Guerra e pace, se la sinistra cerca conforto nel Vaticano e dintorni

Sembra quasi la nemesi della storia: chi è di sinistra e ha a cuore le sorti della pace negli ultimi giorni può trovare nel Vaticano e dintorni un’abbondanza di affermazioni per essere rappresentato. Si leggano papa Francesco e il cardinale vescovo di Bologna Matteo Zuppi e si mettano a confronto le loro frasi con quelle di importanti esponenti del Pd. La differenza si coglie in un attimo.

Scrive Bergoglio: “La guerra non è la soluzione, la guerra è una pazzia, il cancro che si autoalimenta a distruzione e morte. Ogni guerra è una sconfitta della politica, una resa vergognosa alle forze del male. Per fermarla c’è bisogno di dialogo, di negoziato, di ascolto, di capacità diplomatica, di una politica lungimirante che sappia costruire un nuovo sistema di convivenza pacifica non più basato sulla potenza, sulle armi e sulla deterrenza”. Parole sagge. Una precisa visione del mondo. Si può, a sinistra, non condividerle? Parole purtroppo sempre più isolate. Contraddette perfino dalla chiesa ortodossa, ignorate dai governi e dalla politica dell’Occidente, declassate dai media. Perché il potere, e in Italia anche il Pd, sembra aver cancellato, nei fatti, la parola pace per indossare l’elmetto.

Affermazioni a confronto

Il cardinale vescovo di Bologna Mattero Zuppi (foto di Pietro Luca Cassarino, da wikipedia)

Vediamole allora queste parole e queste differenti scelte.

Enrico Letta: “Giusto fornire armi all’Ucraina, Nell’articolo 11 della Costituzione ci sono ragioni che motivano l’intervento di oggi. Siamo perfettamente in linea con la Costituzione italiana ed europea e siamo in linea con i valori più profondi di questo secolo”.

Cardinale Matteo Zuppi: “C’è il problema del diritto dell’Ucraina alla difesa. Ma c’è anche il problema di come si risolve il conflitto. Che è il vero problema. Per farlo occorre capire la storia, le occasioni perdute, da dove viene questa violenza, come sanare le ferite di oggi. Ripartire dagli accordi di Minsk, ricostruire un clima di sofferta fiducia: è l’unico modo. O c’è solo la patologia dei torti subiti, dei patti non rispettati e quindi delle vendette, degli odi e delle nuove ferite di oggi”.

Letta: “Noi siamo con la resistenza ucraina senza se e senza ma”. “Da Zelensky ho sentito parole forti, coinvolgenti, emozionanti. Parole che chiedono maggiore responsabilità da tutti noi”.

Zuppi:  “Le scintille di guerra, addirittura riguardanti il nucleare, ci devono attivare. Se c’è un fuoco va spento con l’unico modo che è il negoziato. Occorre un vero negoziato, che non c’è senza qualche sacrificio, compromesso e qualche passo indietro per il bene della gente, per fermare il conflitto”.

Letta: “Tutti si chiedono se Putin sia sano di mente”.

Zuppi: ““Il Papa usa un’espressione intelligente, che purtroppo è stata profetica: la terza guerra mondiale a pezzi. Ogni pezzo, tanto più questo che coinvolge una potenza mondiale, ci coinvolge. La verità è che c’è una certa ipocrisia: nel Donbass la guerra c’era da diversi anni e abbiamo accettato fosse a bassa intensità. Non ce ne siamo interessati prima e adesso ne paghiamo le conseguenze. Si può forse discutere se la Russia avesse qualche ragione, ma ora le ha perse tutte perché è un massacro e basta”.

Enrico Letta

Letta: “Le sanzioni metteranno in ginocchio Putin e la Russia di Putin, sono sicuro di questo, ma bisogna che gli europei si assumano responsabilità di dare risposte ancora più forti”. “Quante Bucha devono accadere prima di passare a un embargo totale di petrolio e gas alla Russia? Il tempo è finito”.

Zuppi: “Le frontiere e i nazionalismi possono essere una trappola mortale. Serve amore per la patria e proporzionalmente amore per la casa comune del mondo”.

Si chiedeva l’altra sera a “diMartedì” Pierluigi Bersani: “A poco a poco sta venendo fuori la convinzione (Biden, Von Der Leyen, Borrel, Draghi, Letta) che si fa la guerra finché non c’è un vincitore e un vinto sul campo”. E ammoniva: “Si diano una regolata (i guerrafondai). Noi cosa vogliamo fare? La vogliamo fermare questa guerra? Noi, Italia, Europa, Stati Uniti, siamo s’accordo?”. Si potrebbe obiettare che anche Bersani ha votato per l’invio di armi all’Ucraina. Ma ora la vicenda ha preso decisamente una piega diversa dall’inizio del conflitto. Biden ha annunciato armi a Zelensky per tre miliardi di dollari, non solo per difendersi, ma d’attacco: elicotteri, artiglieria pesante, carri. E sembra crescere nell’amministrazione americana la convinzione che un’Ucraina ben sostenuta dall’Occidente (e in camuffa dalla Nato) può vincere la guerra con la Russia, che si può farla finita una volta per tutte con il nemico storico, che Putin può essere rovesciato. Questo mentre la Germania, dopo ottant’anni di penitenza, torna a riarmare, così come Polonia, Romania, i paesi baltici, e mentre Finlandia e Svezia chiedono di entrare nella Nato.

L’opinione pubblica sembra avere le idee chiare

Quindi no, non sembra proprio che la vogliamo fermare questa sporca guerra. Non la vogliono fermare gli Usa e nemmeno i governi Ue, con l’eccezione forse di Germania e Francia che sembrano aver ben compreso come gli interessi americani siano opposti a quelli europei. A differenza però dei loro popoli. Le persone normali, infatti, chiedono sempre più la trattativa, il cessate il fuoco, il compromesso possibile. Stanno col Papa e con Zuppi. Lo certifica l’ultimo sondaggio di Pagnoncelli. Nonostante la grancassa mediatica pro Zelensky e guerra alla Russia, solo il 24% degli italiani è d’accordo di inviare ancora armi all’Ucraina, mentre il 62% vorrebbe alleggerire il sostegno militare a Kiev e trovare così la strada per riaprire il dialogo con Mosca. Non è il né né (né con Zelensky né con Putin). E nemmeno una sorta di scongiuro o di tifo pro resa del paese invaso: arrendetevi che così torna la pace e noi ci salviamo. E’ solo buon senso popolare. Il timore, fondato, che l’escalation (militare, politica, mediatica) porti dritto dritto dove si dice di non voler andare: alla terza guerra mondiale e nucleare.