I rider sono dipendenti.
La Commissione Ue
dà dignità ai lavoratori

Chissà se sarà stato Babbo Natale che se ne va in giro per il mondo, nel freddo dell’inverno, a recapitare di casa in casa regali per bambini e adulti a indurre la Commissione europea a considerare lavoratori dipendenti i rider delle piattaforme digitali, anche loro costretti a correre sotto qualsiasi cielo per consegnare pizze e spaghetti, senza l’apparato di slitta e renne, ma in bicicletta nel tumulto del traffico urbano. Chissà.

Forse i commissari europei avranno avuto un filo d’attenzione per quegli spericolati e indifesi fattorini, vittime di quelle culture tra fine novecento e questi primi decenni del Duemila, tutte intese alla deregulation, allo smantellamento dei contratti, alla libertà concessa ai padroni di licenziare, cacciare, pagare poco o per niente, alla esaltazione della ideologia del “basta con il posto fisso” e dell’algoritmo che tutto governa senza intoppi, senza discussioni di mezzo, senza uomini a intralciare…

rider
Fabio De Luigi è un rider nel film “E noi come stronzi rimanemmo a guardare” con Pif

E’ un fatto che la direttiva contenuta nel pacchetto lavoro, una volta approvata dal Parlamento e dal Consiglio, diventerà una vera e propria legge alla quale gli stati membri dovranno uniformarsi.

I giganti del cibo a domicilio

Vedremo come la prenderanno i giganti del cibo a domicilio: Glovo, Just Eat, Deliveroo, UberEats… Forse avranno da tempo messo in conto che non si sarebbe potuto andare avanti, che la stessa dimensione del fenomeno avrebbe imposto qualche aggiustamento, anticipato in Italia e non solo in Italia da tante sentenze dei tribunali, rivendicato in varie forme dagli stessi fattorini, sempre più numerosi, sempre meno isolati, sempre più consci del fatto che non è accettabile subire il ricatto, che la lotta può premiare.

Dopo il covid i rider sono raddoppiati

Sembrerà una bestemmia, ma anche il covid ha dato loro una mano. Con la pandemia, in pieno lockdown, negozi difficili da raggiungere, supermercati assediati da code interminabili, il ricorso al loro prezioso servizio è diventato frequente. In Italia, secondo le stime dell’Inps, i rider sono raddoppiati: da settecentomila a un milione mezzo, oltre il tre per cento della popolazione attiva. Sono diventati un esercito: italiani e immigrati, soprattutto giovani, anche se in quelle fila possono comparire signori di mezza età, costretti dalla miseria degli altri lavori. Il sessanta per cento dei rider naviga tra i trenta e i sessant’anni (il sessanta per cento esce da un liceo o da una università).

Si è scritto del boom della “gig economy”, cioè del pessimo modello economico basato sul lavoro a chiamata, occasionale e temporaneo, e non sulle prestazioni lavorative stabili e continuative, qualcosa che viene da lontano, dal mercato delle braccia dei nostri braccianti alla scelta del muratore che sale su una impalcatura senza sicurezza e che si presta a cottimo, un tanto al metro quadro di mattoni… I rider sono figli della contemporaneità e della flessibilità: con loro si è giunti all’estremo ma non alla fine.

rider
Fabio De Luigi è un rider nel film “E noi come stronzi rimanemmo a guardare” con Pif

Pensiamo a quali disastri potrà condurre lo smart working: tutti a disposizione tra le quattro mura domestiche, a proprie spese (mutui, affitto, luce, strumenti, eccetera eccetera).

Cito la mia professione, giornalista, tra le vittime di questa pratica, inaugurata con il coronavirus. Un direttore famoso grazie alle sue comparsate televisive lo ha spiegato: chiudo la redazione, mi tengo due o tre collaboratori fidati, con gli altri mi vedrò una volta al mese. Non basterà un algoritmo a dirigere una redazione smembrata e allocata chissà dove, ma una telefonata sarà sufficiente per indirizzare un collaboratore esterno, pure lui come i rider senza garanzie, senza tutele, costretto ad accettare anche le richieste più oscene, in un mercato di tanti “professionisti” a disposizione.

Una svolta per tutti i precari

Per questo la direttiva della commissione europea rappresenta una “svolta”: non solo per i nostri amici rider, ma per tutti i precari di questo mondo, perché non solo ripristina una condizione di giustizia, ma potrebbe pure spiegare  che la precarietà non è ricchezza, non è prospettiva, non è crescita della società. Almeno speriamo che l’abbiano pensato e che la loro mossa non sia dettata solo da una logica giuslavorista (che tuttavia potrebbe aprire porte e finestre per tutti), perché di mezzo non ci sono uffici, orari, cartellini, che non si tratta soltanto di sconfiggere vergognose pratiche di ordinario caporalato digitale sulle spalle di una sempre più cospicua schiera di working poor, lavoratori poveri.

Che finalmente potranno godere di una assunzione: a patto, come dice la direttiva, che non corrano rischio d’impresa, cioè non espongano le proprie attività al fallimento, che non decidano loro il prezzo del prodotto, che siano insomma autentici lavoratori dipendenti (il contrario, che siano cioè lavoratori autonomi, dovranno dimostrarlo i datori di lavoro: spetterà a loro l’onere della prova). Non si indica invece se il contratto dovrà risultare a tempo determinato o a tempo indeterminato: dovranno i singoli paesi stabilirlo.

L’algoritmo svelato

Sotto i colpi della commissione europea è finito anche il famigerato algoritmo, quello che è finora servito, attraverso le stelline e i punteggi assegnati dai clienti, a valutare la prestazione del rider e a distribuire quindi il lavoro: più il “gradimento”sarà alto, di più consistenti opportunità godrà il nostro fattorino. Non sparirà l’algoritmo, ma almeno il diabolico meccanismo dovrà rivelare le sue valutazioni e i suoi criteri al nostro “vigilato speciale”. Non sarà solo un’intelligenza artificiale a decidere del futuro di una persona, Hal non avrà più campo libero come gli accadde invece nel lontano 2001 in Odissea nello spazio. Qualcuno potrebbe liberamente controllare e contestare e ribaltare il suo verdetto.

Sulla nostra terra i tempi si dilateranno, tra leggi, leggine, governi e parlamenti. La potenza di fuoco dei vari Glovo e Just Eat e Uber non tarderà a farsi sentire. Una gigantesca lobby giocherà d’impegno la partita per difendere i suoi privilegi contro i diritti dei lavoratori, diritti che sembrano appartenere da tempo a territori alieni:  potrebbe essere il caso di riportarli al nostro domicilio.