Il Covid mette in crisi
il modello Macron
ma la sinistra è divisa

Con l’ennesimo discorso televisivo alla nazione, mercoledì scorso, Emmanuel Macron ha annunciato il terzo “confinement” ai francesi. Ha promesso che sarà l’ultimo sforzo richiesto e che dalla metà di maggio inizierà un piano progressivo di riaperture, che questa volta riguarderanno anche i bar, i ristoranti, i musei, i cinema e i teatri.

Il peso sociale della pandemia

Ma, intanto, per tutto il mese di aprile bisogna arrendersi di fronte alle cifre inquietanti dei tamponi positivi, degli ospedali sotto pressione come neanche a novembre, il numero inquietante dei morti. Perciò anche le scuole – fino ad ora tenute aperte- chiuderanno. Per Macron e il governo si tratta di una misura dolorosa e che contraddice quanto detto sino ad ora e cioè che gli istituti scolastici non sono il luogo principale di contaminazione.

La contraddizione è evidente e suscita non pochi interrogativi: perché le scuole e non altre attività lavorative. Non sono mancate, nelle ultime settimane, inchieste della stampa scritta e delle televisioni sulla regione parigina, una delle più colpite dalla “variante inglese” del virus. Quella che è emersa è una realtà sconfortante e spesso taciuta nel dibattito pubblico: quartieri poveri dove comprare una maschera è una spesa difficile, figuriamoci cambiarne una ogni quattro ore! I treni della metropolitana e le stazioni affollate e senza nessuna distanza minima rispettata, la maggioranza delle persone che abitano in piccoli appartamenti in enormi palazzi dove è impossibile “isolarsi” quando si è infettati dal virus, condizione destinata ad aggravarsi con la presenza in casa dei figli dovuta alle scuole chiuse.

Esiste cioè una dimensione sociale della pandemia, legata a attività produttive che non si vogliono toccare – e senza la sicurezza che all’interno dei luoghi di lavoro la sicurezza sia rispettata – che rende più complicato accettare il discorso pubblico. Come sempre, in Francia, si tende a nascondere queste difficoltà dietro la “teatralizzazione” (per riprendere un’espressione usata dal quotidiano “Le Monde”) della parola presidenziale. Nei suoi sette interventi, dall’inizio della crisi, Macron ha usato registri diversi, sia quello del capo di guerra sia quello del padre di famiglia e negli ultimi tempi quello dell’esperto epidemiologo. Ma la diffusione del virus si è dimostrata più forte e la distanza tra l’immagine e la realtà rischia di indurre le persone a non credere più alle direttive del governo e a non rispettarle.

Sinistra divisa, pericolo Le Pen

La speranza è che almeno una delle promesse di Macron sia mantenuta: vaccinare tutti i francesi che lo desiderano con più di 18 anni prima della fine dell’estate 2021. Condizione necessaria perché la vita sociale e normale possa riprendere, tra l’altro nei mesi che porteranno alle elezioni presidenziali del 2022. Su questo versante, nei giorni scorsi, vi è stata una novità interessante: il leader dei verdi Yannick Jadot ha proposto un incontro a tutti i partiti e i movimenti di sinistra per discutere dell’ipotesi di una candidatura unitaria da presentare già al primo turno delle presidenziali. Le risposte sono state positive, ma il cammino si presenta alquanto complicato. In effetti, alle elezioni regionali che si dovrebbero tenere prima dell’estate 2021 (ma che forse saranno rinviate all’autunno) le diverse forze di sinistra si presentano divise praticamente in tutte le regioni in un clima estremamente teso e polemico. Eppure il calcolo sembra evidente, a meno che tutte le inchieste sulle intenzioni di voto non siano clamorosamente sbagliate: nessun candidato di sinistra che si presenti da solo ha la minima possibilità di accedere al secondo turno. La partita si giocherebbe tra Macron, Marine Le Pen e il candidato della destra repubblicana e le sorprese, anche amare, potrebbero non mancare.

Vedremo nelle prossime settimane cosa succederà, certo che la dimensione sociale della pandemia e della crisi che ha provocato potrebbe essere un tema importante per ricomporre un discorso unitario della sinistra. Senza questo tentativo, al contrario, essa provocherà una delusione ancora più grande e milioni di francesi vittime di questa situazione costrette a scegliere altre forze per rappresentarli o rifugiarsi ancora una volta nell’astensione.