Il medico di base
anche per i senza casa:
l’Emilia traccia la strada

Antonio Mumolo, avvocato giuslavorista, consigliere regionale PD  in Emilia Romagna, presidente dell’Associazione “Avvocato di strada” è un tipo ostinato. Il suo DNA ha una anomalia: ha il virus della solidarietà verso i più fragili. Nel corso del tempo è stato uno dei fondatori di “Piazza Grande” il giornale degli homeless bolognesi e ha fondato l’associazione di avvocati volontari che difendono gratuitamente i senzatetto nelle cause civili che a volte si trovano ad affrontare.

L’ultima battaglia, che combatte ormai da anni è  quella per l’istituzione di una legge che tuteli la salute delle persone “senza fissa dimora” dando loro la possibilità di avere un medico di base di riferimento che garantisca loro l’accesso alle cure, ai farmaci, ai controlli ospedalieri. Ora, finalmente, pare che questa proposta possa venire accolta grazie a un disegno di legge regionale (primo in Italia) che lui ha presentato e che ha ricevuto il voto positivo dalla Commissione Sanità della Regione.

Ho cercato Antonio Mumolo per saperne di più.

Lei è uno che non si arrende, vero? Perché ha deciso di impegnarsi su questo terreno?

“Sono partito dalla constatazione che la pur avanzatissima Legge 23 dicembre 1978, n. 833 “Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale” che garantiva l’assistenza medica pubblica a tutti i cittadini italiani, aveva in sé un cono d’ombra. Nell’articolo 19 che riguardava le prestazioni delle unità sanitarie locali veniva detto: “Gli utenti del servizio sanitario nazionale sono iscritti in appositi elenchi periodicamente aggiornati presso l’unità sanitaria locale nel cui territorio hanno la residenza.”

Quindi la parola magica era “Residenza” giusto?

“Già.  Quando diciamo “senza fissa dimora”, pensiamo subito ai clochard, ma teniamo presente che si può restare senza casa, e dunque senza residenza, per tanti motivi diversi e per periodi prolungati: una separazione, la perdita del lavoro, un mutuo che non si riesce a onorare… contingenze che espongono una persona che rimane senza casa  e a  trovarsi improvvisamente senza il riferimento di un medico di base  diventando un cittadino che da un giorno all’altro rischia la sua salute.”

 Come mai proprio adesso questo disegno di legge? C’entra il Covid?

“Il Covid ci ha resi tutti più consapevoli che il diritto alla salute è un diritto collettivo, e non solo un diritto soggettivo garantito dall’art. 32 della Costituzione, ma in passato io avevo già tentato due volte di far passare in Parlamento una legge che sanasse questa anomalia: una volta attraverso l’allora senatore Ignazio Marino e un’altra attraverso il senatore Sergio Lo Giudice. Ma entrambe le volte la proposta si era arenata.

E’ stato solo dopo la riforma costituzionale del 2001 in cui lo Stato ha delegato alle Regioni una serie di competenze, fra cui la tutela della salute, che si è aperto uno spiraglio e ho pensato che se non si riusciva a riformare la legge nazionale, sarebbe però stato possibile agire attraverso una legge regionale per ottenere il medesimo risultato ovvero dare un medico di base alle persone senza dimora. E così è stato. Il mio progetto di legge è stato votato da tutti gli schieramenti della sinistra. Le destre non hanno partecipato al voto (ma non hanno votato contro) e questo mi sembra un segnale positivo.

Questione di settimane

Quando si saprà se è positivo davvero?

Verso la fine di luglio il progetto dovrebbe essere discusso in Consiglio Regionale e se, come spero, sarà approvato, si passerà in tempi brevi a stilare il regolamento che consentirà a queste persone di accedere a questo servizio.   La mia proposta prevede che gli homeless, a seguito di segnalazione dei servizi sociali, possano iscriversi alle liste AUSL e avere un medico di base di propria fiducia, avere diritto alla prescrizione di farmaci, prenotare esami e visite specialistiche.

Sarò brutale: ok la solidarietà ed essendo di sinistra, sarei  commossa e orgogliosa se questa legge venisse approvata, ma vorrei anche essere sicura che i soldi delle tasse che pago non vengano sprecati.

(Mumolo ride)

“Tranquilla: l’obiettivo di questa legge è anche quello di razionalizzare l’uso delle risorse pubbliche visto che i costi per il sistema sanitario sono esponenzialmente molto più alti se gli homeless ogni volta che hanno un problema di salute devono rivolgersi al Pronto Soccorso piuttosto che a un medico di base. I numeri parlano chiaro: oggi ogni singolo accesso al Pronto Soccorso comporta per ogni singolo utente una spesa per l’erario da 150 a 400 euro, mentre il medico di base “costa” meno di 100 euro all’anno a persona. Dare un medico anche alle persone senza dimora garantirà la loro salute e quella di tutti noi, ma ci farà anche risparmiare.”

Quindi se passa la legge faremo da apripista?

In un certo senso, sì. Già diverse Regioni ci hanno chiesto il testo della proposta.  La speranza è che il senso di giustizia e la solidarietà, siano malattie infettive!