Il declino dell’antipolitica e della politica: ci aspetta un futuro tecnocratico?

Vi ricordate il significato delle 5 stelle del Movimento fondato da Grillo? Nell’ultima versione le stelle stanno a rappresentare i 5 punti cardine intorni ai quali costruire una nuova società. Beni comuni, ecologia integrale, giustizia sociale, innovazione tecnologica ed economia eco-sociale di mercato. Un programma ambizioso ed ampiamente condivisibile, rafforzato dal suo ‘venire dal basso’ e dal mettere al primo posto ‘i problemi della gente’. E che infatti è stato capace di intercettare un ampio consenso tra elettori ed elettrici.

Il Vaffa-day di Bologna nel settembre 2007 – Foto di Pietro Tasso da Wikipedia

Un percorso disastroso

A guardare quel che accade oggi al M5S c’è da rimanere di stucco. Più che di crisi si potrebbe a buon diritto parlare di implosione. L’antipolitica che ha contraddistinto questa proposta è stata talmente vorace che o si è mangiata tutta la politica, rimanendo estranea e antagonista al palazzo, o si è tradotta in un atteggiamento democristiano e doroteo, varcando quella soglia. Di tale percorso sono testimonianza le ben misere briciole del contenzioso sulla sospensione dello Statuto e l’attacco interno, quasi squadrista, contro Luigi di Maio, che al di là dello specifico episodio conferma tanto la refrattarietà strutturale del M5S alla discussione, quanto la tendenza a risolvere le questioni cacciando chi dissente. Per non parlare della contrapposizione Conte vs. di Maio, incomprensibile fuori da una logica di meri giochi di potere; e di Alessandro di Battista, un vero illusionista della rivoluzione. A chiudere il cerchio, un personale politico spesso arrogante, dilettantistico e trasformista, che ha premiato le non competenze facendole passare per inedite capacità in grado di dare risposta al professionismo politico.

Niente di più lontano dai bisogni urgenti di cittadine e cittadini: lavoro e occupazione, lotta alla povertà, istruzione e inclusione, solo per citarne alcuni. C’è davvero da chiedersi dove vivano questi politici o aspiranti tali. Ma forse c’è da interrogarsi a fondo, non tanto sulle ragioni dell’antipolitica, ma sulla sua capacità di trasformarsi in pensiero critico vero, capace di fare proposte intorno a cui trovare consenso per trasformare la società. Le ragioni dell’antipolitica sono senza dubbio state rafforzate, in un processo che prende corpo a partire dalla fine del secolo scorso, dalla palese incapacità delle élite economiche e politiche di dare risposte adeguate alla crisi che dal 2008 ha fatto crescere il livello di diseguaglianza e povertà nei paesi europei. E’ noto che questa incapacità abbia creato spazi per risposte populiste e autoritarie, sia in Italia che nell’Unione europea, soprattutto sul suo versante orientale. Il M5S è apparso capace di intercettare questa tendenza, di recuperare scontento e risentimento alla destra e di dirottarli verso lidi più compatibili con una politica democratica, sebbene rivisitata in chiave anti rappresentativa nel senso di un ritorno, anche questo miseramente fallito, alla democrazia diretta in veste social media.

Beppe Grillo – foto di Niccolò Caranti da Wikipedia

L’implosione del M5S coinvolgerà la sinistra

Non c’è però da gioire di questa implosione. La crisi del M5S non potrà che riverberarsi sulla crisi dell’intera sinistra, venendo meno in tal modo l’unico alleato per il Partito Democratico. Questa alleanza, per quanto difficile, è la sola possibilità che la sinistra ha di costruire un’alternativa di governo alla destra. A meno che essa non si accontenti di ricordarci solo ciò che non funziona, ciò che non va, nel tentativo di esasperare una conflittualità che però senza una visione delle soluzioni adeguate in termini istituzionali, di governo e di politiche pubbliche, resta una pura testimonianza di antagonismo, e quel che è peggio, lascia la società intatta, così com’è. In definitiva, non abbiamo scampo: ci vuole più politica, ma buona politica, non quella a cui abbiamo assistito anche nel corso delle votazioni per la presidenza della Repubblica. Quel che resta, dopo il fallimento dell’antipolitica, che definisce il parlamento una istituzione obsoleta, e della politica, incapace di accogliere bisogni sociali e sfide globali e dare risposte che non possono più attendere, è la tecnocrazia. E non sarebbe la prima volta.

L’autrice è professoressa ordinaria di Filosofia politica presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa