Guerra, un anno dopo il perdente è Putin. Ora la politica prenda una iniziativa di pace

È passato quasi un anno da quando la Russia ha invaso l’Ucraina. Il bilancio è veramente drammatico. Morti per decine di migliaia di giovani militari, famiglie spezzate da lutti e dall’emigrazione. Sono oltre 7 milioni gli ucraini che hanno lasciato il proprio paese. Città e villaggi sono stati distrutti, le case sventrate, devastati campi agricoli, distrutte fabbriche e infrastrutture energetiche, così pure strade, ponti, ferrovie e scuole. In pericolo centrali nucleari.

I bombardamenti russi hanno lasciato al freddo almeno 10 milioni di donne, bambini e anziani. Le cifre delle vittime della guerra, però, non sono precise, sono segretate e ogni parte in conflitto le usa cinicamente per fare propaganda a proprio favore. Comunque, è certo che decime e decine di migliaia di giovani ucraini e russi non vedranno più il sole e né i loro cari.

Il rischio delle nuove offensive di primavera

Vladimir Putin
Vladimir Putin ph Alexei Nikolsky/Presidential Press and Information Office/TASS

In questi giorni, le parti si stanno preparando per scatenare in primavera offensive e controffensive, cioè altre devastazioni e lutti.

“Vavilov, invece, guardava alla guerra come a una catastrofe enorme, personale. La guerra si prendeva la vita della gente, e lui lo sapeva. Il contadino che lascia la sua casa e va al fronte non pensa a gloria e medaglie.
Pensa che sta andando a morire.” (Vasilii Grossman, Stalingrado)

Oltre al macabro e drammatico bilancio della morte e delle distruzioni è giunto il momento di azzardare un bilancio politico. Penso che Putin non abbia raggiunto i propri obiettivi militari e politici che si era proposto. Anzi. Ha avuto smacchi rovinosi: non c’è stato il rovesciamento del governo di Kiev per sostituirlo con “persone per bene”, viceversa, Zelensky si è rafforzato, gode di formidabili aiuti militari e finanziari e l’UE gli ha aperto le porte; l’occupazione dell’Ucraina è fallita; la sicurezza dei confini russi ha subito un colpo in quanto Finlandia e Svezia hanno chiesto di entrare nella Nato e ciò significa aver rafforzato la minaccia atomica alle proprie porte; la divisione dei paesi occidentali non c’è stata, viceversa, si è approfondito l’isolamento internazionale di Putin mentre è diventato più profondo e incivile il solco che divide il popolo russo, e la sua cultura, da quelli dell’occidente; la Cina appare fredda e passiva, interessata più alla fine della guerra che non ad una escalation al fianco di Putin; le sanzioni hanno aperto una seria crisi economica in Russia.

La Russia ha preso solo due strisce di terra insicure

Ad oggi, all’attivo di Putin c’è solo l’annessione di alcune importanti città situate in due strisce di terra, per di più insicure e in permanente stato di guerra. Conquiste che testimoniano un ripiegamento degli obiettivi iniziali di Putin e che certamente non pareggiano i conti con le ingenti perdite militari, umane e politiche.

Volodymyr Zelenskyj Presidente dell'Ucraina
Volodymyr Zelensky Presidente dell’Ucraina

Ad oggi, la sua sconfitta politica pare netta.

Tutti dovrebbero prenderne coscienza e partire da qui per rilanciare l’iniziativa per arrivare prima possibile alla cessazione delle ostilità e ad un tavolo di pace. Chi si batte per i sacrosanti diritti del popolo ucraino deve essere consapevole che Putin ha subito già uno smacco e di questo dovrà rispondere al suo popolo.

Ma solo in una situazione di non belligeranza sarà possibile far emergere la sua sconfitta politica e mantenere aperte le giuste esigenze di unità territoriale dell’Ucraina e di autonomia dei popoli russofoni.

Mentre la guerra favorisce solo chi vuole la guerra e l’escalation, rafforza i falchi, dovunque collocati, che parlano disinvoltamente di uso di armi nucleari tattiche.

Viceversa, questo è il momento giusto per dare la parola alla politica e non alle armi, il che significherebbe immediata ricostruzione dell’Ucraina, ricongiungimento delle famiglie, fine dei lutti, stop alle pretese russe e avvio del riconoscimento dell’autonomia delle repubbliche russofone.

Se non c’è un’iniziativa di pace, cosa rimane? Quali potrebbero essere le mosse di un Putin, della classe dirigente russa e dei russi stessi se dovessero avere come prospettiva solo la guerra? Il governo russo sembra interessato a usare ancora le armi sperando in un “logoramento” degli ucraini. Analoga risposta di guerra, però, è quella di Kiev e degli USA che puntano sul logoramento politico e militare di Putin. Messe così le cose, l’unica alternativa alla guerra è la guerra, con altre distruzioni e altre decine di migliaia di vittime innocenti del popolo ucraino e dei giovani russi. Sono calcoli cinici e inaccettabili perché fatti nel totale disinteresse della vita umana.

La prospettiva che il conflitto si trasformi in nucleare

carristi ucraini, foto Belfcenter.org
carristi ucraini, foto Belfcenter.org

Poi, tutti noi dobbiamo solo sperare che la guerra non diventi nucleare e distruzione totale, cosa che coinvolgerebbe tutta l’umanità e tutto il pianeta che non possono sottomettersi silenti alle decisioni di Zelensky, di Putin e di Biden.

Sappiamo che non c’è nessuna certezza che ciò non possa accadere. Anche perché i fatti spingono in questa direzione. Qualche giorno fa si sono riuniti in un vertice a Ramstein circa 50 stati tra paesi Nato e altri partner, qui Zelensky ha chiesto armi più potenti come i carri armati pesanti. Poi, sono arrivate le dichiarazioni della vice portavoce del Pentagono Sabrina Singh che ipotizza/minaccia un allargamento della guerra dicendo che: “la Crimea è parte integrante dell’Ucraina e Kiev ha tutto il diritto di riprenderla”. Mentre l’ex presidente russo Medvedev torna ad evocare il rischio di una guerra nucleare.

No, la politica del “reciproco logoramento” è inumana e pericolosa, non è questa la strada della pace, della vita e della sicurezza mondiale.