I disastri del fisco pro-ricchi di Liz Truss, un monito per l’Italia

Come prima, peggio di prima. Al termine della conferenza del Partito Conservatore a Birmingham, viene da chiedersi fino a quando potrà mai durare il quarto governo Tory in 12 anni. La nuova premier Liz Truss ha parlato a una sala piena di dubbi e mugugni e con tante assenze pesanti, tra cui quella dell’ex premier Boris Johnson, estromesso a fine Luglio dopo una lunga serie di scandali. Un discorso breve, durato appena mezz’ora, in cui ha confermato quasi tutto della scriteriata manovra economica presentata a fine settembre dal nuovo cancelliere dello scacchiere, Kwasi Kwarteng, con una piccola significativa retromarcia, come vedremo.

Liz Truss

Ad essere precisi l’hanno definita non una manovra economica ma un “evento fiscale” un po’ come Putin chiama la sua guerra d’invasione “un’operazione speciale”, analogia irriverente ma piuttosto pertinente sottolineata dal premio Nobel Paul Krugman.

Taglio a favore dei redditi più alti

Si trattava nientemeno che di un gigantesco taglio delle tasse, principalmente quelle sul reddito dei ricchi, un esperimento thatcheriano di un classismo esasperato anche per gli standard molti bassi del partito conservatore britannico. 45 miliardi di sterline di tagli in cui il taglio dell’aliquota maggiore dal 45% al 40% avrebbe portato chi guadagna un milione l’anno a risparmiare 55mila sterline, una cifra maggiore del salario medio dei cittadini britannici.

Nella stessa manovra veniva anche abolito il tetto ai bonus per i banchieri, non sia mai guadagnino troppo poco, e abbassate le tasse sull’acquisto delle case. Significativo in termini macroeconomici anche l’annullamento di tutti gli aumenti delle tasse preventivati dal governo precedente per fare fronte alle spese pandemiche (bisogna tenere a mente che a causa dell’uscita dello UK dall’Unione Europea qui non ci sono i soldi del recovery fund) e l’aumento dal 19% al 25% delle tasse sulle imprese che si limitava a portarle a livelli europei e che invece rimarranno i più bassi del G8.

Una valanga di entrate in meno

Quindi una valanga di entrate in meno, per 45 miliardi di sterline, e la necessità di finanziare un piano da quasi 60 miliardi per calmierare le bollette che in UK esattamente come nel resto d’Europa stanno raggiungendo livelli stellari. D’altronde l’inflazione galoppa anche qui (intorno al 10%) ed è anzi peggiore che in Italia (8.5%). Ma se incassi meno e spendi di piú ovviamente devi creare nuovo debito, che il governo pianifica di aumentare di oltre 400 miliardi in 5 anni.

Piccolo problema: il Regno Unito è in recessione, ha per effetto anche del crollo delle esportazioni verso l’UE dovuto alla Brexit, una bilancia commerciale in crescente deficit (7% PIL) e un debito pubblico per la prima volta sopra al 100% del PIL, piú che raddoppiato in quindici anni di austerity prima e Brexit poi, e destinato dai piani del governo a crescere ancora molto rapidamente.

Non ci si puó dunque stupire se dall’annuncio della manovrina la sterlina sia crollata ai minimi dai tempi della Thatcher e la Banca d’Inghilterra sia costretta da oltre una settimana a massicci acquisti di titoli di debito pubblico per evitare che la moneta nazionale sprofondi ulteriormente. I tassi di interesse sul debito ovviamente si sono impennati raggiungendo record decennali, con i tassi a 5 anni per qualche giorno addirittura superiori a quelli di Grecia e Italia, e con la banca d’Inghilterra che rischia di dovere alzare di nuovo, per la quarta volta quest’anno, i tassi base col rischio di aggravare ancora di più la recessione che ovviamente pagheranno i più poveri.

Il fantasma del mercoledì nero

Nel grafico il crollo della sterlina

Il crollo della sterlina, il cui valore è tornato nei giorni successivi poco sotto ai livelli pre-manovra grazie all’intervento della banca centrale, ha rappresentato uno shock significativo nel dibattito pubblico britannico riportando alla memoria il mercoledi nero del 1992, in cui la sterlina (insieme con la lira) uscì dal sistema monetario europeo a cambi fissi in seguito a una serie di manovre speculative che ne portarono alla svalutazione. In entrambi i casi le manovre speculative furono effetto di scelte improvvide del governo conservatore che oggi come allora ha sopravvalutato la propria capacità di manovra e la credibilità dei conti pubblici.

