Il caso della Sogesid
e di quei dipendenti gonfiati

Ognuno di noi ha provato almeno per una volta nella vita quel sentimento di impotenza che prende quando vedi, o vieni coinvolta in una situazione alterata, di palese disuguaglianza e velatamente disonesta, ma non puoi o non riesci a modificarne il corso. E ti monta una rabbia sana e duratura verso chi ha scatenato questa tua condizione. Ebbene, in questi ultimi giorni, leggere dell’intenzione del ministro Costa di sanare la situazione della Sogesid, società di ingegneria e assistenza tecnica interamente partecipata dallo Stato, strumento in house del Ministero dell’Ambiente, che si occupa da statuto di agire da supporto tecnico per tutte le criticità ambientali, (bonifiche, emergenza e gestione rifiuti, dissesti idrogeologici ecc.) ma deviata verso la gestione delle risorse umane da occupare al ministero dell’Ambiente, mi ha riconciliato con la pubblica amministrazione e ridato la speranza che le intollerabili illegittimità di percorsi incancreniti, possano essere sanate.

Ho usato due volte il verbo sanare, verbo che da molto tempo non digitavo sul mio computer, su nessun argomento di cui racconto quotidianamente, e già questo è un bel passo avanti! Perché proprio di curare e cercare di guarire da una malattia, si tratta! La malattia è il sistema distorto di favoritismi e privilegi che una cattiva politica si è data e concessa negli anni, impedendo a chi per merito e per competenza tentava di conquistare un posto di lavoro, di arrivarci. Questa malattia ha riempito la pancia della pubblica amministrazione di contrattisti in buona parte provenienti o spinti dalla politica e che grazie ai processi distorti di ricerca del personale hanno potuto ambire a posti di lavoro senza titoli e senza esperienze di rilievo nei campi specifici di riferimento.

Ad esempio la Sogesid, interamente controllata dal ministero del Tesoro e dal 2007 braccio operativo di quello dell’Ambiente, che negli anni passati ha assunto centinaia di persone vedendo aumentare i propri dipendenti a tempo indeterminato, al netto di alcuni pensionamenti, del 446%! Questo nonostante le ripetute censure della Corte dei Conti sull’abitudine del ministero di aggirare il blocco delle assunzioni ricorrendo a personale esterno. Non ultimo Galletti, il predecessore di Costa alla guida del ministero dell’Ambiente che ha ignorato i richiami dei magistrati contabili, i quali già nel 2014, in una determina su Sogesid scrivevano: “Talvolta gli oggetti degli incarichi corrispondono a mansioni interne all’organizzazione o attinenti all’ordinario svolgimento dei compiti istituzionali del ministero dell’Ambiente, traducendosi in sostanza in un mezzo improprio per far fronte a problemi di organico“. E ancora: “Le convenzioni per tali attività di supporto agli uffici del Ministero costituiscono un anomalo fattore di aggravamento dei costi del personale per esigenze cui il ministero dell’Ambiente dovrebbe far fronte mediante il proprio organico”.

Ma è dagli ultimi anni 2000 che la Sogesid ha cambiato mission e che fioccano interrogazioni e denunce al ministro Prestigiacomo perché renda pubblico il numero dei contratti stipulati dalla società in house, la natura contrattuale e il loro singolo ammontare economico e ridefinisca le competenze della società. Sogesid, però, anche a fronte delle ingenti tariffe che le vengono riconosciute per mettere a disposizione i suoi addetti, fa orecchie da mercante e pensa bene nel 2015 di attivare 350 assunzioni. A tutele crescenti, perché in quell’anno è entrato in vigore il Jobs Act e gli sgravi contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato e questo ha permesso la stabilizzazione di 115 contrattisti e l’assunzione (sempre a tutele crescenti) delle ulteriori 232 unità. Censurate dalla Corte dei Conti le procedure, discutibili le selezioni.

Esagero? Purtroppo no, essendo stata testimone diretta, in molti casi, di questo andazzo e dell’impossibilità di poterlo fermare legalmente per via dei costi elevati dell’azione giudiziaria e delle tutele inossidabili di cui alcuni enti si dotano. Ed oggi finalmente, un ministro, quello dell’Ambiente, decide di mettere ordine nel ginepraio dei contratti, prospettando che la Sogesid ritorni alla mission delle origini e abbandoni quel ruolo di ricerca di risorse umane, che gli era stato forzatamente assegnato e che aveva prodotto critiche feroci e richiami ricorrenti della Corte dei Conti e un sistema discriminatorio di reperimento del personale. La decisione del ministro Costa ha sollevato proteste da parte dei sindacati dei lavoratori che si preoccupano, giustamente, del futuro di tutti quei contrattisti, che la Sogesid ha in pancia, stabilizzati e non, ma chi deve tutelare tutti coloro che avevano sperato di poter concorrere correttamente per un posto, un ruolo e una competenza da mettere in gioco e che sono stati gentilmente messi alla porta, svantaggiati dal fatto di affrontare senza rete di protezione, non un salto al trapezio di un circo Orfei, ma un concorso nella pubblica amministrazione?