Gramsci, Togliatti, Berlinguer: icone che l’arte non ha saputo raccontare

Tre grandi leader hanno segnato la storia della sinistra, del Pci e dell’Italia: Gramsci, Togliatti e Berlinguer. La loro storia, le loro diverse personalità e i differenti stili di leadership ci sono stati raccontanti dalla politica, dalla critica marxista, dagli storici e dai politologi. Molto meno lo hanno fatto cinema, letteratura, arti figurative. O per lo meno, vi abbiamo prestato una minore attenzione, quasi che un’indagine delle arti nel pubblico e privato dei tre grandi leader intaccasse la “sacralità” delle loro figure e l’identificazione militante di milioni di persone. Chi non ricorda gli immensi funerali di Berlinguer e lo storico affacciarsi del leader fascista Almirante alla camera ardente per rendere omaggio a un avversario irriducibile eppure rispettato? O il fiume di persone che accompagnò il funerale di Togliatti? O la vita di Gramsci in carcere, la nascita del quotidiano l’Unità, i sempre attuali Quaderni?

Cosa di queste vite è stato ri-raccontato dal cinema, dagli sceneggiati e poi dalle fiction, persino dalle canzoni o in un dipinto? Ne scrive Ivano Azzellino, giovane studioso la cui famiglia paterna è cresciuta nel cuore del quotidiano l’Unità.

In Gramsci, Togliatti, Berlinguer. Tre idee per il cinema e la letteratura (tab edizioni, 2022), con prefazione di Walter Veltroni e postfazione di Nora Moll, Azzellino compie un’indagine minuziosa a partire dai documentari sin qui prodotti di cui uno, su Berlinguer, porta la firma di Veltroni stesso. Una certa notorietà ha avuto anche Antonio Gramsci. I giorni del carcere realizzato dal documentarista Lino Del Fra nel 1977. La tv ha creato prodotti di qualità, spesso dimenticati come lo sceneggiato televisivo su Gramsci che ha il volto di Riccardo Cucciolla. Di Togliatti il cinema ha ricordato soprattutto i suoi funerali e la grande partecipazione popolare raccontata, indirettamente, anche da Paolo e Vittorio Taviani in I sovversivi, mentre il pittore Renato Guttuso ne ha immortalato la partecipazione popolare in I funerali di Togliatti, attualmente conservato al MAMbo di Bologna. Va detto, però, che la figura di Togliatti è forse quella che ha attratto meno le arti. Non così Berlinguer a cui persino la canzone, da Antonello Venditti ai Modena City Ramblers, ha donato un volto popolare.

Pagine fondamentali

Sta di fatto che attraverso soprattutto il cinema, il racconto di queste tre vite ha significato ripercorrere pagine fondamentali della storia d’Italia che Ivano Azzellino mette in fila: “La Prima guerra mondiale, il ventennio fascista, la Seconda guerra mondiale, la fine della Monarchia e la nascita della Repubblica, il boom economico, il terrorismo, gli anni di piombo e le Brigate Rosse”.  Si tratta di racconti di vita quasi sempre rispettosi, così diversi da quelli che la settima arte ha fatto di altri leader, dal Craxi di Hammamet al Giulio Andreotti di Il divo. Non solo cinema, tra l’altro: c’è la poesia di Pier Paolo Pasolini dal titolo Le ceneri di Gramsci o la recente opera teatrale Un Gramsci mai visto di e con Angelo D’Orsi e molto altro.

Interessante anche l’ottica con cui Ivano Azzellino guarda alla produzione culturale per analizzare e raccontare la complessa rete di rapporti e di egemonie che il Pci aveva intrecciato con il mondo dell’intellighenzia. Così questo suo libro diventa un viaggio intenso e appassionato nel mondo pubblico e nel privato di leader amati e rispettati che hanno fatto la storia del Novecento.

“Gramsci, Togliatti, Berlinguer. Tre idee per il cinema e la letteratura” di Ivano Azzellino, (tab edizioni, 2022)