Il Corriere ha scelto Meloni. L'”afascismo” dopo la sbornia populista

Grandi spostamenti sono in corso nella destra a dare ascolto ai sondaggi. Salvini arranca e Meloni prepara il sorpasso. Per questo, appena percepita la nuova direzione del vento, Galli Della Loggia annuncia una ulteriore metamorfosi. Dopo aver votato Grillo nemico dell’élite, sostenuto il sovranismo leghista, non lesinando calorosi consigli al capitano per ricucire con la chiesa e il mondo che conta, adesso rincorre la ’afascista’ che nella sua modernità garantita sembra avere le carte giuste per ricoprire la piena leadership.

Certo, ci sarebbe da riflettere su queste figure dell’establishment che giocano a fare i ribelli unendosi con i populisti, i sovranisti, gli afascisti. Ma questa corrispondenza amorevole dei liberali con i sovversivi è una costante della storia italiana che coinvolge personaggi ben più rilevanti di Della Loggia. Le palinodie dell’editorialista del “Corriere”, l’invocazione esplicita della “Stampa” per preparare la celere salita di Meloni a Palazzo Chigi, registrano il clima montante che induce i fogli degli ex poteri forti a muovere alcune pedine sul piano delle idee per non restare spiazzati dagli eventi che ora registrano appunto l’ascesa di una nuova formazione anti-sistema.

Le cose che scrive Della Loggia per certificare la resistenza della tradizione contro le ragioni dell’illuminismo stanco appartengono al catalogo ormai classico della rivoluzione conservatrice. Lo ha chiarito uno storico come Zeev Sternell. “Il neo-conservatorismo populista, egli scrive, è riuscito a convincere la grande maggioranza degli americani che le questioni essenziali nella vita di una società non sono le questioni economiche e che in realtà le questioni sociali sono questioni morali. La laicità moderna è a tal punto associata al nichilismo morale che persino coloro che intendono soltanto affermare il loro attaccamento ai valori morali non hanno scelta: devono fondarsi sulle credenze religiose”.

Il conservatorismo populista, associato ai valori mistico-sacrali-identitari coltivati dagli ambienti religiosi ostili anche al papato, accompagna il trascinamento dell’editorialista del “Corriere” della tradizione che scioglie ogni eredità del secolo dei lumi. Nella sua lamentela contro il chiassoso antisemitismo di giovani immigrati Della Loggia si appoggia acrobaticamente sulle spalle teorico-politiche della Meloni che sarà pure una “destra moderna” ma su queste tematiche scivolose sarebbe però meglio non scomodare troppo. Ognuno è in grado di rammentare allo storico la polemica tra Meloni e la senatrice Segre proprio a seguito dell’astensione della destra nel voto per la istituzione della commissione per la lotta all’antisemitismo. Persino l’applauso di cortesia fu platealmente negato alla senatrice a vita.

“Terra e sangue” contro l’illuminismo

La destra moderna di Meloni, che tanto seduce il “Corriere” e la “Stampa”, su tutto può essere scrutata con curiosità (questione di gusti) ma farne addirittura la testimone nella difesa della cultura ebraica assediata dagli imberbi islamisti immigrati sembra alquanto esagerato. Qualsiasi navigante della rete potrebbe ricordare all’editorialista del “Corriere” perduto negli archivi cosa scrisse Meloni a proposito di Soros, finanziere sì ma soprattutto ebreo e quindi “usuraio”, naturalmente. “Soros scende in campo per le elezioni europee finanziando con 200mila euro il partito di Emma Bonino. Ha scelto la sinistra come alleata e noi sovranisti come nemici. Un grande orgoglio per Fratelli d’Italia: tenetevi i soldi degli usurai, la nostra forza è il popolo italiano”. A chi notava l’accostamento scivoloso alla figura dell’usuraio Meloni rispondeva: “Lo “squalo” Soros è uno “sfruttatore, profittatore” quindi (da dizionario italiano) un “usuraio”. Vuoi accusare di antisemitismo anche il vocabolario?”.

Questa destra moderna al “Corriere” piace perché l’illuminismo, le letture sospette e superflue che non hanno avuto neppure la forza di cambiare il cervello degli immigrati, essa proprio non le ha mai digerite e anzi le ha sempre respinte in nome delle eterne verità annusate solo dalla tradizione, dalla identità, dalla terra e dal sangue. Quello che manda in estasi l’editorialista del “Corriere” è Meloni che affonda colpi contro l’illuminismo in nome del popolo-tradizione. “I veri nemici dell’Europa sono coloro che speculano sulle disgrazie della gente, quelli che finanziano l’immigrazione di massa e che destabilizzano la società e la cultura di interi popoli. Guarda caso tutte caratteristiche che assume il filantropo tanto apprezzato dalla sinistra mondialista nostrana. Se combattere queste derive significa essere un nemico per Soros, allora sono orgogliosa di esserlo”.

L’Abc della rivoluzione conservatrice. Esistono culture riferibili a popoli, che sono intesi quali entità valoriali omogenee da contrapporre ad altre identità collettive che coltivano credenze differenti e non assimilabili per non turbare quella dominante. Che proprio una delle radici culturali dell’antisemitismo, denunciata in questi termini da uno storico come Sternhell, venga ripresa dal “Corriere” per difendere i valori ebraici aggrediti rientra nella gran confusione di questi tempi. Comunque, ha pure un significato politico la strana divisione dei compiti decisa a via Solferino. A Veltroni affidano il culto dei morti, con una pioggia di necrologi. A Della Loggia riservano l’investitura dei vivi, con l’incoronazione dei nuovi capi naturalmente tutti di destra, “afascisti” e quindi moderni.