5 Stelle, in onda
la telenovela della noia
e dell’ipocrisia

Comunque andrà a finire, questa infinita telenovela pentastellata tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte ha già battuto tutti i record di noia e di ipocrisia. Telenovela in senso letterale, con tanto di “maratona straordinaria” sulla rete tv a lungo amica, neanche stesse intervenendo Biden per dichiarare guerra alla Cina. E anche questa la dice lunga sull’autoreferenzialità di certo giornalismo nostrano (tutt’altro che marginale, purtroppo), il più contiguo al palazzo e al tempo stesso il più incline a interpretare i vizi del populismo.

Visto dal di fuori, il duello a 5 Stelle ha molti aspetti surreali. Da una parte Beppe Grillo, ovvero l’incarnazione stessa del populismo, assai prima di Salvini e Meloni, il comico dalle battute sempre meno divertenti, fautore quasi all’estremo della democrazia diretta, tranne che a casa sua. La sua carica di Garante è a vita, come nelle peggiori autocrazie asiatiche o dell’Est europeo. Eppure politicamente non è uno sprovveduto, se è vero che le più recenti svolte del Movimento 5 Stelle, quelle che ancora lo tengono in vita, sono state partorite e imposte proprio da lui: prima il ribaltone da Salvini al Pd che diede vita al governo giallorosso, poi il via libera al governo Draghi mentre gran parte del gruppo dirigente gridava al golpe contro il loro premier.

Dall’altra parte c’è appunto Giuseppe Conte. Ha condiviso la prima svolta grillina, anche perché lo teneva saldo a Palazzo Chigi, ha mostrato parecchia freddezza rispetto alla seconda che lo allontanava probabilmente per sempre. Non a caso non nasconde la propensione a cavalcare alcune battaglie di retroguardia, come quella contro la riforma della giustizia, fondamentale per il successo dell’esecutivo e del Recovery Plan. Gode di una misteriosa popolarità in certa sinistra, lui che non rinnega il governo con Salvini, quello della guerra ai migranti e poco altro e continua a rivendicare un “populismo gentile” che non ha niente a che fare con la rotta della sinistra, almeno in Europa.

In mezzo c’è la politica che impone di fare i conti con l’uno o con l’altro – o più probabilmente con l’uno e con l’altro – quando si tratterà di fare le alleanze alle prossime elezioni politiche per arginare i sovranisti. Non un compito invidiabile, ma del resto – come dicevano i vecchi socialisti – “la politica è sangue e merda”. Ma almeno, risparmiamoci le maratone tv. Le alternative televisive sono tante e infinitamente più appassionanti: lo sport, qualche serie TV, un vecchio episodio del tenente Colombo.