Il coronavirus manda
in tilt l’economia:
la recessione si avvicina

Abbiamo iniziato con l’assalto agli scaffali dei supermercati. Forse finiremo con la nuova recessione globale, secondo le previsioni dell’agenzia Moody’s, che non risparmierà l’Italia: gli effetti economici del coronavirus non sono ancora pienamente valutabili, ma non bisogna aver vinto il Nobel per comprendere che, dalla Cina al nostro Paese, le conseguenze sono allarmanti. La variabile dell’epidemia cinese non era stata prevista nella fase di definizione e di discussione della legge di Bilancio, né era stata considerata fino a pochi giorni fa dai principali centri di analisi e di previsione. Il coronavirus ha fermato la locomotiva cinese, Pechino ha deciso di bloccare città con milioni di abitanti, utilizzando un antico sistema di contrasto alla peste, cioè la quarantena, l’isolamento di agglomerati urbani, navi, centri industriali.

Sono provvedimenti di emergenza che non erano stati impiegati su così larga scala per fronteggiare epidemie altrettanto minacciose come la Sars (2002), l’influenza suina (2009), la Mers (2012) e l’aviaria (2013). Certo, la Cina ha una dimensione, una popolazione e una forza economica di enorme impatto sul mondo globalizzato. Alcuni osservatori sostengono che contagi e decessi sono modesti. Per fare un paragone si possono citare alcuni dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: ogni anno l’Africa registra un milione di morti per malaria, ogni anno nel mondo muoiono 650.000 persone per malattie respiratorie, in Italia nel 2018-2019 sono stati curati 8 milioni di casi, i decessi sono stati 205. I numeri globali del coronavirus sono inferiori: 81.191 casi, 2.768 decessi, 30.281 guariti*. Ma l’impatto sociale, politico, economico della nuova epidemia è planetario, fortissimo.

Il Fondo Monetario Internazionale prevede che ci saranno effetti negativi, l’Europa valuta (ma non decide) interventi per compensare la prevedibile caduta dell’economia, il nostro governo non ha ancora valutato pienamente le possibili conseguenze del coronavirus. Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha avvertito che esistono “rischi di revisione al ribasso degli obiettivi di crescita”. Il governo indica uno sviluppo dello 0,6% del Pil nel 2020, Bankitalia si ferma allo 0,5%, altri osservatori internazionali sono più pessimisti. Queste previsioni, in verità, non stanno più in piedi. Siamo vicini a una nuova caduta, alla recessione. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri non nasconde “seri elementi di preoccupazione”, anche se fino a pochi giorni fa, prima del blocco del Nord, era fiducioso di un’accelerazione dell’economia tricolore nel primo semestre. Cosa succederà? Quali ripercussioni avrà il virus cinese sulla nostra produzione, sulle esportazioni, sui conti pubblici? L’agenzia di rating Fitch, confermando il suo giudizio e l’outlook negativo sul nostro debito, ha espresso un parere critico sulla tenuta del governo indicando che “non arriverà al 2023”, cioè alla regolare fine della legislatura. Forse si sbaglia, il governo deve fronteggiare l’emergenza sanitaria e pensare agli interventi riparatori in economia.

Lombardia e Veneto sono per ora le Regioni più colpite dall’epidemia, ma anche Piemonte ed Emilia Romagna sono state toccate. Si tratta delle Regioni più dinamiche, attive del Paese, il motore dell’economia nazionale e dunque un rallentamento o un blocco avrebbero conseguenze pesantissime. La Lombardia e il Veneto producono complessivamente circa un terzo del Pil italiano e rappresentano il 40% delle esportazioni nazionali. La Bassa Lodigiana, quella di Codogno e Casalpusterlengo in quarantena, è un territorio ricco, denso di imprese e di produzioni. Milano con i comuni della “zona rossa” produce il 12% del Pil. Il quadro generale non è incoraggiante: l’industria dell’auto è in caduta in questa prima parte dell’anno, i consumi sono deboli (tranne la fiammata ai supermercati), le sfilate di moda a Milano hanno registrato un crollo della presenza dei compratori cinesi e orientali, il Salone del Mobile, ricchissimo appuntamento internazionale di primavera, è stato rinviato a giugno. Slitta anche la fiera dell’occhialeria. Il turismo soffre per le migliaia di prenotazioni cancellate e si guarda ai prossimi mesi con preoccupazione se l’effetto coronavirus si prolungherà nel tempo. Non si può escludere che le fabbriche, nelle aree più colpite, debbano chiudere per qualche settimana, che i lavoratori siano obbligati a restare a casa se si interromperanno le forniture. Fermare le produzioni, mettere i dipendenti in cassa integrazione o peggio, perdere i clienti, sono minacce che il sistema imprenditoriale deve tenere in considerazione per i prossimi mesi. Il coronavirus colpisce un tessuto economico e produttivo già indebolito: Air Italy chiude e licenzia 1400 addetti, Unicredit annuncia 6000 esuberi, Alitalia boccheggia attaccata agli aiuti pubblici, il destino dell’ex Ilva e dei suoi lavoratori è incerto.

Importanti partite economiche, finanziarie, di potere, intanto, si giocano nel campo delle imprese private. Intesa Sanpaolo ha lanciato un’offerta su UBI e, se andasse in porto consoliderebbe, ulteriormente il suo primato. Leonardo Del Vecchio ha chiesto alle autorità di vigilanza di poter salire al 20% di Mediobanca, operazione che gli consentirebbe di avere un’influenza enorme sulle Assicurazioni Generali. Exor, la finanziaria degli eredi Agnelli, tratta la vendita della società di riassicurazione PartnerRe alla francese Covèa per circa 9 miliardi di dollari, prezzo che garantirebbe una plusvalenza enorme di circa 3 miliardi. Ai margini dell’impero Agnelli è da segnalare il nuovo piano di ristrutturazione del gruppo Gedi (Repubblica, Stampa, Secolo XIX, giornali locali…) fatto di tagli alle redazioni, concentrazioni e prossimi cambi di direzione. Qualche mese fa, dopo aver rilevato il controllo dell’intero gruppo Gedi, John Elkan aveva promesso investimenti e trasformazione digitale. Per ora non si sono visti. Anche l’editore Urbano Cairo, sempre primo in quella curiosa classifica che è Reputation Manager, ha deciso di riorganizzare, cioè tagliare, le redazioni del Corriere della Sera e dei periodici, utilizzando i fondi dello Stato. Si prevedono momenti di tensione, anche per l’esito incerto dell’arbitrato in corso con l’americana Blackstone sulla storica sede di via Solferino.

 

*Dati Ispi, ultimo aggiornamento 26 febbraio 2020