Contributo di solidarietà
Dal Pd un’idea giusta
che rompe un tabù

Quando è il momento di aiutarci se non questo? Quando è il momento in cui chi ha di più può essere chiamato a dare una mano a chi ha di meno se non oggi? Oggi che l’Italia viene squassata da un virus tremendo che rischia di creare altre povertà, altre disperazioni? Senza scomodare il vecchio Marx – ognuno secondo le sue capacità a ognuno secondo i suoi bisogni – la proposta del gruppo parlamentare del Pd per un contributo di solidarietà con il quale chi ha un reddito superiore agli 80 mila euro annui partecipi alla ricostruzione del Paese è giusta e sacrosanta. Le reazioni sdegnate che ha provocato non solo nella destra, da Salvini alla Meloni, ma anche in altre forze di maggioranza, dai Cinque Stelle a Italia viva, è la prova che ha colpito nel segno.

Gli ideatori della proposta, il capogruppo dem alla Camera Graziano Delrio e quello il Commissione bilancio Fabio Melilli, che non sono pericolosi comunisti, l’hanno spiegata così: “Ci sono famiglie che in questi giorni non hanno risorse sufficienti per provvedere all’acquisto nemmeno dei beni di prima necessità: c’è un rischio povertà per un ulteriore milione di bambini”. Quindi, sostengono, “un grande e solidale paese come l’Italia non può non porsi il tema di come le classi dirigenti e coloro che dispongono di redditi elevati debbano essere chiamati a contribuire a favore di chi non ce la fa”. Chiaro e lineare che ci sarebbe poco da aggiungere.

Il contributo di solidarietà coinvolgerebbe poco più di 800 mila contribuenti, sarebbe diviso in cinque fasce con relative percentuali di prelievo: il 4% per i redditi oltre 80 mila euro, il 5% oltre i 100 mila, il 6% oltre i 300 mila, il 7% oltre i 500 mila e l’8% oltre il milione di euro. Il contributo si pagherebbe sia nel 2020 che nel 2021 sull’eccedenza di ciascuna fascia e sarebbe deducibile. Secondo i calcoli l’introito sarebbe di un miliardo e 250 milioni di euro per ogni anno. Complessivamente 2 miliardi e mezzo.

Ora, che una proposta di buon senso come questa venga travolta dalle critiche sia a destra che nella maggioranza di governo ci sembra il segno di una evidente confusione politica. I Cinque stelle, per criticarla, usano uno dei loro cavalli di battaglia: che siano i parlamentari a tagliarsi lo stipendio, ribattono. Figurarsi, bella idea: in una situazione drammatica come questa ben venga qualsiasi buon esempio, qualsiasi gesto simbolico. Ma è del tutto evidente – lo capirebbe anche un bambino di terza elementare – che tagliando solo gli stipendi dei parlamentari si raccoglierebbero le briciole. I renziani, per non smentirsi, sono contrari anche loro e tuonano contro una “patrimoniale” che graverebbe sul Paese in un momento in cui, dicono, bisognerebbe tagliare le tasse. Lo stesso tasto su cui batte Giorgia Meloni: la patrimoniale è un furto, dice.
Che strano Paese è l’Italia in certi momenti, e che strani sono alcuni dei suoi leader politici. Sono giorni che in certi settori si cannoneggia l’”Europa malvagia” che non ci vuole aiutare, si spara contro i tedeschi che si fanno gli affari loro, contro gli olandesi che ci vogliono affondare, e poi mentre pretendiamo dagli altri aiuti e sostegni economici, e guai se non ce li danno, respingiamo con sdegno una proposta di partecipazione e di solidarietà. Con il paradosso che lo stesso Salvini che fino a qualche giorno fa proponeva di mandare a quel paese l’Europa chiedendo i soldi agli italiani attraverso una emissione di titoli di Stato, oggi sbraita contro chi avanza questa proposta, “questi matti che sono anti-italiani”.

In altri momenti della storia la solidarietà è servita a far superare scogli forse meno insormontabili di quello che oggi è davanti a noi: Prodi nel 1996 ci chiese un contributo straordinario per entrare in Europa riducendo il nostro disavanzo. Amato nel 1992, con l’Italia che rischiava la bancarotta, ricorse addirittura al prelievo forzoso sui conti correnti degli italiani. In Germania fu chiesto un contributo di solidarietà per l’unificazione di un Paese diviso a metà.

E allora: se non ora, quando? Se non ora, quando è il momento di tendere una mano, di aiutare chi sta peggio di noi, quelli senza lavoro o quelli che lo perderanno, quelli che non sanno come fare la spesa o quelli che non sanno che storie raccontare ai loro figli? Qualcuno obietta: e gli evasori? Certo, gli evasori sono i nemici principali di questo Paese. Sono quelli che approfittano di noi, che sfruttano i servizi pagati da noi, che ricevono persino, in questi momenti, i bonus decisi dal governo per i meno abbienti. Sono quelli che impediscono all’Italia di essere il Paese solido che potrebbe essere. Ma possiamo, per punire questi “signori della truffa” punire tutti quelli che sono o saranno massacrati dagli effetti devastanti del Coronavirus?

No, non si può. E se qualcuno dentro il Pd pensa che in fondo sia meglio soprassedere sulla proposta Delrio-Melilli lasciandosi spaventare dalle critiche feroci – come qualche voce ha già fatto sospettare – sarebbe un grave errore e uno schiaffo alla buona politica. Che non è fatta di calcoli di bottega ma di scelte coraggiose, anche se controcorrente.