I due euro nuovi e il “Macello”
di chi in corsia si batte contro il Covid

“Durante questo periodo così complicato ci si è accorti dell’importanza all’interno del sistema sanitario di medici e infermieri”. Ad affermarlo è la Zecca di Stato che ha dedicato la moneta da due euro coniata nel 2021 alle professioni sanitarie, ve ne sarete accorti negli ultimi tempi maneggiando i nostri soldi.

Intento nobile, nobilissimo, con un piccolo risvolto non di poco conto. Le professioni sanitarie in Italia sono pagate in maniera misera, soprattutto considerando i rischi sempre maggiori a cui queste categorie si stanno sottoponendo, e non più in maniera transitoria ma ormai in qualche modo consolidata. A non rinforzarsi sono invece gli stipendi, in particolare quelli più bassi nella piramide sanitaria, dagli infermieri ai farmacisti non titolari. Nel 2022, ad esempio, l’alleggerimento del carico fiscale sugli stipendi di coloro che non beneficeranno del bonus Irpef oscillerà secondo le simulazioni in aumento mensile attorno ai 12 euro netti per gli OSS e di 14 euro netti per Infermieri e Professioni Sanitarie, in un’attività che oscilla tra il 28.000 e i 35.000 euro l’anno.

Difficile e quasi svilente il paragone con le nazioni vicine, ad esempio la Svizzera, dove ci si avvicina ai 50.000 euro all’anno per uno stipendio da infermiere, in una nazione in cui mancano all’appello ad oggi oltre 11.000 operatori sanitari, cifra che secondo le previsioni potrebbe raggiungere nel 2030 quota 65.000. Certo la Svizzera ha fama di paese agiato, ma l’Italia si caratterizza per un non invidiabile primato di stipendi tra i più bassi in assoluto, paragonandoci ad esempio a nazioni come Francia, Germania e Spagna, senza considerare che in Olanda o in Lussemburgo si può arrivare fino ad 80.000 euro annui. Ai nostri lavoratori rimane insomma la possibilità di essere accumunati a bestie pronte per essere macellate.

“Dalla vasca d’acqua bollente / emerge un enorme maiale / bianco come uno spettro / che oscilla impudico fino a quando / dal finestrone il sole accende quintali di luce”.

Viene alla mente “Macello, il libro che ha imposto all’attenzione Ivano Ferrari, edito da Einaudi nel 2004. A quelle bestie che al macello cercano gli ultimi attimi di vita, con le loro paure e altrettanto loro purezza, sacrificate per produrre sopravvivenza all’intera popolazione umana, assomigliano ormai i nostri professionisti sanitari; a seconda delle narrazioni eroi oppure martiri, amati o odiati da pro e no-vax e oggi nella nuova esplosione pandemica protagonisti, loro malgrado, di un sistema sanitario italiano strutturalmente mai progettato per sopravvivere al lungo periodo o ad eventi di questa portata.

L’uomo insomma, l’ultimo della catena umana, deve sorreggere spesso col proprio sacrificio le mancanze di chi avrebbe dovuto dirigere la nostra sanità e le scelte politiche, ma anche intellettuali e umane.

“A qualche centinaio di metri / passata la forma fresca del prato / e dopo case dagli occhi spenti / si trova il cimitero degli umani / dove c’è carne che non sfama”.

Dalla lettura poetica di Ivano Ferrari deriva così una ulteriore chiave: i macellatori sono carnefici, ma la carne umana è una carne priva di vita e inutile, funzionale solo nel momento dell’uso. Così accade fuor di retorica nelle farmacie, dove personale formato ma certo non preparato a simili ritmi anche lavorativi si sottopone a un costante contatto con i positivi, spesso in condizioni climatiche difficili, oggi il freddo invernale, qualche tempo fa l’afa ferragostana. Pensare che ancora una volta con pochi euro si attivi il senso di responsabilità del singolo operatore sanitario, non più solo nel corto periodo ma in fasi estremamente lunghe e problematiche, è sintomo di una evidente distorsione della realtà rilevabile a tutti i livelli.

Quelle monete da due euro, quel ringraziamento posticcio a una categoria tartassata, esposta e sottopagata, è un ulteriore schiaffo ai tanti che nonostante le premesse reggono ancora il sistema sanitario italiano, un sistema per erronee scelte di altri, vicino al collasso, complessivo e altrettanto economico.