Il miele della poesia sulle ferite del conflitto tra Russia e Ucraina

Tra le molteplici iniziative dedicate alla Giornata mondiale della Poesia di lunedì 21 marzo vale la pena raccontare chi ha deciso di far dialogare ucraini e russi, coinvolti in un sanguinoso conflitto, ma da sempre fraternamente vicini anche nella letteratura.
E’ il caso di Paolo Ruffilli che su Italian Poetry traduce e adatta testi di importanti scrittori contemporanei: Eldar Alikhasovich Akhadov, Yurii Ihorovych Andrukhovych, Natalka Bilotserkivets, Evgenij Aleksandrovič Evtušenko, Elena Nikolayevna Fanailova Aleksandr Nikolayevich Karpenko, Lina Kostenko, Yulia Musakovska, Victor Neborak, Vera Anatolyevna Pavlova, Ol’ga Aleksandrovna Sedakova, Elena Andreevna Švarc, Oksana Stefanivna Zabuzhko, Yury Alexandrovich Zavadsky.

Creare ponti tra Russia e Ucraina

Tale progetto “si propone di rilanciare il messaggio autentico della cultura che aspira a porsi come occasione per superare gli odi e le contrapposizioni e a creare ponti tra posizioni distanti e incompatibili. In questo senso noi pratichiamo e proponiamo la poesia – affermano gli organizzatori – come dialogo tra tutti gli uomini, al di sopra degli schieramenti politici e delle ideologie. Mentre condanniamo in assoluto la follia della guerra, riteniamo fondamentale non ostracizzare gli artisti e gli scrittori per le scelte e le colpe dei loro governi e in questa giornata ufficiale decisa dall’Unesco perciò proponiamo una serie di poeti russi e ucraini (in ordine alfabetico) come testimonianza della comunanza imprescindibile di valori che sono al di sopra di qualsiasi occasione di scontro e di violenza, come istanze e bisogni comuni a tutti gli esseri umani”.
E non è certo questo l’unico caso: Poetizer ad esempio, realtà molto nota su Instagram, ha lanciato una vera e propria campagna chiamando a raccolta poeti da tutto il mondo con l’hashtag #WeStandWithU. Una sorta di catena umana contro le aberrazioni di questi atti disumani in netta controtendenza a quella che pare essere la propensione della poesia italiana a non considerare necessaria una presa di posizione netta sulle tematiche stringenti.

Sulle orme di Ripellino

Andrebbe riportata alla memoria una “storica” pubblicazione come Nuovi poeti sovietici, uscita per Einaudi e curata da Angelo Maria Ripellino nel 1961. In un contesto completamente diverso rispetto all’attuale, che da un lato vede la conclusione del conflitto mondiale da poco trascorso, dall’altro l’evoluzione dell’ideologia comunista, che proprio in quegli anni inizia ad affrontare una transizione che porterà fino all’era Gorbaciov e agli odierni scenari, la visione di Ripellino stigmatizza chi come Jaroslav Smeljakòv, nel raccontare un secco rigorismo, presenta una società dogmatica, mentre individua nella rottura della “nouvelle vague” di David Samòjlov, Bella Achmadulina e Svetlana Evsèeva i margini per una ripartenza culturale guidata dal più noto poeta di quella stagione, Evgenij Evtušenko assieme ad un esordiente Andrèj Voznesènskij.

La poesia è resistenza

Certo di quella stagione rimane molto poco nella nostra memoria così concentrata sulle piccole faccende domestiche o su qualche immagine distrattamente intravista sui mezzi di informazione. Altrove gli scenari sono ben differenti ma colpisce la reazione di gran parte della cultura impegnata con fermezza nel ribadire la necessità di un superamento di confini e tensioni. Forse dalla letteratura sta arrivando una delle più strenue forme di resistenza alla disumanità che una parte dei nostri governatori ovunque nel mondo sta dimostrando. Possa un sentimento popolare essere più forte di mille tatticismi disumani.

Che sia lieve. Come il tratto della penna.
Che sia eterno. Come splendida memoria.
Questa luce bianca – una scorza di betulla,
e nei giorni scuri debolmente bianca.
Ha già provato oggi a nevicare.
L’autunno soffocava per il fumo.
Che resti amaro. Come il ricordo che ho di te.
E sia però lucente, come il più vivo tra i ricordi.
Che non si svegli a un richiamo di tristezza.
E che il dolore non si desti da una lettera.
Che sia lieve. Pur essendo solo un sogno
che ha sfiorato la memoria con le labbra.

Lina Kostenko