Al crollo della sterlina sono seguiti i commenti estremamente negativi della manovra del governo arrivati dal Fondo monetario internazionale e da molti economisti che concordavano su l’insostenibilità economica e sociale di ingenti tagli delle tasse nella attuale congiuntura economica, a cui si sono aggiunti segnali di inquietudine dalla banca centrale europea e dalla FED per i timori di contagio finanziario. Per alcuni giorni il governo ha provato a tenere duro mentre si moltiplicavano le voci di disaccordo all’interno del gruppo parlamentare conservatore, che, occorre ricordarlo, aveva preferito l’austero ex cancelliere dello scacchiere Rishi Sunak a Lizz Truss nella corsa per la leadership, salvo poi vedere la propria preferenza ribaltata nel ballottaggio tra i membri del partito anche grazie alle promesse di ingenti tagli delle tasse.

Una ricetta strettamente fedele alla screditatissima ideologia della trickle-down economics (dare ai ricchi sperando che la ricchezza percoli ai poveri) che la Truss ha teorizzato nel manifesto pro-Brexit iperlibertario Britannia Unchained, scritto nel 2012 insieme a Kwasi Kwarteng, Priti Patel, Dominic Raab, Chris Skidmore, tutti esponenti della destra Tory.

Lunedì però è arrivato una prima retromarcia con la rinuncia all’abolizione dell’aliquota al 45% per i redditi più alti, resasi necessaria per la fronda crescente dei deputati conservatori e le prime lettere al comitato interno che gestisce le richieste di fare dimettere il primo ministro. Sebbene si trattasse della misura simbolicamente più odiosa dell’intero pacchetto, un vero e proprio regalo ai super ricchi, il suo impatto macroeconomico è piuttosto limitato, circa 2 miliardi di sterline, e dunque difficilmente questa marcia indietro renderà strutturalmente più forte la posizione della sterlina.

Analogie con il Bel Paese

La mossa permette tuttavia alla Truss di ottenere una tregua interna che non potrà tuttavia aiutarla a fronte di sondaggi incredibilmente disastrosi che vedono il suo partito con 33 punti percentuali di svantaggio rispetto al partito laburista (21 a 54) e proiezioni apocalittiche che parlano di conservatori ridotti a una manciata di seggi (nel sondaggio peggiore, addirittura soltanto 1 e nemmeno quello della Truss!) per effetto del sistema elettorale uninominale. La politica britannica ha senz’altro abituato a repentini cambiamenti di umore ma sembra davvero impossibile immaginare un rilancio della premiership della Truss, iniziata appena due giorni prima della morte della Regina e che nel suo primo atto significativo ha fatto crollare l’economia per fare un favore a ricchi e banchieri. Per farlo tenterà in tutti i modi di recuperare il voto dell’estrema destra con una linea durissima sull’immigrazione e sulla Brexit, con la conferma sia dello schema per deportare richiedenti asilo in Rwanda sia del disegno di legge che viola il protocollo sull’Irlanda del Nord, da lei stessa inaugurato quando era ministra degli esteri.

I piani del governo inoltre continuano a risultare finanziariamente insostenibili nel medio-lungo periodo e le alternative rischiano di essere soltanto due: una nuova ondata di austerity o un progressivo indebolimento della sterlina. Del resto se 10 anni dopo gli scandali di Berlusconi il Regno Unito ha avuto quelli di Johnson, 10 anni dopo Monti l’italianizzazione della politica britannica prosegue con i presagi di un cammino inesorabile verso una crescente instabilità finanziaria della sterlina, un debito in costante aumento con costi per finanziarlo crescenti anche per via della minore protezione garantita dalla Banca d’Inghilterra rispetto alla Banca Centrale Europea. A sentire Krugman, secondo cui il deprezzamento della sterlina è il prezzo che si paga per avere dei cretini al governo, le analogie con l’Italia paiono iniziare davvero ad abbondare.