“Ignorante e amorale”:
ora l’attacco a Trump
può andare a segno

“E’ impossibile sapere quando inizia a dissolversi una presidenza. Ma dopo 48 ore devastanti, è abbastanza chiaro che Donald Trump non sarà mai più lo stesso”. Sottolineatura made in Cnn – la falsa Cnn per dirla con Trump – ma l’impressione che le bordate arrivate alla presidenza Usa a sequenza ravvicinata possano far danno è abbastanza diffusa a Washington. Un uno-due formidabile. Prima le anticipazioni sul libro “Fear”, paura, del premio Pulitzer Bob Woodward, (quello del Watergate, scandalo che costò a Nixon la Casa Bianca), poi le rivelazioni in un op-ed del New York Times, coperte da anonimato ma attribuite ad un alto funzionario dell’amministrazione Trump.

Entrambi aprono uno sguardo sulla Casa Bianca, per rivelare quello che i suoi avversari dicono da un pezzo, e cioè che il presidente è umorale, suscettibile, incapace di guidare il Paese, con la cultura di un ragazzino di quinta elementare e inclinazioni anti-democratiche, insomma un pericolo per la sicurezza degli Stati Uniti. Solo che a dirlo stavolta sono gli uomini del presidente, collaboratori e consiglieri, passati e presenti. Incluso l’anonimo che sul New York Times spiega: “Molti alti funzionari della sua amministrazione lavorano diligentemente dall’interno per frenare parti della sua agenda e le sue peggiori inclinazioni. Lo so bene, sono uno di loro. Per essere chiari, la nostra non è la ‘resistenza’ popolare della sinistra. Vogliamo che l’amministrazione abbia successo e crediamo che molte delle sue politiche abbiano reso già l’America più sicura e prospera”.

Una resistenza “quieta”, così la chiama l’anonimo, che punta l’indice contro l’”amoralità” di un presidente incapace di restare ancorato ad alcun principio. Un ritratto che combacia perfettamente con il dietro alle quinte tracciato da Woodward grazie a centinaia di ore di interviste: fogli che spariscono dalla scrivania del presidente, per evitare che li legga, li firmi e prenda delle sonore cantonate; dichiarazioni che vengono corrette, distrazioni artificiose per deviare l’attenzione labile di Trump da terreni scivolosi, provvedimenti decisi dal presidente e accantonati dallo staff. Un “colpo di stato amministrativo”, l’ha definito Woodward.

Gary Cohn, ex capo consigliere economico del presidente che ha lasciato l’incarico nel marzo scorso, ha raccontato di aver sottratto dalla scrivania presidenziale le carte che avrebbero cancellato un accordo economico con la Corea del Sud e l’adesione al Nafta. Il segretario alla difesa John Mattis ha avuto qualche difficoltà a far capire a Trump l’utilità di un sistema di rilevamento dei lanci missilistici nordcoreani. “Per prevenire la terza guerra mondiale”, ha dovuto spiegare, lamentandosi poi di aver avuto l’impressione di trattare con un ragazzino di “11 o 12 anni”. Anche il capo dello staff della Casa Bianca John Kelly avrebbe avuto parole molto critiche, riferite da Woodward ma smentite dall’interessato come hanno fatto anche altri dopo le anticipazioni del libro. “E’ un idiota. E’ inutile provare a convincerlo di qualunque cosa – avrebbe detto Kelly parlando di Trump -. Siamo nella città dei matti. E’ il peggior lavoro che abbia mai avuto”.

L’anonimo funzionario ospitato dal New York Times va oltre. Nel descrivere il clima surreale della Casa Bianca, cita anche la tentazione che serpeggia all’interno dell’amministrazione di invocare il 25° emendamento che consente al vicepresidente e alla maggioranza dei segretari di Gabinetto di rimuovere un presidente incapace. Ma aggiunge: “Nessuno vuole precipitare in una crisi costituzionale. Così faremo tutto quello che possiamo per guidare l’amministrazione nella direzione giusta finché – in un modo o nell’altro – sarà finita”. E ancora: “Può essere un magro conforto in questa era caotica, ma gli americani devono sapere che ci sono degli adulti nella stanza. Non è il lavoro dello Stato profondo. E’ il lavoro di uno Stato solido”.
Per Trump quello che è accaduto si riassume in una parola: “Tradimento”, scritto via tweet a lettere maiuscole, prima di prendersela con la stampa bugiarda e di chiedere di lì a poco il nome del “vigliacco”. Perché i media saranno anche falsi, ma all’interno di un’amministrazione già ossessionata dalla possibile slealtà dei collaboratori è partita la caccia all’anonimo infedele, realtà inedita: a memoria umana nessuno ricorda analoghi precedenti, le rivelazioni di solito le fanno gli ex, non i funzionari in carica.

Via Twitter, sui mezzi di informazioni e nelle stanze della Casa Bianca si analizza il testo pubblicato dal New York Times per risalire all’autore. E, sorpresa, l’espressione “stella polare” riferita nel documento a quel John McCain che Trump non voleva onorare, sembra portare dritta dritta al vicepresidente Mike Pence, di cui vengono citati una sfilza di discorsi in cui ha usato questo modo di dire desueto negli Usa.
Gli uffici di Pence smentiscono, ovviamente. La Casa Bianca è in subbuglio, Trump fuori di sé. Il New York Times difende la sua scelta di difendere l’anonimato del “senior official” per tutelarlo, ma assicura di aver controllato identità e incarico dell’interessato/a/i.

Al netto delle polemiche resta intatta la domanda su chi effettivamente stia guidando la Casa Bianca. Anche a non prendere per oro colato Woodward e l’anonimo, l’America non può fare a meno di chiedersi come tutto ciò si ripercuota anche all’estero sulla percezione che si ha dell’amministrazione Trump.

“Come deve essere lavorare ai confini della West Wing, con un presidente furioso, una cricca di funzionari che lavorano contro di lui e lo spettacolo destabilizzante di una caccia alle streghe?”, si chiede la Cnn. Quanto agli scenari possibili per ora sono solo una sfilza di punti interrogativi. La fronda dei funzionari verrà allo scoperto? Si ricorrerà al 25° emendamento? I repubblicani faranno quadrato in vista delle elezioni di mezzo termine o una eventuale sconfitta aprirà le danze?

Per un ex funzionario della Casa Bianca citato da Politico, “si è aperta la stagione contro il presidente”. Che però ha resistito indenne alle implicazioni del Russiagate, alle accuse sui soldi versati per coprire le scappatelle extra-coniugali, alle sue stesse battute sulle donne da afferrare nelle parti basse: in altri tempi sarebbe bastato molto meno. Trump ha un elettorato che non legge il New York Times e, come lui stesso ebbe a dire, lo voterebbe anche se andasse in giro a sparare sulla Quinta strada.