Gli studenti manifestano
Gridano al governo:
“Giù la maschera!”

Giù la maschera. Non è questo il cambiamento che vogliamo. L’abbiamo gridato nelle piazze di tutta Italia il 16 novembre. Le manifestazioni, che si sono svolte in molte regioni e grandi città, da Bologna a Trapani, a Firenze, Venezia, Ancona, Perugia, fino a Roma, hanno visto sfilare più di 100 mila studenti. Come mai? Perché siamo stufi di sentirci presi in giro, stufi di una politica che promette il sole ma ci regala solo temporali.
Come Rete degli Studenti Medi e Unione degli Universitari abbiamo chiesto al Governo “del cambiamento” di mettere giù la maschera e invertire la rotta su tutti i fronti: sui fondi in istruzione, ad esempio. Non è accettabile che un giorno ministri e viceministri della Repubblica si riempiano la bocca di investimenti in istruzione e ricerca, che allo stesso tempo il Ministro dell’Istruzione dica che “bisogna scaldarsi con la legna che si ha”, e che pochi giorni dopo saltino fuori 29 milioni di euro di tagli: 14 sulla scuola, 15 sull’università. Ancora paghiamo quelli della Gelmini: cosa è cambiato? Ogni anno paghiamo migliaia di euro in libri, trasporti, materiale. Chi non li ha, lascia la scuola: sono 150mila gli studenti che ogni anno abbandonano. Nelle università continua a esistere il vergognoso status di idoneo non beneficiario alla borsa di studio. Dell’ampliamento della no-tax area, che doveva essere uno dei cavalli di battaglia del Governo del “cambiamento”, è sparita ogni traccia.
Nonostante i tanti annunci alla prova dei fatti ci sono solo tagli sull’Università. Abbiamo chiesto che vengano stanziati subito i 150 milioni di euro mancanti per coprire la totalità delle borse e che venga fatto un piano di investimenti per ampliare la no-tax area a 28.000.
Ci siamo poi mobilitati anche per l’annosa questione del numero chiuso e dell’accesso ai saperi. Il Governo per mesi si è riempito la bocca di annunci e comunicati stampa che annunciavano l’abolizione del numero chiuso alle Università. Mai un parere degli studenti, mai una proposta concreta, mai un confronto con il CNSU. Per superare l’attuale metodo di accesso servono investimenti, che partano dall’orientamento alle scuole superiori fino alle borse di specializzazione medica, e soprattutto serve un confronto vero con gli studenti, che ancora oggi manca.
Vogliamo poi che il Governo metta giù la maschera sull’alternanza scuola lavoro. Cambiare il nome e ridurre le ore non risolverà il problema dello sfruttamento, delle esperienze che non formano e sprecano il nostro tempo. E i 56 milioni di euro “risparmiati” col taglio delle ore, dove finiranno?
Siamo studenti, ma non ci occupiamo solo di temi scolastici: in piazza portavamo anche delle rivendicazioni profondamente sociali, dal razzismo, al lavoro, all’ambiente.
Chiediamo che la si smetta con la propaganda mistificatrice della realtà: giù la maschera sulla sicurezza. La manovra “Scuole Sicure” spaccia per sicurezza l’installazione delle telecamere e i cani antidroga fuori dalle scuole: Salvini forse non si è accorto che a “spacciare morte” gli edifici pericolanti in cui studiamo, che in molte regioni non hanno resistito nemmeno al maltempo di queste settimane, e che scuola sicura è quella che non ci crolla in testa!
Poi c’è il Decreto Sicurezza di Salvini, che fa leva sull’incertezza delle nostre vite per criminalizzare lo straniero e offende il concetto stesso di cittadinanza: oggi, in piazza, abbiamo detto no anche al razzismo mascherato da legge!
Giù la maschera sul nostro futuro. Le mancette regalate alle aziende per assumere laureati “meritevoli” vengono vendute come un’importante misura per contrastare la disoccupazione giovanile, che nel frattempo ritorna pericolosamente a quota 31%.
Il lavoro deve essere un diritto, non un premio. Abbiamo detto basta alla logica della meritocrazia, che non ha fatto altro che creare più disoccupati e precari nel nostro paese. Serve un piano occupazionale che guardi al lungo periodo, e servono diritti e tutele nel lavoro, soprattuto per i giovani laureati.
Infine, abbiamo chiesto che si smetta di giocare col nostro Pianeta. Di Maio e Salvini hanno dato la colpa del disastro ambientale delle ultime settimane alle norme che servono a proteggerci. Noi, invece, vogliamo un mondo diverso: un modello di sviluppo ecologico, distante dal consumo e dal capitalismo, strutture sicure, investimenti per proteggere il pianeta che abitiamo.
* Rachele Scarpa fa parte della Rete degli studenti medi