Grillo, il Megafono
si è perso
nel traffico di influenze

Deciderà la magistratura se Grillo si è comportato da birbante birichino o se invece abbia commesso un reato. Per cui, si può anche dedicarsi alla lettura della complessa sceneggiatura che ha fin qui convinto i giudici a valutare i fatti in questione: una storia di soldi, prestazioni, favori, promozioni e accordi che intreccian gli interessi di gruppi privati, la politica e gli interessi più generali del paese. Questo quadro non è smentibile: fatti, carte, documenti, registrazioni mostrano che questa relazione c’è stata, la notizia è questo fondale niente brillante che ora interessa da vicino Grillo, il Savonarola anti-casta, l’uomo che voleva scoperchiare il “verminaio”, farla finita con le furbizie
parlamentari, con la corruzione di sistema.

Un armatore, Vincenzo Onorato, versa soldi su base contrattuale a Grillo, gli chiede pubblicità negli spazi del Blog presentato con enorme orgoglio come il solo terreno di comunicazione non toccato dalla corruzione e dal veleno dei centri di potere. Poi, lo stesso imprenditore chiede al leader storico dei Cinque Stelle di dargli una mano a proposito di due fronti che hanno estremo bisogno della politica: gli sta a cuore, infatti, che siano prorogate, dallo Stato, le concessioni relative alla copertura delle tratte di navigazione già servite dalla sua “Moby spa”, mentre si procede verso la loro chiusura in vista di nuove gare d’appalto. Inoltre, si premura di far pressione affinché i Cinque stelle si muovano in Parlamento in favore di benefici fiscali a vantaggio delle navi che imbarcano personale italiano. Mentre ospita nel suo verginale blog pezzi redazionali di “Moby”, Grillo, questo è certo, trasferisce al suo gruppo parlamentare il succo di quelle pressioni, in qualche modo le fa proprie. Qualunque sia il risultato di questa sollecitazione più che autorevole, il vecchio “Megafono” dei cinque stelle ha smistato tra i banchi del Parlamento quella richiesta venuta da un soggetto privato che intratteneva con lui un rapporto economico ben remunerato e continuato nel tempo.

Vincenzo Onorato con Beppe Grillo

Che significa? Di nuovo: non sarà facilissimo per la magistratura muoversi nel terreno giudiziariamente nebbioso del “traffico di influenze”… ma la dinamica, ben testimoniata, dell’operazione è chiara ed ha una potente rilevanza politica poiché dimostra che anche Grillo era disposto a mangiarsi Cappuccetto Rosso. Lui, che per tanti anni davanti al grande pubblico ha indossato quel Cappuccetto e la cesta di fragole. Vuol dire che mentre dalla piccionaia tirava uova marce addosso agli interpreti della scena, accusati di recitare, di essere doppi, proprio lui stava recitando una parte, la stessa? Questo quadro non ha bisogno di tribunali e condanne per essere apprezzato, ha una sua valenza discretamente auto-sufficiente. E deludente: perché niente annoia quanto la scoperta della gaglioffaggine segreta di un radicale moralizzatore, è un pendolo fin troppo facile e si è mediamente tentati dal desiderio che il film non finisca sempre allo stesso modo. Anche per evitare – tutti noi – l’implacabile retorica riservata alla celebrazione di un buonsenso – sono tutti uguali e i peggiori son quelli che giudicano gli altri – anche in questa vicenda trionfante.

Dabbenaggine

Non può essere sempre la stessa storia per chiunque. Ma per Grillo sì, purtroppo. Da dove gli veniva questa magnifica sensibilità rispetto alle questioni della navigazione nelle nostre acque – sai cosa gliene frega – e dei marinai italiani? Da un danaroso cliente bene immerso in questi argomenti per interesse diretto, che provvedeva legittimamente a dare soldi a tutti, o quasi. Viene da riflettere anche sulla forza dell’autonomia culturale di Beppe Grillo, o se vogliamo sulla sua dabbenaggine, nel caso avesse sensibilizzato il suo gruppo parlamentare in merito a direttrici di marcia delle quali, dopo averne parlato con il cliente, si scopriva convinto tifoso. E forse è andata proprio così…dev’essersi convinto che bisognava seguire quel tracciato, benché malizia preferirebbe fiutare in quel gesto la risposta quasi da sportello ad una richiesta ben pagata.

