Il segnale di Napoli
non va ignorato:
servono i soldi del Mes

C’è da augurarsi che il moto di protesta napoletano sia un fatto circoscritto e limitato. C’è da condannare fermamente comunque ogni atto di violenza e di aggressione che pure in essa si è prodotto: contro le forze dell’ordine; contro altri cittadini, e giornalisti in particolare; contro la città con blocchi e incendi.

Non è difficile intravedere i tratti di una protesta anche mossa all’interno di una zona grigia della società che opera al confine con o sotto la stessa influenza della camorra.
E però può anche darsi, che non di solo agitazione strumentale si tratti. Del resto fenomeni del genere si vanno presentando in diversi contesti geografici dell’Europa nei quali di sicuro non vi sono potenzialmente componenti criminali.

Innesco pericoloso

Può darsi allora che gli effetti economici della pandemia su un tessuto sociale già sfibrato dalla crisi di primavera si presentino insopportabili per una vasta platea che già vive in una condizione di precarietà strutturale, di fronte ad una incipiente e radicale ‘chiusura’, sempre più necessitata dal progredire impetuoso del contagio.
Può darsi che tutto un mondo sociale, escluso dal sistema protettivo della cassa integrazione, del blocco dei licenziamenti, del lavoro pubblico ( e vivaddio che almeno per una parte larga di società questa rete c’è, checché ne dica l’ineffabile Presidente di Confindustria ), possa rappresentare una base di innesco per proteste che possono anche assumere i tratti di una rivolta. E comunque, questa rappresenta sicuramente l’area sociale più delicata nei confronti della quale intervenire per togliere l’erba sotto i piedi ad ogni disegno della camorra o di altre forze ( vedi l’estrema destra a Roma in queste ore ), tendente a farla diventare base di manovra per propri scellerati disegni. E meno male che c’è il Reddito di cittadinanza.

Se è così, allora, servono subito idee e risorse economiche da mettere in campo, di sostegno e di vita per i settori più esposti della società. Ora. Perché ora è lo sforzo per contenere la diffusione della seconda ondata della pandemia.

Le risorse scarseggiano, come è evidente. I 209 miliardi europei cominceranno a rendersi disponibili dalla metà del prossimo anno e, peraltro, non ancora conclusa è la trattativa sulle modalità di uso e l’Unione sembra di nuovo impantanata.
Già oggi il Governo sta agendo necessariamente ‘a debito’ , reperendo risorse sul mercato finanziario.

L’urgenza del Mes

E allora, visto che di questo si tratta, davvero non si capisce il non utilizzo ancora oggi dei fondi disponibili del MES, 30 miliardi a condizioni che nessun mercato finanziario potrebbe offrire. Se ne può fare a meno? Bene. In caso contrario, si vincano le resistenze. Né si capisce perché, coloro che ne sono convinti, invece, non dicono con chiarezza per farne cosa e come utilizzarli: questo darebbe alla loro posizione una forza in più.

Proviamo a dire con chiarezza allora noi: per sostenere tutti gli interventi di oggi dell’emergenza in campo sanitario; per potenziare tutte le strutture sanitarie con mezzi apparecchiature e personale necessari; per sostenere uno screening di massa e permanente della popolazione; per potenziare in modo drastico, per l’oggi e per il futuro, la medicina di base e quella preventiva territoriale avviando rapidamente la formazione e l’assunzione di alcune decine di migliaia di medici e di personale sanitario e socio-sanitario ( dica il Ministro della Sanità per quante unità ), in tutto il paese per costruire quella medicina di prossimità indispensabile per assicurare la cura e l’intervento al presentarsi dei primi sintomi di questa come di qualsiasi altra patologia. E per fare sì che in questa situazione non si vedano annullati una visita, un controllo, una terapia, un accertamento, una cura per patologie diverse dal Covid.

In fila per il tampone

30 miliardi per fare tutto questo. E per liberarne altrettanti dal bilancio pubblico con parte dei quali realizzare esattamente quegli interventi di copertura sociale per tutti quei settori direttamente colpiti dalle necessarie misure di chiusura e che altrimenti si vedrebbero nell’immediato senza alcuna prospettiva: nelle prossime giornate e settimane e non lontano nel tempo.

E, con altra parte delle risorse liberate, sostenere investimenti diretti di sviluppo e di occupazione: tra le tante cose da fare, oltre quelle urgentissime sul piano strettamente sanitario, queste appaiono non meno urgenti.

Uno sguardo critico sugli errori fatti

Napoli può essere una spia. Guai a non coglierne tutte le potenziali implicazioni.
Poi è anche il tempo di capire se e cosa non ha funzionato nel 4-5 mesi alle nostre spalle, a livello di Governo e di Regioni: ed è evidente che qualcosa non ha funzionato come avrebbe dovuto. Anche nella Campania dei primati del suo Presidente.
Certo non possono essere credibili una opposizione e una destra che in questi mesi hanno sostenuto tutto e il contrario di tutto ma sempre, in modo costante, bordeggiando, quando non anche esplicitamente sposando, le più assurde posizioni negazioniste.

E però non bisogna abbassare uno sguardo critico, proprio dentro l’emergenza più acuta: altre volte non si è stati capaci di coltivarlo appieno questo spirito critico e non si sono prodotte buone cose: mi tornano ancora alla mente vicende napoletane di un decennio fa. Il più alto senso di responsabilità sociale e individuale deve accompagnarsi al vigile esercizio di una azione critica e partecipativa. Anche così si vince la pandemia. Non dimentichiamocelo per le prossime difficili ore che si preparano per tutti noi.