Il futuro sorretto da esili fogli di carta, la prosa poetica di Martina Campi

Nell’opera di Martina Campi è possibile ritrovare un universo distonico e disforico, figlio della contemporaneità, che attraverso la prosa poetica restituisce un senso di stasi non più solamente pratico, dovuto alle restrizioni, ma che racconta soprattutto un immobilismo umano, nei rapporti e nella memoria degli affetti anche minimi.

“Corriamo giù per il prato e poi via, verso il paese. Poi camminiamo senza farci notare tra la gente, nella piazzetta di là dal fiume. E’ ancora notte ma tutti si spostano. Nella piazzetta ci sono le onde. E noi siamo sopra una barchetta in mezzo alle onde. E noi sulla barchetta sballottata dalle onde ci teniamo stretti e guardiamo le luci dentro le case.”

Martina Campi

Come nelle “finestre alte” narrate dal poeta inglese Philip Larkin (autore di cui proprio quest’anno si celebra il centenario dalla nascita e di cui doverosamente in questi mesi stanno uscendo ripubblicazioni con nuove traduzioni e curatele) a cui questo testo sembra avvicinarsi, sembra alto il distacco tra le vite di tutti e le mura che contengono le case; esse delimitano spazi ancora più elevati, simili a fossati, distacchi umani.

“Gli edifici sono cadenti e dentro al posto del pavimento ci sono le passerelle di legno e le passerelle sono sospese a grandi altezze su piani instabili e pericolanti. C’è ancora qualche auto, parcheggiata qui, da quelli che sembrano decenni. Loro rispondono che camminare è sicuro e percorriamo piano su piano lungo le passerelle. Quando le passerelle non ci sono più e al loro posto troviamo fogli vecchi di giornale, anche loro non ci sono più. “

A inasprire questo senso di distacco ha pensato nei giorni scorsi il Senato bocciando la proposta di legge (DL 221/21) che avrebbe reso possibili indennizzi per i parenti dei medici morti in servizio in questi mesi a causa del Covid (369 ad oggi) o per i professionisti sopravvissuti ma rimasti con gravi conseguenze per la propria salute. Trasformato in un ordine del giorno e lasciato alla volontà del Governo questo tema è divenuto l’emblema dell’incuria con la quale i “cosiddetti eroi” sono stati velocemente abbandonati, venuto meno il picco dell’emergenza.

Una cifra anche simbolica per chi con la propria vita e la propria abnegazione ha pagato decenni di incuria che hanno attanagliato buona parte della sanità pubblica, negli anni attrice degli sprechi e della corruzione del nostro paese: pagano questi operatori disinteressi e favoritismi, reparti fatiscenti e strutture inadeguate che ampiamente percorrono il nostro paese e che sono diventati semplici numeri che appaiono e scompaiono tra le cronache dei notiziari.

Il sacrificio è nella sostanza un prezzo ritenuto opportuno al consenso ottenuto attraverso il trascorrere di questa fase, un consenso che si abbandona a una retorica svuotata da ogni significato, in una comunità che non è più tale ma è la sommatoria di singoli interessi.

Questa realtà distonica e disforica va scongiurata con la stessa veemenza con cui nei mesi scorsi abbiamo affrontato i segnali che da più parti erano visibili e che anche in queste pagine abbiamo sottolineato. La scelta è che, come nei testi di Martina Campi, attraversiamo territori resi deserti, privati di qualsiasi visione non dico collettiva ma almeno comunitaria, prossimale.

L’alternativa all’inumano, raccontato in maniera fedele in queste pagine, è la più necessaria possibilità che ci deve coinvolgere perché, per usare il testo già citato, quando nell’attraversare ogni passaggio non saremo più sorretti da passerelle ma da semplici fogli di giornale, allora in quel momento sarà impossibile qualsiasi cosa che non sia precipitare in un vuoto che già ci attanaglia e ci riempie di paura e incertezza per il futuro. Non può il nostro futuro sorreggersi su esili fogli di carta, non può il nostro presente vivere solo della contingenza, come un branco di lupi affamati che si riversano in strada in attesa di sbranare la prima fragile bestia che si pone innanzi a loro.

Martina Campi, Se le avventure fossero giorni, Howhelia 2021.