Governo Draghi, la spaccatura M5S
può cambiare la storia del Movimento:
finisce l’era delle fomule facili?

Silenzio. Tutti i partiti si affrettano a dire la loro sul governo presentato da Draghi al Quirinale, tranne loro, i cinque stelle. Loro zitti per un tempo notevolissimo, quasi una voragine di suspense, in coda alla notizia del giorno. Che accade? Intanto, ecco che il solo cinque stelle a prendere la parola, on line, è uno che dai cinque stelle è uscito poche ore prima, Alessandro Di Battista: “Ne valeva la pena?”, chiede ironico e qui chiude. Una cosa è sicura: il tempo impiegato dai titolari del M5S per esprimersi su una questione che li riguarda così da vicino e in modo tanto bruciante, è inversamente proporzionale al gradimento riservato da quella parte politica alla lista dei ministri di nuovissima scrittura. Difficile smontare questa chiave. Il silenzio è figlio della difficoltà nel trovare una strada, è improbabile che si siano allentati giusto perché stavano alzando il gomito per la gioia. Sono momenti duri per quei parlamentari, stanno cercando di stare a galla e di darsi un senso, impegno che merita rispetto.

Il bivio dei parlamentari: con Grillo o con Di Battista?

Quella lista firmata da Draghi è un buon argomento nei confronti di quanti, Camera e Senato, dubitavano della scelta di andare al governo? Il dato è importante, perché una parte benché minoritaria di quella platea è in bilico, deve decidere che pesci pescare in pochi istanti: con Grillo, Di Maio e Crimi oppure con Di Battista? E il dato della presenza “grillina” nel governo è proprio la pallina che fa rotolare pesi e bilancia da una parte o dall’altra. Dal silenzio iniziale, si può forse intuire che non c’è grande convinzione rispetto al valore di quel dato…

Così, si conta e si conta per capire quanti parlamentari si porterà via Di Battista nell’arco di un paio di mesi… uomo fino a ieri ben sintonizzato sull’onda di Salvini che tuttavia è rientrato nel governo mentre lui sta lì fuori a far gestacci ai suoi ex amici di partito. Assieme a Meloni. L’altra sera, girava la notizia: Di Battista lascia i cinque stelle. Ma le parole dell’ex dirigente di partito in proposito non dicevano vi saluto. Diceva che si metteva da parte, che avrebbe smesso di parlare a nome del M5S, perché proprio non ce la faceva a mangiare quella minestra, non era ancora una rottura definitiva. E anche adesso: se si cercano i modelli di post più battuti nei loro blog a commento di questi fatti ecco che “Di Battista? È uscito per giocare meglio la partita…fra poco sarà pronto a rientrare…” sembra in testa alla classifica. Non credono alla sua “morte”.

Si apre una nuova strada per il Movimento

Ma è l’anima più nera del Movimento di Grillo che per ora getta la spugna, portando con sé quanti nei piani alti del M5S condividono la sua visione “antisistemica-di destra” magari giusto un tot anche “sociale”. Che grosso modo sembrava condividere con Salvini…anzi…e invece ecco che il leone padano se la sbevazza istituzionalissimo brindando al suo ritorno nel governo vestito di colori tenui, pastello, basta coi coloracci pieni e volgari, siamo in Europa! Se Di Battista è un sentimentale soffrirà moltissimo davanti alla sfacciata veronica di quell’impudente di Salvini, passato dall’antieuropeismo della mattina al filo europeismo del dopopranzo. Mentre, e questo è divertente, smoinava davanti a Draghi implorando “Fai di me quel che vuoi ma fammi entrar nel tuo governo”. A occhio, quindi, Di Battista si porterà nel rude campeggio fuori dal governo i “Che Guevara di destra”, i più sportivi, forse non tanti.

Ed ecco che attorno al capo, Grillo, – ricomparso magistralmente in scena dopo lunga e svogliata assenza – il trust di cervelli cinque stelle ormai ben presenti nelle istituzioni può riflettere su come arrangiare il futuro, come cavarsela in assenza di patrimoni intellettuali in grado da far da scoglio di salvezza nella gran bufera della storia… contando finalmente su una sostanziale coerenza della cultura politica interna, del linguaggio. Forse. E forse ora potranno anche riflettere sulla natura, sulla prospettiva, sul senso di quel pezzo di strada compiuta assieme al Pd e Leu, e in fondo è questa la motivazione profonda che ha spinto Grillo a mettersi fervidamente in testa al partito dei governativi. Prova ad illuminare una strada percorribile per chi ha rinunciato a tutti i comandamenti delle tavole, si è contraddetto mille volte, si è smentito negli assunti iniziali, ha accettato insomma un intervento senza anestesia sul proprio corpo mentale in un corso di formazione che pare non abbia mai fine.

Che cosa deciderà di fare Giuseppe Conte?

Non si sono sganciati, non hanno ancora tagliato il cordone, ma questa volta il dio è sceso in terra solo per dare una mano, quella risolutiva, a loro che hanno smesso di credere alle formule facili e che pensavano avesse, appunto, un senso proseguire votando Draghi, con la sinistra, almeno per andarne a vedere le carte. In vista, ci sono le elezioni regionali, spinte in là dalla pandemia, le liste dove e come sarà possibile stringerne di unitarie…chissà che accadrà ma ora, dopo l’esperienza del Conte-due i cinque stelle sanno che il Pd, che Leu sono partner leali e affidabili, gli elementi ci sono ma è tutto da inventare. Dipenderà anche da quello che penserà di sé e del proprio curriculum Conte, il presidente uscente. Tuttavia, il corso delle cose non dovrebbe dipendere da Di Battista e da quelli come lui. I gruppi parlamentari cinque stelle hanno subìto un lento ma sensibile dissanguamento nel corso della loro presenza nelle aule, tuttavia è la prima volta che un pezzo intero lascia il campo. E’ la prima volta che sbatte la porta una delle immagini simbolo di questo fronte politico. Inizia una nuova storia?