Idee per rinvigorire la presenza politica e istituzionale della sinistra

L’incertezza nella conclusione della crisi di governo e la difficoltà nel prevedere quale formula elettorale sarà adottata nel prossimo futuro non allontanano la prospettiva delle elezioni legislative generali: sarà ottobre o febbraio o aprile – maggio 2023, rimane comunque tutta intera la necessità che a sinistra si avvii con urgenza una riflessione che dovrà essere condotta a tempi stretti ma con la profondità necessaria.

L’analisi dello stato di cose in atto ci pone alcune interrogativi.

La probabile vittoria delle destre

1) L’esigenza di fronteggiare il possibile successo delle destre può coincidere con l’assolvimento della necessità di una presenza istituzionale della sinistra ottenuta su basi politicamente autonome e progettualmente corrispondenti? (questione questa resa ancora più complessa dalla sciagurata riduzione del numero dei parlamentari).

2) Nel contesto di una inedita articolazione delle contraddizioni incidenti sul corpo sociale (pandemia, guerra, crisi energetica, impoverimento generale) potrà essere possibile porre in evidenza il tema costituzionale posto soprattutto in relazione alla difesa del ruolo del Parlamento e della forma di governo contrapposta all’idea presidenzialista riuscendo a considerare questa tematica come elemento di identità e questione tra le prioritarie sulla quale condurre la campagna elettorale?

3) Può esistere un collegamento concreto tra la necessità di realizzare un’autonomia nella presenza istituzionale della sinistra, il grado e l’ampiezza di unità necessaria per fermare la destra e una capacità di proposizione progettuale attorno a questi nodi di fondo (qui riassunti molto schematicamente)?

4) La situazione del conflitto russo–ucraino sta portando a una situazione (vedi convegno NATO di Madrid) di ritorno alla logica dei blocchi che, da parte occidentale, si pensa di affrontare con una coincidenza UE/NATO verso la quale andrà sicuramente affermato un punto di contrasto:.

5) Il tema ambientale non potrà essere assunto come “single issue” ma dovrà essere compreso in una operazione di alto profilo intellettuale non solo dall’opzione pacifista (come appare naturale) ma anche da una capacità di tenere assieme il quadro imposto da allargamento delle disuguaglianze e delle condizioni di sfruttamento attorno a quella che si definiva “contraddizione principale”.

6) serve un’analisi della crisi della democrazia, degli attacchi alla Costituzione, del tentativo in atto da tempo di mutamento della forma di governo;

7) La situazione italiana è sicuramente molto particolare rispetto al quadro europeo. Pesa fortemente anche il divario Nord/Sud sul quale dovrebbero far leva le residue speranza del M5S di conseguire un risultato meno disastroso del prevedibile, laddove appare ancora sensibile il richiamo al grande “scambio politico” di natura clientelare che stava all’origine del risultato ottenuto nel 2018, risultato di natura diversa da quello realizzato nel 2013, quello sì attribuibile per la gran parte alla logica dell’antipolitica. Risultato poi scremato nel 2014 e sospinto dal PD (R) verso l’astensione. Astensione che nessuno è stato evidentemente capace di aggredire (la recente ricerca svolta in chiave di previsione dell’attribuzione dei seggi parlamentari pubblicata dal Corriere indicava sostanzialmente due strade per la “fuga” dell’elettorato del M5S: l’astensione e l’Italexit cui sarebbero assegnati ben 17 seggi alla Camera).

8) A sinistra appaiono insufficienti le ipotesi oggi in campo: quella populista-movimentista di tipo francese e quella orientata prevalentemente a esporre come centrale la “issue” ambientalista, anche perché le variabili in campo sono molteplici (andamento del COVID e della guerra “in primis”). Inoltre presenta rischi anche l’ipotesi di trasferire a livello nazionale una visione “civico – ambientalista” che appare del tutto al di sotto della domanda sociale nel proporre una adeguata dimensione di affrontamento delle contraddizioni sociali più evidenti. Dimensione che richiederebbe una visione “globale” e un orientamento “sovranazionale”.

9) Tra le due ipotesi in campo è evidente come dovrebbe essere privilegiata quella più vicina all’intenzione di costruire un quadro unitario nei riguardi dell’avanzata di destra. Purtuttavia deve esserne fatta notare l’incompletezza sul piano strategico della proposta fin qui avanzata dell’alleanza tra due piccoli partiti.

Come ripescare le istanze della sinistra storica

Tralascio il discorso sul tema del pacifismo attivo e operante nelle quali espressioni di movimento appaiono prevalentemente impegnate forze di matrice cattolica (che dovrebbero essere assolutamente coinvolte in un progetto). Appunto l’attenzione sulla necessità della presenza, in questo contesto, di una soggettività rappresentativa delle istanze della “sinistra storica” sia al riguardo delle dinamiche internazionali, sia del contesto economico – sociale. Risalta qui un ruolo di sinistra socialista (ai cui soggetti rappresentativi mi rivolgo direttamente) e di quella cultura derivante dalla parte più avanzata della ricerca aperta nel filone appartenuto all’area comunista e che non ha trovato, nel tempo, corrispondenza con la diverse forme via via succedutesi nel sistema politico-istituzionale. Una presenza capace di racchiudere assieme queste due istanze, quella di derivazione dalla sinistra socialista e quella del comunismo italiano, nella giusta dimensione che ciascheduna di questa ha svolto nella storia della nostra democrazia potrebbe rappresentare un punto di riferimento per settori politici, sociali, intellettuali non di secondo piano, fornendo anche elementi di riflessione progettuale in grado di contribuire ad un auspicabile salto di qualità nella presenza politica e istituzionale della sinistra italiana.