Insomma, nella versione “buona”, Grillo crede alla “bontà” delle sue mosse e contemporaneamente scopre, sempre davanti al pubblico, qualcosa della sua intimità che arricchisce la sua umanità mostrandone la fragilità. Uno gli spiega una cosa e lui ci crede, se ne innamora, lui “la vede” davanti a sé… Come quando si innamorò dell’Iran – che è posto strepitosamente bello nonché abitato da milioni di splendidi, civilissimi cittadini purtroppo mortificati dagli integralisti al potere – per affermare, positivamente appassionato, che lì le donne avevano un ruolo centrale e che le cose andavano abbastanza bene, mentre le donne entravano a frotte nelle carceri per uno “starnuto” e il leader di allora si mostrava davvero pochissimo democratico nonché convinto antisemita. Una benevola visione del regime confortata con ogni probabilità dalla famiglia della moglie il cui padre era un grande imprenditore iraniano. Altra immagine mutuata, fatta propria, issata come bandiera. Ma si può espellere con ignominia dal Movimento Cinque Stelle una donna che ha avuto l’impudenza di accettare l’invito di uno studio televisivo – è accaduto a Federica Salsi – rimproverandole in pubblico di aver ceduto al suo “punto G”, e allo stesso tempo mettere il M5S, e il Parlamento, a disposizione di un suo cliente che alimenta un contratto anche con la Casaleggio associati?

Fragile e autoritario

Grillo può. E’ in grado di istituire un “distanziamento” niente sanitario per tener separati i suoi dal marciume del mondo là fuori, di mettere alla gogna i giornalisti che non gli piacciono perché fanno il loro mestiere e di non dire neppure una parola ai suoi sul suo comportamento, indipendentemente dal corso giudiziario della vicenda. Fragile quanto autoritario. E anche dentro il M5S lo hanno capito in molti che, pure, ora lo difendono con enorme, sospetta serenità: lo difendono, a cominciare da Toninelli, uno dei riceventi l’indicazione “marittima”, come fosse un cadavere politico al quale comunque si deve qualcosa in un momento tanto triste. Di quella fragilità avevano avuto notizia imbarazzante in una altrettanto triste occasione, quando il figlio era stato rinviato a giudizio per violenza sessuale. Lì, Grillo aveva lasciato gli ormeggi e si era scagliato contro tutto e tutti con un video tremendo, non era solo un padre che reagiva ad una notizia nera relativa a suo figlio, negando ogni “centralità” – per restare in un tema suo – alla sofferenza della donna, della vittima, era un padre fragile, incapace di gestire la propria fragilità.

Ai funerali non si grida

Perché Toninelli non grida? Perché tutti gli altri non gridano all’ignobile attacco al cuore del sistema Cinque Stelle, alla mascalzonata commessa ad orologeria dalla magistratura ai danni del fondatore del Movimento, fino a poco tempo fa il personaggio italiano più potente della scena politica e istituzionale? Perché invece, come intervistati da conoscenti a un tè, si limitano a scommettere che Grillo riuscirà a dimostrare la sua estraneità ai fatti, poiché è impossibile che abbia commesso quei reati?

Danilo Toninelli

Ma il sistema non era marcio e corrotto? Allo stesso modo, perché nessuno dice chiaramente: in queste condizioni, è meglio che Grillo si faccia da parte e smetta ogni rapporto di potere con il M5S, almeno fino a quando le sue responsabilità saranno o no certificate dal tribunale? Perché ai “funerali” non sta bene alzare la voce?

Grillo si spegne, il ricordo del “megafono” oggi accende solo vaghi sensi di vergogna per la scempiaggine gioiosa con cui sono stati accolti in passato i segni – megafoni, passamontagna, tute da sub, risibili anche allora – di quel potere assoluto, divorante che ha sempre impedito ai cinque stelle di capire davvero chi fossero e cosa volessero, di avere una classe dirigente all’altezza. A proposito: Di Battista fa il guerrigliero non-M5S anti-sistema e intanto fa il bravo con Salvini, Di Maio è in piena campagna elettorale interna. Ha capito che Grillo è finito – o quasi, magari risorge ma solo perché siamo in Italia – ha preso, umanamente, gusto al potere e dopo aver fatto il ministro di questo e di quello perché non prendersi ciò che resta del Movimento? Ai danni di Conte, ovviamente, che già traballa forte mentre si dà da fare per tenere assieme con scarsa fortuna i pezzi e i gruppi parlamentari. Che forza avrà, in questo contesto, il ruolo dei cinque stelle nella individuazione di un nuovo Presidente della Repubblica? Vien da concludere che tutto si paga, ma sappiamo che non è vero. Può essere, càpita. Ma non si costruisce un partito, un movimento, senza mattoni ideali con la sola fede in un potere.