della dittatura. La vicenda dei migranti tenuti in ostaggio sulle navi prima di essere liberati – quelli che un altro ministro della Repubblica ha definito “carichi residuali” – è un’ulteriore prova del tentativo di snaturare la Repubblica e di calpestare i valori su cui è stata costruita. Difronte a ciò, non si può restare inerti, non si può tacere. E noi non lo faremo.