Hanno ragione gli studenti: nella scuola non cambia niente

Sono un insegnante in pensione da un paio di anni scolastici. Ho letto l’articolo di strisciarossa.it del 27 aprile sul Manifesto degli studenti (qui il link)  e ogni volta mi rincresce vedere un quadro dalle tinte immutabili, e sempre fosche, irrisolte. E va così da decenni.
Al punto che mi chiedo se il problema non sia proprio nel “sistema”, cioè nelle incongrue procedure del reclutamento oppure nell’aggiornamento delle macchinose graduatorie, o nella formazione delle classi, nell’affollamento delle aule che serve a risparmiare sul personale e a incrementare il caos formativo, oppure in mille altre criticità. Ma questi in effetti sono dei risultati, cioè risposte (sbagliate) all’emergenza. Perché la Scuola è in perenne emergenza, tutti i suoi attori rispondono ogni giorno alle estemporanee difficoltà, trovando soluzioni ma sempre diverse (così è davvero faticoso lavorare).

Da mezzo secolo nessun governo investe nella scuola

Questione di soldi? Anche, ma almeno ci si provi a darne, vediamo se è proprio questa una leva. Il paragone con le armi (citato anche nel titolo) è di questi tempi un must, ma non serve a nascondere la realtà: è da mezzo secolo che qualsiasi Governo riserva poca attenzione al potenziamento didattico. Qualsiasi Governo.
Viene il sospetto che i ministri succedutisi non abbiano avuto coraggio, oppure abbiano sbagliato mira. Se pensate che uno dei pochi grandi cambiamenti è stata la “buona scuola” dell’alternanza scuola/lavoro…

Investire vuol dire guardare lontano

“Un Paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perché le risorse mancano, o i costi sono eccessivi. Un Paese che demolisce l’istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere”, scriveva Italo Calvino. Troppo pessimista? Davvero lo pensate? Allora spiegatemi perché siamo sempre così avari per gli investimenti sulla scuola: 8% del budget statale a fronte del 9,9% medio in Europa.
Investire vuol dire guardare lontano, pensare al futuro e prepararlo. E si fa generalmente con delle risorse, le intenzioni stanno a zero. Si fa “ricostruendo” gli edifici scolastici per rendere funzionali gli spazi e le condizioni di lavoro, non basta rifare i serramenti.

Ma interrompo qui il “cahier de doléances”, mi annoia ripetere per la centesima volta un concetto, con questo stile, che non viene ascoltato se non dagli addetti ai lavori (e dagli studenti, che condividono per qualche anno della propria vita queste condizioni e che capiscono molto bene cosa non funziona).

L’investimento in educazione non è una spesa, è un investimento

È noioso davvero tutto questo parlare. Vi state annoiando anche voi che leggete, quando invece dovreste emozionarvi all’ascolto della narrazione didattica di una nazione, quando vengono tracciate le direttive e i destini di un popolo, partendo inevitabilmente dalla scuola, e da dove se no?
Tremo al pensiero di un ulteriore disinteresse da parte del prossimo governo, temo che si prosegua nell’idea di considerare l’educazione come una “spesa” che non produca gli stessi risultati di un’altra attività (persino la guerra è più “produttiva”, anche se più devastante, ma stanno cambiando da tempo alcuni parametri sociali, ciò che è bene e ciò che è male hanno acquisito un confine così labile da confondere le priorità e le scelte).

La Scuola è differente, non siate indifferenti.