Farsa candidature
in Calabria, quasi quasi mi candido anch’io

La situazione della Calabria è arrivata a un punto davvero drammatico. Mi direte che non è una novità. È vero. Tuttavia credo che siamo all’ultimo tornante. Dopo però non c’è la discesa, bensì il precipizio nel quale allegramente cadremo. A differenza delle altre volte oggi c’è una novità che va colta in tutte le sue potenzialità.

Sto parlando del Next Generation Eu, meglio conosciuto come Recovery Fund. Una notevole dotazione finanziaria che potrebbe dare un volto alla nostra regione. Non dico nuovo, perché non penso esista un volto vecchio da rinnovare. Semplicemente la Calabria è priva di un volto, nel senso di un elemento identitario che serva ad individuare gli aspetti socio-economici della sua realtà. Non c’è un modello di sviluppo, non esiste un tessuto sociale. I partiti e i sindacati non sono rappresentati neanche dalle sigle.

Spesso ci siamo offesi per una narrazione del nostro territorio esclusivamente legata alla criminalità ‘ndranghetista. È vero. Ma cosa abbiamo saputo narrare di diverso? Burocrazia corrotta ed inefficiente, sanità inesistente, istituzioni latitanti, sovrapposizioni istituzionali, erogazione di finanziamenti a pioggia, senza una benché minima idea progettuale.

Siamo tutti autocandidati

In questo contesto, che costituisce il terreno di coltura del peggiore trasformismo, assistiamo in questi giorni ad un indecoroso balletto di autocandidature alla Presidenza della Regione. Tutti “governatori” autoproclamati. Forse per grazia divina. Certamente senza la volontà della regione. E nemmeno della Ragione. Carlo Tansi, ex direttore della protezione civile, si autoproclama paladino del buongoverno e accusa di ogni nefandezze nei suoi confronti Oliverio, ex presidente della Regione. Salvo poi a scoprire i messaggi di tutt’altro tenore e verità, pubblicati dallo stesso Oliverio.

Luigi De Magistris

De Magistris, noto ex pm catanzarese che più volte ha scambiato lucciole con lanterne, si autocandida. È stato sindaco di Napoli per due consiliature e quindi non può essere ricandidato in quella città. Et voilà. Torna in Calabria, la terra che ama. Non sappiamo se ricambiato. Ma in Calabria non c’è un viatico. Funziona così: mi alzo al mattino, prendo il caffè, leggo il giornale. Poiché la noia mi assale decido di candidarmi. Tansi accoglie De Magistris a braccia aperte. Si dividono le massime responsabilità: uno governatore, l’altro presidente del Consiglio. Come se le cariche pubbliche fossero merce di scambio nella loro disponibilità. Poi Tansi e De Magistris litigano, non certo sulle idee per la Calabria, ma sul seggio in caso di probabile sconfitta.

Poi viene Salvini e dice che Antonino Spirlì, presidente reggente della Ragione, è un genio. Panico tra i normodotati. Nella confusione, da Roma Occhiuto fratello, che non è figlio unico come quello del nostro immenso Rino Gaetano, annuncia la sua candidatura. Del resto la povera Jole Santelli, a cui mando un bacio affettuoso e un fiore, era stata candidata per l’inagibilità politica di Occhiuto senior.

E veniamo al Pd

Bene, ho lasciato in fondo il Pd perché, non avendo l’estro di Kafka o di Pirandello, faccio fatica a raccontare cosa sta accadendo. Riassumo quello che ho capito. Nicola Irto, faccia pulita e profilo competente, viene indicato qualche mese fa all’unanimità (di chi e di quanti? ) candidato del centrosinistra. Strada facendo ci si accorge che Irto diventa Urto. La sinistra interna? I potenziali alleati 5 stelle? Boh?

Nicola Irto

Scende il deus ex machina come in tutte le tragedie greche. Viene da Roma e a dispetto del nome non Boccia. Anzi riunisce i numerosi Pd e annuncia che Irto non è in Urto con il Centro. Poi, in cauda venenum, annuncia che sarà alla destra del padre (Letta), nelle trattative. Ora tutto si può dire dei calabresi, tranne che siano fessi. In sostanza Boccia che non boccia ha proposto ad Irto che non Urta, di sedersi al tavolo, di mettersi il cappio al collo e tirarlo forte. Naturalmente accanto a Letta. Il commissario Graziano, che a dispetto del nome è conosciuto in Calabria solo per le disgrazie combinate, decide di… congelarsi. Il commissario freezer.

Ma si cerca un nome comune per un mezzo gaudio. Meglio donna, dice Letta, ma promette che non Lotta. Anna Falcone va bene a sinistra. Peccato. Si scopre che è candidata col De Magistris… Allora la sardina Jasmine Cristallo? Ma no. La Calabria è cultura. E allora si cerchi un editore. Rubbettino? Va bene. Ma no, c’è Donzelli. E poi hanno detto no dopo aver detto sì a Enzo Ciconte. Non si può. E allora che si fa? Torniamo a Talarico, il cravattaro. Diciamo emblematico.

Che dire a questo punto per continuare la farsa? Mi candido anch’io.