Il “campo largo” irriso da Mieli piace agli elettori: il Pd non si fermi

A Mieli gran cerchiobottista né di la qua né là secondo il vento, non va giù il campo largo. Che è poi la strategia del Pd almeno dal tempo di Zingaretti. Cominciava Mieli ieri l’altro su Corriere col chiedersi da dove viene l’espressione, che è poi niente altro che una rivisitazione della classica strategia delle alleanze da sinistra verso il centro. Nulla di più né di meno. Informiamo il cultore di storia. La coniò Bettini come è arcinoto, a significare alleanza progressista e il Pd a fare da colonna. Con inclusione dei 5 stelle via via più moderati come si è visto, e apertura verso Renzi e Calenda. Solo che da allora molto è cambiato. Renzi, scissossi totalmente dal Pd dopo aver inibito caldeggiato e poi liquidato alleanza con Penta e Conte, ormai contesta ogni campo comune. In una col fratello coltello Calenda. Mentre insieme fanno mucchietto selvaggio contro Pd con ferma intimazione liquidate i 5 stelle!

Ora Mieli nella sua requisitoria con riferimenti parodistici a Cesare e Tacito sulle Gallie- nobiltà annalista obbligatoria- ci narra di popoli a Oriente dediti ad antichi culti sul fronte orientale, sinistra e verdi. E di popoli più placidi sul fronte occidentale, nei quali vanno inclusi i grillini a loro volta insidiata da tribù più feroci, cioè Calenda e Renzi e Bonino. Dimentica Mieli i centristi misti ma non importa. Al grande storiografo de minimis non cale.

Ma quale è il punto del gran generale storiografico terzista che tutto osserva con occhio olimpico? Il punto sarebbe che lo stratega Letta manda avanti Conte a far da apripista nel campo largo quasi come all’Ambra Jovinelli di una volta. Vieni avanti Continuo! Entra nei socialisti europei e candidati al posto di Gualtieri. Esponendolo a figure barbine che lo vedrebbero puntualmente bastonato e rientrante con pive nel sacco. Si tratta ovviamente di piccole vignette mieliste. Poiché nei socialisti Conte e Di Maio vogliono entrarci da un bel po’. Benché il Caronte transfugo Calenda abbài giammai! Anche se approdato agli euroliberali: “no tu no ma intanto me ne vado anche se fui eletto li”. E quanto a Roma, la proposta di Letta fu un tentativo di offrire all’alleato un’ occasione di salire in Parlamento, ricucendo fratture dopo il conflitto su Raggi. Proposta saggiamente declinata al tempo delicato del nuovo. E dopo che l’implacabile mastino Calenda ricomparve con minaccia di incendiare il collegio Roma 1 ove prese il 31, salvo dileguarsi a missione compiuta.

Carlo Calenda

Lui Calenda è fatto cosi. Compare. Abbaia e si dilegua dopo aver reclamato il territorio, sia pur eletto a Roma come in Europa dove pochi lo han mai visto in un gruppo o nell’altro. Guardiano che reclama territorio ma non lo occupa, come un doganiere vagante che intima pedaggi: chi siete? Cosa portate? Si ma quanti siete? Fuori i 5 stelle altrimenti mi arrabbio. Come Bud Spencer.
Già. E l’altro doganiere? Renzi Ghino di Rignano? Lui sì più concreto e generoso. Beh lui pur nomade tra sceicchi Leopolde e Senato è un po’ più concreto. Fa valere eccome la dogana. Gioca duro, pone e dispone. Tratta con Berlusconi al Nazareno, lo bypassa sugli accordi di riforma e li riscrive. Liquida stai sereno i premier, poi li fa e li disfa. Perde elezioni, si dimette e non va. Liquida legge Zan, manda sotto il governo su contributo di solidarietà, tiene stretti legami con i suoi nel Pd, sta di qua e sta di là. E da ultimo fa profferte generose a Roma: la sua Ministra Bonetti candidata. Geniale, così sarebbe oltre che Ministra pure deputata. Samaritano scaltro e sfrontato.

Bene e dinanzi a tutto questo qual è il solenne giudizio storiografico del tacitiano Mieli sul Corriere? Eccolo. Occorre definire questo campo largo. Dire coram populo se con quei due capitribù di cui sopra ci si vuol stare o meno. Altrimenti conclude l’annalista, il Pd finirà nella grande depressione di un “Piccolo campo” quello del protagonista dell’omonimo film del 1958 respinto dalla grande prateria americana e finito in un recinto. Insomma per L’olimpico Mieli distaccato e sereno, o si fa come dicono quei due doganieri, oppure Letta finirà come un homeless nel campetto dei drop out. Una simpatica morale terzista come sempre. Patto leonino equilibrato. O inchiodato alle rissose tribù dei doganieri generosi liberali, oppure alla Caritas e in roulotte. Ovvero fuori i 5 stelle, legge elettorale a misura di centro e senza sbarramenti- buffo il Mieli bipolare convertito- e allora si che Letta può’ fare campo largo. Meglio centristi progressisti che morti, è la morale. Un campo largo come piace a Mieli Pacifico. Un lager. Che dire? Nulla, tanto è ridicolo il consiglio. Salvo una cosetta trascurabile. Sulla linea di Letta campo largo, il Pd è ormai saldamente al primo posto: 21, 4 media dei sondaggi. Mentre la coalizione, con i Penta in sofferenza alla frontiera occidentale e le tribù più più radicali, è ben piazzata e ormai competitiva, anche numeri alla mano. Campo largo funziona. Si estende agli elettori e a tutti i leader di buona volontà contro la destra. Sicché non ha bisogno di cartine o mappe geniche. Non è né sarà Patto leonino come piace a Mieli, ambasciator di Lor Signori.