Il giovane Simone e l’anarchico Cospito, capri espiatori del governo

Si avverte sempre più forte la sensazione che la crudeltà gratuita, il rigore esasperato ma solo in una direzione, il sostegno alla necessità di dare sempre di più lezioni esemplari ma sempre a una stessa parte, mescolata ad un desiderio di rivincita camuffato da rispetto delle regole, stiano condizionando le nostre vite. O meglio sempre quelle di una parte.

C’è da intendersi che nessuna difesa di reati anche minori viene qui avanzata. E che chi ne compie uno deve pagare per quel che ha fatto. Ma da un po’ di tempo si avverte un atteggiamento da punizione esemplare, colpirne uno per educarne cento, che spaventa e rattrista. Le istituzioni, governo, magistratura, forze dell’ordine dovrebbero garantire la fiducia dei cittadini in esse. Ed invece non è così. Il pugno duro o la decisione esemplare soddisfano certamente la pancia di un Paese che solo pochi mesi fa ha concesso ad una destra, non certo di rinnovamento, di andare al governo conquistando tutti i posti di comando già disponibili e preparandosi per tutti gli altri.

Storie diverse, uguali pene sproporzionate

Milano - Tribunale, udienza per decidere la sorveglianza speciale su l' attivista di Ultima Generazione Simone Ficicchia
Milano, udienza per decidere la sorveglianza speciale su l’ attivista di Ultima Generazione Simone Ficicchia (foto Maurizio Maule / Fotogramma)

Sotto gli occhi sgomenti dell’altra politica, di quelli che con fatica cercano di ritornare interlocutori, scorrono così le vicende di Simone Ficicchia e di Alfredo Cospito. Due storie molto diverse, che in altri tempi non si sarebbero incontrate. In questi giorni di accorato spegnimento dei valori di civiltà e di confronto, si possono mettere insieme le vicende di un ventenne esponente del movimento ambientalista, “un soggetto socialmente pericoloso” per aver imbrattato assieme ai suoi amici di “Ultima generazione” la facciata della Scala di Milano ed essersi incollato mesi prima al vetro della Primavera di Botticelli agli Uffizi. Un atto dimostrativo, da condannare ma quanto è giusto in un’aula di Tribunale? Per Simone, ventenne di Voghera, incensurato, responsabile di azioni non violente portate avanti per sensibilizzare sull’emergenza della crisi climatica, la questura di Pavia ha chiesto la “sorveglianza speciale” che tocca ai peggiori delinquenti dato che è disciplinata dal Codice dell’antimafia. Tant’è che i giudici di Milano, chiamati a decidere, e lo faranno tra un mese, già in fase di rinvio l’hanno ridimensionata a sorveglianza semplice. Lo stesso Pm ha definito “il contesto di queste condotte di limitata offensività” ed “eccessive” le richieste della Questura.

Altra è la storia di Alfredo Cospito, anarchico di 56 anni, colpevole di gravi reati come la gambizzazione di un dirigente dell’Ansaldo ma anche di aver piazzato nel 2006 due ordigni a basso potenziale presso la scuola Allievi Carabinieri di Cuneo, sconta la sua pena a 21 anni di reclusione nel carcere di Bancali a Sassari in regime di 41 bis. La Cassazione ha riformulato l’accusa contro il detenuto individuandola come strage contro la sicurezza dello Stato, un reato che prevede l’ergastolo ostativo. Non ci sono state vittime a seguito delle azioni di Cospito ma il 41 bis è scattato.  Vive in una cella angusta, solo un’ora d’aria, nessun contatto umano all’interno né con l’esterno attraverso le lettere che lo tenevano in collegamento con i suoi compagni di idee. Da ottanta giorni il detenuto fa lo sciopero della fame. E’ “in condizioni ampiamente preoccupanti” per il garante dei detenuti che lo ha visitato ma è “determinato a proseguire fino alle estreme conseguenze”.

“Intervenga il ministro Nordio”

Roma, anarchici in corteo: proteste contro il 41bis di Alfredo Cospito ph Matteo Nardone / ipa-agency.net / Fotogramma

Ci sono stati appelli di intellettuali che hanno chiesto al ministro Nordio “un gesto di umanità e coraggio” nei confronti dell’anarchico “a un passo dalla morte”. Un’interrogazione urgente per il ragazzo di Ultima generazione è stata presentata al ministro dell’Interno dall’onorevole Orlando che ha sottolineato la “sproporzione tra offesa effettiva e sanzione”, fatto che presenta “implicazioni preoccupanti per la salute della democrazia e per la protezione dei diritti umani”.

Resta il fatto che queste due storie fanno male. Forse perché sono ambientate in un sistema in cui, più che in altri momenti, sembra prevalere un tratto di cattiveria maggiore che in altre epoche, forse per responsabilità del clima instaurato dal governo della giovane italiana e del suo manipolo di ministri, sottosegretari, portaborse. Un governo può essere buono, incapace, indulgente, scadente ma cattivo proprio no.

Quanta crudeltà c’è nel mandare nei porti più lontani dal salvataggio le navi degli immigrati a cui viene inflitta la pena ulteriore di altri giorni di navigazione? Non è una cattiveria vietare più di un salvataggio? E disorientare il cittadino che con fatica si è abituato alle novità tecnologiche per stabilire un contatto con lo Stato, la minaccia di ricominciare daccapo mandando in pensione lo Spid, non è una inutile cattiveria? E il contestato reddito di cittadinanza, una misura certamente da modificare e regolare, doveva essere proprio liquidato senza certezze per coloro cui sarà tolto? Se anche solo pochi sono poveri e non truffatori chi se li porta sulla coscienza? E il decreto contro i rave abusivi? Chi ha buona memoria si ricorderà anche la minaccia, poi rientrata ma solo per un anno, delle ricette mediche non più on line ma da ritirare in fila nello studio affollato dei medici di base che sono sempre di meno. Mentre si continua a strizzare l’occhio agli evasori quei trenta euro in più alle pensioni minime, e solo per un anno, gridano vendetta…e così via.