“Histoire d’une Larme”: Welby e il fine vita raccontato con arte e poesia

“La storia di una lacrima ” (“Histoire d’une Larme”) è il nuovo lavoro del regista Giovanni Coda, ispirato al libro Ocean Terminal di Piergiorgio Welby.

Fresco della vittoria al New Renaissance Film Festival di Londra, parte per un tour che lo porta da oggi a Roma al cinema Farnese (ore 21), e fino al 17 ottobre è inserito nella programmazione di V-Art Festival Internazionale dell’Immagine d’Autore.

La storia di Welby

La storia di Piergiorgio Welby  è una storia di sofferenza.  Affetto sin da giovane da distrofia muscolare progressiva, fino ad arrivare ad essere tracheostomizzato, immobilizzato, e dover respirare con l’ausilio di un ventilatore polmonare, comunicare mediante un computer, soffre. E chiede il diritto di morire.

Il film di Giovanni Coda

Il calvario di Welby la sua voce, la storia e le sue storie, sono trattate con una peculiare forma narrativa da Giovanni Coda, che riesce a intrecciare documentario, poesia, denuncia sociale, fotografia, danza, musica.

Le parole di Welby sono interpretate dalla voce fuori campo di Sergio Anrò e ci accompagnano nelle immagini, sia in bianco e nero sia a colori, che parlano delle ansie e delle tristezze, delle nostalgie e delle preoccupazioni, della solitudine e le speranze infrante, delle esperienze vissute e dei ricordi.

Il dibattito su eutanasia e fine vita

Nel film si racconta il destino psicologico e umano del malato cronico che arriva a desiderare la morte rispetto ad una non vita attaccata ad un macchinario. Bella prova degli attori Sergio Anrò, Bruno Petrosino e Gianni Dettori che si esibiscono anche cantando canzoni che si integrano alle immagini.

Il fine vita, l’eutanasia non può restare un dibattito occasionale legato alla cronaca, solo perché i diretti interessati hanno avuto la forza di far sentire la loro voce come nel caso di Welby o di Englaro, è un tema che riguarda migliaia di persone tenute in vita con accanimento medico e senza poter esercitare una libera scelta.

Nel film Welby dice: “La morte non mi piace, mi fa orrore. Ma ciò che mi è rimasto non è più vita: è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche”. Ed è questa la sostanza del problema.

Cinema e diritti civili

Ancora una volta Giovanni Coda utilizza la sua arte per affrontare temi difficili e nascosti che dovrebbero uscire con più forza alla luce del sole, temi che riguardano i diritti civili.

Regista cinematografico, autore, sceneggiatore e fotografo italiano, Giovanni Coda è autore di installazioni video-fotografiche in musei e gallerie internazionali tra cui la Biennale di videoarte a Venezia e Milano, Cultural Salon Ayoama di Tokyo, Watermans Arts Centre di Londra, la Maison d’Italie a Parigi, il Museo Reina Sofia di Madrid e altri. Dal 2020 è membro dell’Advisory Council del Social Justice Film Festival & Institute di Seattle nel ruolo di Consigliere-Ambasciatore. Dalla sua filmografia citiamo L’attesa (1995) L’ombra del ricordo (1996), Il passeggero (1998), Tagli (1998), Lìmites (1999), Drawing (2000)Serafina (2002), Big Talk (2005), OneTvHours (2007), Brighteness (2012).

Nel 2013 firma testo, regia e fotografia del lungometraggio Il rosa nudo, ispirato alla vita di Pierre Seel, deportato in un campo di concentramento all’età di 17 anni poiché schedato come omosessuale (27 selezioni ufficiali in festival internazionali e 11 premi) e nel 2015 scrive e dirige Bullied to Death (ITA-USA)2016. Seguono il cortometraggio Xavier -2017, dedicato al poliziotto ucciso nell’attentato terroristico agli Champs-Elysées e il film Mark’s Diary (ITA-UK 2019).