Il Manifesto degli studenti: meno armi, più soldi alla scuola

Gli studenti prendono la parola, e piazzano sul tavolo delle forze politiche un “Manifesto nazionale della Scuola” che punta a rivedere dalle fondamenta l’attuale sistema di istruzione. Il documento è stato presentato a Montecitorio dagli esponenti dell’Unione degli studenti. I giovani chiedono una profonda rivoluzione, a partire dal diritto allo studio, oggi di fatto negato soprattutto ai ragazzi più poveri, in un Paese dove ogni anno mezzo milione di studenti, in prevalenza nelle aree interne meno sviluppate, abbandona la scuola. Denunciano un sistema che aumenta le differenze, invece di colmarle, che pesa sui bilanci familiari, a dispetto della gratuità chiesta in Costituzione. Una istituzione, la scuola, che emargina e punisce i più deboli, che educa alla competizione invece che alla cooperazione e all’inclusione di tutti. Per cambiare occorre decidersi finalmente a investire almeno quanto il resto d’Europa. All’Italia manca una trentina di miliardi l’anno di spesa in istruzione per mettersi in linea con l’Unione: un’intera Finanziaria.

Undici proposte per la scuola

“Esprimiamo tutta la nostra rabbia per l’invio di armi, l’aumento della spesa militare, la costruzione di una nuova base militare. Cose folli”. Esordisce così, senza troppi distinguo, Luca Redolfi, il coordinatore dell’Unione degli studenti presentando il testo. Il movimento entra nel Palazzo, su invito della presidente della Commissione cultura Vittoria Casa, insieme a tutta la rete delle associazioni e dei sindacati che hanno accompagnato la mobilitazione studentesca nell’ultimo anno: sono collegati in videoconferenza, tra gli altri, l’Arci, l’associazione Libera, la Flc-Cgil, Actionaid, Legambiente. Nel mirino finisce subito il ministro Patrizio Bianchi: “Ci aveva promesso che avrebbe aperto un tavolo: stiamo ancora aspettando. Ci ha preso in giro per un anno, ma ora il tempo dell’attesa è finito. Vogliamo fatti concreti, non promesse”. Ad affondare sul ministro è anche il segretario della Flc Cgil Francesco Sinopoli: “Il ministero è di fatto commissariato – dichiara – Abbiamo appreso dai giornali dell’esistenza di un decreto sul reclutamento scritto dalla Commissione europea, un decreto in cui si ripropone il sistema dei quiz. Inaccettabile sia nel metodo che nel merito. Bene, quindi, che gli studenti abbiano ripreso la parola”.

Il Manifesto contiene undici aree tematiche, dal diritto allo studio alla didattica, la digitalizzazione e la valutazione, l’edilizia scolastica, il rapporto della scuola con il mondo del lavoro e con il territorio, il tema della partecipazione e la rappresentanza, e infine una proposta di riordino complessivo dei cicli scolastici, un focus sulla salute e sul benessere psicologico e l’ampliamento dello Statuto delle studentesse e degli studenti. Il lavoro nasce a valle di un anno di forte mobilitazione, a partire dal 19 novembre scorso, quando sono iniziate le prime manifestazioni. Gennaio e febbraio sono stati i mesi più intensi, quelli che hanno anche registrato la morte di due studenti durante uno stage di formazione al lavoro. A questa forte pressione si è risposto con azioni di polizia, o gravi sanzioni disciplinari.

Ma nulla si è fatto per ascoltare le richieste dei giovani. Tra queste c’è la proposta di un reddito di formazione che sostenga direttamente gli studenti meno abbienti, unito a forme di aiuto su trasporti, libri di testo e consumi culturali. I giovani chiedono anche una nuova didattica, la riscrittura dei programmi, l’eliminazione di verifiche punitive e l’introduzione di sistemi cooperativi e di collaborazione tra pari per l’apprendimento. Bocciata senza appello l’attuale alternanza scuola-lavoro, affidata sostanzialmente alle aziende sterne. Secondo gli studenti è la scuola che deve gestire programmi di orientamento al lavoro. Molto importante per i giovani l’attenzione al benessere psicologico e quindi la creazione di un ambiente inclusivo e sicuro. Le proposte ci sono. Ora spetta agli interlocutori “dare risposte coerenti e non vuote promesse”, conclude Redolfi.