Guai ai migranti:
la “coerenza”
dei 5 Stelle

Ah, ecco: ora ci si impantana, nella maggioranza, sulla revisione in teoria sostanziale dei provvedimenti adottati con atto trionfante dal precedente governo sotto il titolo di “decreto sicurezza”. Sempre lo stesso presidente del consiglio, tanto per non privarci delle emozioni più forti. Quello che difendeva il valore storico di una stretta disumana sui migranti, in coda ai deliri anti-ong di Di Maio e ai tentativi dei cinque stelle di non lasciare a Salvini la bandiera della diffidenza verso i diseredati della terra.

Lo stesso Conte che ora apre ufficialmente ad una fase di revisione, sapendo che la decisione metterà in subbuglio proprio i cinque stelle. Infatti, rifiutano l’approccio al problema con vario stile, mentre qualcosa si agita davvero al loro interno. Sostengono, ad esempio, che il Parlamento è già intasato a causa del virus, e che si costringerebbe l’aula ad uno sforzo insostenibile. Nuova grande coscienziosità per chi voleva scoperchiare quell’aula come una scatoletta di tonno. Ma son battute ormai consumate. Son più espliciti quando praticamente chiedono che non sia cancellata la storia, anche quella delle “cazzate” che si sono orgogliosamente intestati. Cioè, piacerebbe a loro che qualunque cosa uscisse da questa “demolizione”, con il loro apporto, non fosse in grado di testimoniare la loro inversione a U. L’ennesima, ma pazienza. Non vogliono che per la strada la gente dica loro: “Bel lavoro, ragazzi, grande coerenza, scusa se rido…”. E questo è comprensibile, è umano, oltre ad essere, sulla carta, perfino divertente, nessuno vorrebbe finire così. Quindi, che i Cinque stelle le provino tutte pur di non finire alla berlina un’altra volta, si può ben capire, è puro istinto di sopravvivenza.

L’anima di una politica

Tuttavia, a questo gioco in cui contano tensioni così radicali e decisive – niente è più importante della sopravvivenza – si sacrificano un paio di punti di merito. Il primo è l’anima di una politica, la radice, il suo livello più profondo: il modo in cui affronti la questione dei migranti racconta di che pasta sei fatto al di là delle superfetazioni temporanee, dice se basi il tuo agire su un’apertura o su una chiusura, su una generosità larga o sui sistemi di difesa di un’identità semplice, o meglio “semplificata”. Sapere se sei in grado di lasciare cuocere per giorni infiniti, al sole, su una bagnarola centinaia di esseri umani in fuga dalla morte e dalla fame, oppure se un’immagine di questo tipo è per te rivoltante, è decisivo per chiunque, figurarsi per chi ha responsabilità politiche ampie, di governo addirittura.

Salvini ha detto da che parte sta in questa valle di lacrime. Lo ha fatto, per servire i suoi comodi elettorali. I cinque stelle si son sdraiati sulla decisione di minare con multe enormi il lavoro di salvataggio portato avanti soprattutto dalle Ong e non hanno mostrato reazioni se non epidermiche alla nuova durezza complessivamente santificata dal decreto. Non hanno mosso un dito quando è partita la campagna tremenda di denigrazione ai danni di un grande uomo di questa nostra storia recente, il sindaco di Riace Domenico Lucano, simbolo di una pratica dell’accoglienza possibile, umana e ragionata. Il loro cuore non soffriva davanti ad uno spettacolo che feriva intanto qualunque umano di buona volontà. Il loro cuore dev’essere come, secondo loro, il Parlamento:molto occupato, troppo per potersi accollare pensieri così complessi e di cui alla gente frega nulla…

Quando Lucano era stato arrestato, il cuore di Di Maio se l’era sentita di commentare che è meglio “evitare di enfatizzare dei modelli che poi vengono arrestati”. Troppo occupato? Ma no! In questa battuta, in questo ghigno c’è più di un giudizio su quel che stava accadendo, Di Maio dice di sé, della sua cultura politica e soprattutto da che parte sta. E uno come Di Maio dovrebbe accettare di ammettere che non aveva ben capito di chi si stesse parlando? Che pensava si chiacchierasse di un boss della mafia finito in manette? Certo, accreditato da suoi precedenti potrebbe ben farlo, ma….Il secondo punto è la maggioranza di governo. Qui, è non è la prima volta, si giocano i destini di questa maggioranza, e siccome nessuno, sembra, vuole la crisi qui e ora, ecco che il tempo fino a quando si chiuderà il fascicolo verrà speso nel tentativo di non far fare brutta figura ai cinque stelle, aggiustando, limando, presentandola bene, insomma…

Istinto di sopravvivenza

Quindi, nell’atteggiamento dei grillini c’è, per forza di cose, molta moina imposta, si è capito bene, dall’istinto di sopravvivenza più che da ragioni squisitamente politiche. Per questo motivo, implorano i compagni di schieramento affinché la revisione del decreto slitti a dopo l’estate, quando il paese sarà nella friggitrice per via del collasso generalizzato del mercato del lavoro che oggi a ragione si teme. Così che la voglia matta di cancellare quella vergogna di misure vada a farsi benedire per sempre diluita nel frastuono generale. Pd, Leu e Italia Viva non sembrano disposti a lasciar cadere. Anche loro sanno che non si potrà arrivare ad elezioni senza perdere la faccia per aver percorso una legislatura lasciando intatto quel decreto. Ma nel caso non si tratta di articolare una posizione che ti metta al riparo dalla pioggia, solo quando piove, bensì della testimonianza che il grande elettorato di centrosinistra pretende costantemente in materia di fondamentali etici prima che politici, radici sulle quali non si tratta.

Ecco che la battaglia si fa sul calendario dei lavori parlamentari, mentre la ministra Lamorgese elabora un sistema di rettifiche capace di garantire ai cinque stelle una caduta sul morbido, dopo un primo incontro finito male. A quanto sembra, se ne discuterà ancora il 30 giugno. Non si può negare, in definitiva, che quelli del M5S non nascondano ciò che sono e che desiderano. Lo si era ben capito anche in occasione della parziale sanatoria, per fortuna passata, dei migranti occupati nel lavoro di raccolta nei campi, nelle aziende agricole. Lì si trattava di dare finalmente visibilità e dignità e diritti ad una massa considerevole di esseri umani trattati come schiavi con la complicità di uno Stato che si rifiutava di prendere atto di una realtà ben matura, e cioè che durante il lockdown mangiavi solo perché c’erano loro che tiravan su pomodori e zucchine senza alcuna garanzia civile. Su questo si può soprassedere, avevano deciso in quella casa politica: tanto che la vicenda si è giocata tutta su questa pendenza, e cioè che fosse dipeso da loro, i cinque stelle, quei signori nei campi potevano continuare ad essere pura carne da macello, con la cucina del Parlamento così già intasata di lavoro. Una ennesima, ma giustificata, frustata alla maggioranza e al governo, abbastanza intollerabile, ma questo è il gioco e questi i giocatori, non puoi inventarne di adatti a te.

Così, ti porti a casa la sensazione che il più grande lavoro di Pd e Leu e Italia Viva, in questi mesi, sia la trasformazione di un partito di destra, i cinque stelle, in una forza di sinistra. Tutto, tranne né di destra né di sinistra.