I vaccini funzionano,
ma dobbiamo imparare
a convivere con il virus

Ormai è chiaro: dobbiamo puntare a una “nuova normalità”. La quarta ondata ci sta avvertendo che non si può pensare di cancellare i due anni passati. Vaccino o no, dobbiamo imparare a convivere con questo virus.

Una risalita vertiginosa dei contagi

peste, CamusLa storia della Germania da questo punto di vista è significativa. Nel Paese mercoledì si sono avuti oltre 65.000 nuovi casi, il 61% in più rispetto alle due settimane precedenti, e 264 morti. Il picco più alto prima di questo era stato registrato il 22 dicembre 2020 con 36.000 nuovi casi. Poi l’andamento era migliorato fino all’ultima settimana di ottobre quando il numero delle infezioni ha ricominciato a salire. Il capo del Robert Koch Institute, l’agenzia nazionale che si occupa di monitorare l’andamento della pandemia, ha commentato i dati dicendo che il paese rischia “davvero un brutto Natale”. E, ha aggiunto, chiunque si può vaccinare deve farlo ora. Ieri il Parlamento tedesco ha approvato un nuovo pacchetto di misure tra cui quella che prevede che solo chi si è vaccinato, oppure ha avuto l’infezione o ha il test negativo può andare a lavorare in presenza. Una regola molto simile a quella adottata in Italia. Inoltre, quando possibile, le aziende dovranno offrire la possibilità di lavorare da casa. Ora le misure dovranno essere approvate dai Laender.

In Austria il governatore di Salisburgo ha dichiarato che non vede alternative a imporre un nuovo lockdown che coinvolga tutti, vaccinati e non, dopo che martedì scorso il Paese ha registrato 15.609 casi, il numero più alto in assoluto nel paese da quando è scoppiata la pandemia di Covid 19, il 40% dei casi si sono registrati tra il Salisburghese e l’Alta Austria i due stati in cui verranno applicate le nuove norme.

In Italia, ieri si sono registrati oltre 10.000 nuove infezioni per il secondo giorno consecutivo. Non è un segnale che rassicura: il trend è in salita, con i numeri che sono triplicati in un mese. Salgono anche i ricoveri in ospedale e in particolare quelli in terapia intensiva, per fortuna in modo non preoccupante per ora (rispettivamente +28 e +17).

La variante Delta, il vaccino e noi

Cerchiamo di capire perché i contagi risalgono.
In primo luogo c’è la relazione tra la variante Delta e l’efficacia dei vaccini. Un recente studio inglese ha esaminato l’efficacia dei vaccini contro questa variante nel corso del tempo. Si è visto così che il vaccino Pfizer BioNtech ha un’efficacia nel prevenire le infezioni sintomatiche del 90% due settimane dopo la seconda dose, ma che questa percentuale scende al 70% dopo 5 mesi. Lo stesso studio ha trovato che anche con il vaccino Moderna la protezione contro Delta si abbassa nel tempo. Altri due studi, uno americano e uno canadese, seppure con percentuali diverse, mostrano però lo stesso fenomeno. In generale, dunque, la protezione dei vaccini contro l’infezione da variante Delta del SARS CoV 2 diminuisce nel tempo, rimanendo comunque sopra il 50%, che era la soglia richiesta dalle autorità per l’approvazione dei vaccini nel 2020. La notizia buona è che tutti gli studi mostrano che entrambi i vaccini a mRNA rimangono altamente efficaci nel prevenire l’ospedalizzazione. Ma naturalmente se l’efficacia dei vaccini contro l’infezione scema, il virus comincia a circolare nuovamente e sale anche il numero assoluto dei ricoveri.

In secondo luogo c’è la percentuale di vaccinati: in Germania, ad esempio, i vaccinati sono meno del 70%.
In terzo luogo c’è quella che l’Oms ha definito la Pandemic Fatigue, la stanchezza da pandemia. In sostanza le persone fanno fatica a sostenere per lungo tempo le limitazioni. Questo si traduce in una demotivazione a seguire i comportamenti di protezione, come indossare le mascherine, mantenere il distanziamento fisico o rispettare la quarantena. Si dovrà trovare il modo per rinforzare le motivazioni. E lo si dovrà fare con intelligenza, trovando un modo di tornare a una nuova normalità.