Il campo progressista si collochi convinto a sinistra e non perda i 5S

Dunque la crisi, rinviata in Parlamento è precipitata, come pure era già ipotizzabile e prevedibile: è arrivata infatti nel momento in cui il tempo della precedente agenda (Covid e redazione PNRR) affidata da Mattarella a Draghi si è incrociato con quello, inedito, della guerra e della economia di guerra e dei nuovi problemi da affrontare, nella incombente stagflazione (alta inflazione e bassa crescita) e per non breve periodo, che chiama in causa nuove scelte strutturali.

Comunque ora, e proprio con la consapevolezza di questo scenario, si deve discutere davvero e in fretta il come costruire il confronto-battaglia elettorale nel paese; nei contenuti ma forse, prima ancora, nelle “posture“, come direbbe Bersani. Dunque un insieme di tattica, sguardi e pensieri più lunghi.

Enrico Letta

Draghi più severo con la destra che con i 5S

Intanto occorre metter da parte quella certa politologia di giornale che per nascondere lo smacco del fallimento del suo pronostico-evocazione della soluzione della crisi con una nuova maggioranza (senza 5S), sostenuto con tanta foga, quasi dimentica il fatto essenziale che proprio Draghi, in definitiva, ha respinto questa ipotesi, è restato coerente, come doveva, al mandato istituzionale precedente, ricevuto da Mattarella, a governare con la maggioranza di unità nazionale per le emergenze, ed anzi ha voluto innanzitutto dare in testa alla destra per tutte le sue “minacce di sfracello” obiettivamente di più che non alle stecche dei pur indisciplinati e confusi 5S.

Sarebbe dunque intelligente, che ora ad inizio della battaglia elettorale si prendesse da Draghi proprio questo sostanza del suo pensiero e della sua stessa scelta, di denunzia e repulsa della cialtroneria della destra italiana. Mentre verosimilmente lo stesso Draghi sta già pensando a ben altro, e non italico, dagli scenari BCE, a quelli della geopolitica internazionale.

Poi come si dice è al paese che ora bisogna parlare, e delle scelte da fare. Scelte sociali, scelte politiche, per le quali occorrono decisioni e parole precise e utili al combattimento. Servirebbero forse pure gli insegnamenti di altre dure battaglie contro le svolte a destra. Magari anche quelli di Berlinguer e perché no pure di Togliatti.

Pierluigin Bersani
Pierluigi Bersani

Insieme all’occhio usiamo l’artiglio della tigre

Allora, primo: individuare l’avversario principale e affrontarlo come si deve. Non siamo in un britannico confronto bipolare in cui discutere per aggettivi, della destra “sovranista ” o “populista” o “trasformista e fintamente atlantica”. Questa destra deve essere attaccata anzi aggredita senza mezzi termini per le sue evidenti regressività e inverosimili fanfaronate (Berlusconi e Salvini già offrono molti spunti), usando dunque – si potrebbe dire – l’artiglio della Tigre, oltre che gli occhi; e ricordando l’addentamento implacabile che ha già ricevuto dal Drago.

Secondo: costruire una unità principale di combattimento, con tutte le forze esistenti possibili, ma con il criterio innanzitutto di provare a costruire qualcosa di possibilmente solido, poiché la lotta inevitabile deve saper durare: infatti comunque continuerà anzi comincerà il giorno dopo le elezioni.

Terzo: nello schieramento, essere generosi e selettivi. Generosi con forze certo sbandate, ma da far tornare in campo e comunque da preservare da improvvido rancoroso isolamento. Per quanto siano comprensibili delusioni, distinzioni e necessità di seri chiarimenti su quel che è accaduto non si vede la necessità di aprire aldilà di una distinzione una guerra dei democratici ai 5S o una competizione con loro o da parte loro su chi è più e veramente progressista; né di una cacciata improvvisa e irreversibile dall’Eden del campo largo, a meno che non si voglia improvvisamente cambiar proprio linea e coltivare il campo in tutt’altre direzioni.

Quarto: ciò che è accaduto è anche frutto di un insufficiente lavoro politico e programmatico rigoroso e concreto nel centro sinistra, a partire dall’occasione di un’elaborazione PNRR e riforme connesse mancante di un adeguato piano di programma e di riforme per il lavoro e in una scarsa capacità di determinare obiettivi e soluzioni (per salario minimo, reddito di cittadinanza riforma fiscale, primo programma di transizione energetica, sviluppo della riorganizzazione sanitaria, ecc.). Sono temi che potevano stare pure nell’agenda Draghi, e certo possono e debbono stare ancora nell’agenda di un discorso europeo almeno in politica economica, di nuovo veramente un po’ keynesiano e schumpeteriano, fatto di almeno un po’ autonoma collocazione in politica economica nella dimensione internazionale e poi di investimenti e redistribuzione in più equità e integrazione sociale. Dunque ora occorre ritrovare innanzitutto chiarezza. e quanto meno esprimere impegno rigoroso nel mettere in campo precisi punti di programma e magari pure un luogo e un modo per svilupparli. Certo un programma compiuto non arriverà nel tempo breve del confronto elettorale. Ma sarebbe già molto non perderne l’impegno e la speranza.

Mario Draghi
Mario Draghi

L’obiettivo di un movimento laburista

Insomma c’è da augurarsi sinceramente che di questo si discuta nei prossimi giorni, costruttivamente, nella definizione politica della nuova “Lista dei democratici e progressisti” annunziata da Letta, cosi come da parte di chi ripensa a raggruppamenti a sinistra, e certo anche da parte dei 5S in cerca di nuovo profilo. Infine che i nuovi centrismi per un centro sinistra siano quelli che appunto per un centro-sinistra con tutti i trattini che si vuole sinceramente chiaramente e impegnativamente si dichiarino. Alla fine della campagna conteranno comunque per tutti insieme o distinti i seggi conquistati e ciò che è stato costruito.

Resta evidente, da ultimo, che serviva e servirà al lavoro e “all’agenda sociale” un movimento proprio, pure autonomo, diciamo esso si di per sé laburista, capace di programma, anche con lotta di lunga durata. Nei prossimi tempi di confronto quindi dirà la sua, a suo modo, come già dice Landini, anche e molto questo movimento. Il 25 settembre dovremo votare qualcosa, di utile per la lotta alla destra e per il prosieguo, secondo l’idea di ciascuno, ma pensando comunque innanzitutto a ciò che potrà risultare concretamente utile anche e proprio per questo movimento.