I misteri e i segnali di MMD: Il futuro della mafia dipende dal futuro dell’antimafia

Matteo Messina Denaro nella cella di isolamento del carcere dell’Aquila è uno strano leone in gabbia. Non ruggisce insulti contro giudici e personale carcerario come facevano Riina e Provenzano. Si sistema sul lettino, “organizza” la cella, sorride. Lancia all’esterno due segnali.

Il primo è per addetti ai lavori: il boss di Castelvetrano non si avvarrà come già in tanti processi, dove veniva giudicato e condannato in contumacia, di un avvocato di ufficio, né nominerà un difensore estraneo alla sua cerchia. Vuol far sapere che tiene tutto sotto controllo. In famiglia: ha scelto come avvocato la nipote, che sicuramente saprà trattenersi dallo spifferare notizie su quanto MMD dirà e soprattutto quanto e come non dirà nei prossimi interrogatori.

Arresto del boss di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro
Palermo – Arresto del boss di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro da parte dei carabinieri del Ros (Palermo – 2023-01-16, Fotogramma)

Tutto dice che non si è consegnato volontariamente

Il secondo segnale è ancor più diretto ed esplicito: in queste ore di detenzione, dopo trent’anni di latitanza, tiene chiuso l’apparecchio tv. Immaginiamo che non voglia ascoltare la replica ossessiva che sta andando in onda su tutte le reti, dei suggerimenti di qualche mese fa da parte di un “pentito” per niente autorevole e affidabile, ma assai vicino agli ultimi suoi colleghi relativamente più giovani del gotha della mafia stragista, i fratelli Graviano, all’ergastolo in massima sicurezza: scambiare, perso per perso, con lo Stato l’annullamento del cosiddetto ergastolo ostativo, o altri benefici. Consegnandosi lui stesso, notoriamente malato con prognosi infausta, aveva suggerito quel signore. Oppure favorendo con opportune soffiate la sua cattura, c’era chi in quelle parole aveva letto una minaccia. E lui – Matteo, ‘u siccu – non ci pensava proprio, non si sarebbe consegnato, e avrebbe piuttosto programmato nuovi cicli di chemio e altrettanti viaggi in auto da Campobello alla clinica palermitana e ritorno, intrattenendosi con pazienti infermieri e medici.

Il rebus della disponibilità di MMD a negoziare rivelazioni

Matteo Messina Denaro nel 1993
Matteo Messina Denaro nel 1993

Ma quel diniego è ancora valido? Anche oggi, da lunedì, quando nella borgata di San Lorenzo Colli, secolare fortilizio di mafia potente e sanguinaria, dal nulla si è materializzato un reggimento in armi pronto per arrestarlo? Una disponibilità di MMD a negoziare eventuali rivelazioni è nel novero delle possibilità future? Quella decisione di tenere spenta la televisione non sembra, in verità, deporre almeno per l’immediato e per il futuro prossimo a favore dei profeti e dei fautori di nuove “trattative”.

C’è qualche possibilità che si instauri un qualche dialogo? Evocarne la possibilità non si capisce perché susciti tanto fastidio: il do ut des tra apparati e mafia storicamente presiedette alla lunga epoca dei “confidenti” e dei superpoliziotti. Una quarantina di anni fa il terremoto Buscetta fu governato da un’Antimafia giudiziaria inventata su nuove basi da Falcone e Borsellino, che seppero dimostrare la possibilità di tenere dentro ai binari del diritto il convoglio della giustizia. L’avere trasformato l’intelligence, poi, in un patto Stato-mafia è un’accusa che riguarda un’altra, successiva fase, e ben altra “trattativa” durante e dopo le stragi del ’92 e ‘93. E i Ros del generale Mori sono altra cosa rispetto all’organismo che mantiene lo stesso nome, diretto dal generale Angelosante. Al quale penso che si possa dar credito quando dice di essere arrivato al covo, anzi ai covi di MMD con intercettazioni e tecnologia.

Palermo, arresto di Matteo Messina Denaro. Conferenza stampa dei magistrati e carabinieri del Ros
Palermo.Arresto di Matteo Messina Denaro.Conferenza stampa : comandante Carabinieri del Ros, generale Pasquale Angelosanto e i magistrati Paolo Guido e Maurizio De Lucia (procuratore capo, al centro) (Palermo – 2023-01-16, Alessandro Fucarini)

Un sonoro schiaffo in volto all’ineffabile ministro guardasigilli che aveva appena dichiarato che i mafiosi non parlano al telefono, e a nulla vale intercettarli. Mentre il ritratto del più giovane dei grandi boss della mafia stragista parla di memorie digitali immateriali, di codici criptati, di nuvole informatiche piene di dati e documenti. MMD non è uno che conservi agendine e pizzini, elenchi telefonici, e rubriche: qualche pentito ha rivelato la sua rabbia nei confronti di Provenzano che s’era conservato nel covo in mezzo alle campagne suoi messaggi cartacei: “io subito distruggo anche i biglietti dei miei familiari, invece…”. E Riina, che l’aveva fatto crescere, mafiosamente parlando, sulle sue ginocchia, aveva finito per diffidare di uno che pensava ormai semplicemente ai fatti suoi, a fare miliardi con i pali eolici, “i pali della luce sai dove deve metterseli”, ghignò sprezzante durante una delle ultime sue ore d’aria…

L’ultimo e il più moderno dei Corleonesi

Eppure nella mappa, non geografica ma geopolitica, della mafia siciliana, Messina Denaro, pur essendo nato e cresciuto in tutt’altra parte della Sicilia, è da considerare uno di loro: l’ultimo, e più moderno, dei Corleonesi. Se la mafia fosse un virus, si potrebbe dire che la sottovariante MMD della variante Corleone è ferocemente infettiva come quelle che l’hanno preceduta, ma ancora non s’è trovato un vaccino aggiornato per debellarla. In due secoli di storia mafiosa, le varie famiglie e i diversi capimafia si sono alternati nel recitare il ruolo dello stragista e quello del dialogante con gli altri poteri.

Trent’anni di latitanza significano trent’anni di complicità, di connivenze, ramificate e profonde, nella società, negli apparati dello stato, nell’economia, nella politica. Nei salotti tv che il detenuto dell’Aquila non vuol vedere circola una disputa astratta e magniloquente: col blitz alla clinica Maddalena è morta la mafia, o la sua parte stragista e sanguinaria? Dopo la cattura dell’ultimo grande latitante la mafia ha un futuro? Se ci si accontenterà nelle indagini di certificare l’esistenza di quattro o cinque prestanome di un impero economico per altro ancora incalcolabile e di un paio di consiglieri comunali la risposta è che , sì, purtroppo, c’è un futuro magari non dietro il primo angolo, ma in fondo alla strada.

Il futuro della mafia? Come spesso è accaduto, dipende dal futuro dell’antimafia.