I Cento Passi per la Sicilia:
in cammino insieme
verso la libertà

Sono partiti. Siamo partiti: anch’io sono un camminatore di Cento Passi per la Sicilia, un camminatore volontario, a volte solitario, a volte in compagnia di altri, mai solo.
Cerco faticosamente tra prove ed errori, nelle azioni piccole e grandi per un cambiamento che inseguo, non solo la coerenza con il senso di una militanza lunga oltre mezzo secolo, ma anche la conferma o la speranza di un nuovo orizzonte, a volte sfocato e incerto, per una nuova Sinistra in Italia.

Cento Passi, che alle amministrative siciliane si è presentato con proprie liste, non è un partito ma un movimento politico trasversale che si basa non su un’organizzazione con tessere, ma su un agire nella società, perseguendo valori propri di una forza di sinistra.

Cento Passi sembrano pochi, ma sono tanti, pesanti e faticosi. Non finiscono mai. In Sicilia sono anche rischiosi.

Qualcuno si stanca, qualcuno si ferma, qualcuno cambia strada, qualcuno ha paura delle scelte, delle alternative, degli incroci inesorabili della vita che ti obbligano a decidere da che parte stare. A volte ci illudiamo, prendiamo tempo, ma anche non scegliere è una scelta dagli esiti imprevedibili, magari non voluti da noi, ma pensati da altri.
Succede anche questo fra noi esseri umani, consumatori di tempo, di spazio e di natura; spettatori a pagamento di partite giocate da altri; cittadini a sovranità limitata.

Ma la carovana di Cento Passi per la libertà non si ferma, va avanti.
E noi camminatori, militanti di sogni e manovali di gesti quotidiani, attraversiamo la fragile e insidiosa superficie dell’apparenza e dell’appartenenza per andare oltre, alla ricerca paziente della complessità del reale che crea sofferenze e chiede speranze, che genera falsità e vuole verità, che produce favori e reclama diritti, che costruisce gabbie e chiede libertà.
Noi siamo tessere viventi di un mosaico, militanti di un partito senza tessere che ama la Costituzione e vive nei territori per attuarla.

Noi siamo, non le parole che pronunciamo, ma quello che facciamo nei luoghi del disagio, della discriminazione, dei diritti negati, dello sfruttamento, dell’ingiustizia, della sopraffazione dei poteri forti e delle mafie.

Noi camminatori vogliamo e dobbiamo essere costruttori di verità e di libertà.