Le scuole italiane
all’estero sono
senza docenti di ruolo

Come accade nelle scuole del Paese, anche (se non peggio) negli istituti scolastici italiani all’estero ancora mancano – a metà dell’anno! – gli insegnanti di ruolo che dovevano prendere servizio a settembre dell’anno scorso. Tra i casi segnalati dalle associazioni dei genitori ci sono, in Francia, quello del liceo internazionale Honoré de Balzac di Parigi, quello della sezione italiana della Cité scolaire internationale di Lione, e le sezioni italiane delle scuole internazionali di Sophia Antipolis-Valbonne. Stesse situazioni sono segnalate a Bruxelles, in Germania, ecc.

Eppure, rispetto al ben più numeroso corpo insegnante in Italia, si tratta di un numero (607 posti) relativamente modesto di personale docente: 210 nelle scuole statali, 30 nelle paritarie, 94 nelle sezioni italiane presso scuole straniere, bilingui o internazionali, 3 su cattedre miste, 143 nei corsi universitari e 127 sui lettorati, oltre a 46 dirigenti scolastici e a 21 amministrativi. In più 116 docenti italiani nel contingente delle scuole europee.

Passaggio di consegne

Perché dunque questo accade, perché vuoti ovunque da un capo all’altro non solo dell’Europa ma di tutti i continenti? Accade per un pasticcio (frutto di gelosie? di primazie? di assurde rivendicazioni di competenze?) determinato dall’applicazione di un decreto legislativo del 2017 (il n. 64) che ha sancito il passaggio dagli Esteri alla Pubblica istruzione del compito di emanare i bandi per la formazione delle graduatorie del personale scolastico da inviare all’estero. In pratica la gestione del contingente scolastico all’estero è suddiviso tra due ministeri con le conseguenze patite non solo dagli studenti ma anche dall’immagine dell’Italia che, proprio nel campo della lingua e della cultura italiana, dovrebbe trovare una delle chiavi più efficaci della sua proiezione nel mondo.

Intendiamoci, vero è che per un verso (l’insegnamento) è di competenza dell’Istruzione, e che la destinazione all’estero è compito degli uffici della Farnesina. Ma la sinergia tra le due competenze non ha sin qui funzionato.

Già, perché gli Esteri avevano acquisito nel tempo una notevole professionalità in materia, non solo gestendo (ed è competenza assolutamente propria, senza dubbio) le nomine e l’organizzazione degli Istituti italiani all’estero nelle principali capitali del mondo ma anche tutta la più generale pianificazione dell’insegnamento all’estero. E non è cosa da poco. Oggi funzionano 8 istituti statali omnicomprensivi con sedi ad Addis Abeba, Asmara, Atene, Barcellona, Istanbul, Madrid, Parigi e Zurigo; 43 scuole italiane paritarie (la maggior parte costituita da istituti omnicomprensivi) sparsi per tutti i continenti, persino in Oceania; 7 sezioni italiane presso scuole straniere, bilingue o internazionali di cui 63 nella Ue, 13 in paesi non Ue, 1 nelle Americhe, 2 in Asia e Oceania; e infine due scuole non paritarie a Smirne e a Basilea. A questa rete si affiancano le iniziative per la lingua e la cultura italiana all’estero e i lettorati d’italiano presso le Università straniere.

Trentamila studenti

Attenzione, ora, alla portata del problema: sono circa 30mila gli alunni che frequentano queste scuole, e la presenza (in più) di studenti stranieri è molto elevata. Si tratta dunque di un vivaio che va coltivato intensamente non solo perché i bambini e i ragazzi italiani che vivono e studiano all’estero siano adeguatamente assistiti ma anche per affermare e sviluppare la conoscenza del sapere italiano all’estero, di cui c’è gran fame ovunque. E’ magari anche una moda, ma serve.

Da qui la necessità e l’urgenza di riconsiderare la scelta della suddivisione delle competenze tra due ministeri. Certo, l’art. 1 del famoso e contestato decreto 64 impone di attuare “un effettivo e sinergico coordinamento tra i due ministeri”, e il comma 2 dell’art. 3 prevede “una cabina di regìa” tra i due ministeri che “assicura, mediante riunioni periodiche, il coordinamento strategico del sistema della formazione italiana nel mondo”. Sinergia, cabina di regìa, riunioni periodiche… Ma il risultato è che a metà dell’attuale anno scolastico, com’era già avvenuto nell’anno precedente, maestri e professori devono ancora, in molti casi, essere scelti e partire…